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mercoledì 28 dicembre 2016

Spazio al tempo


Se è vero che Albert Einstein nella teoria della relatività generale ha immaginato la coincidenza del campo gravitazionale con lo spazio, pensando quindi che il campo gravitazionale non sia diffuso nello spazio, ma coincida con lo spazio, egli ha teorizzato una semplificazione del mondo e della descrizione dello spazio e della materia che contiene: lo spazio non è più diverso dalla materia, ma è una delle componenti materiali del mondo, una entità che ondula e unisce tutta la materia.

Ora, la spiegazione della dimensione spaziale, per quanto ne so, non può essere molto diversa dalla spiegazione del tempo: spiegare il tempo senza utilizzare una categoria analoga, o coincidente, al tempo stesso, non è facile, spiegare il tempo come susseguirsi di momenti vuol dire evocare il tempo, il momento non essendo altro che una piccola porzione di tempo. E così come si spiega la gravità con la materia e quindi lo spazio e la relazione fra gli oggetti con una forza come la gravità, vorrei provare a spiegare il tempo con un'entità diversa, che non sia la semplice materia che ci serve per capire lo spazio, ma sia qualcosa di nuovo e, probabilmente, dovrà essere dinamico.

Ecco allora che mi sembra indispensabile usare qualcosa che sia applicabile al tutto per come lo conosciamo, ed è un tutto in divenire... e noi sappiamo che il divenire è collegato al tempo, ma allora il tempo non collega cose che non divengono - cose immutabili - se l'universo fosse un insieme di oggetti immutabili, non avremmo necessità o capacità, addirittura, ammesso che in quel caso esisteremmo, di pensare o di descrivere la categoria tempo. L'universo invece è un insieme di divenire, è un insieme di eventi che hanno un inizio e una fine, o comunque che hanno momenti di stadi diversi, quindi la materia, nella sua complessità, nelle forme, nelle velocità, nelle energie che esprime, la materia si evolve, quindi realizza eventi.

Un universo immutabile ed immobile potremmo immaginarlo eterno, ma non avrebbe bisogno di tempo perché il prima sarebbe uguale al dopo, il presente sarebbe l'unica dimensione utile alla sua descrizione. Non potremmo distinguerlo, non vi sarebbe nemmeno un essere pensante capace di distinguerlo: il tempo ha le due qualità di essere possibile solo se avvengono degli eventi che mutano ed è indispensabile all'esistenza di eventi perché non potrebbe darsi la contemporaneità di eventi per la stessa materia se non ci fosse il tempo che, perciò, è la possibilità di disporre entro di esso, quindi entro il tempo, una pluralità di eventi. Quindi il tempo ha in questo una caratteristica molto simile al campo gravitazionale: oltre al campo gravitazionale, oltre al campo elettrico, esiste anche un campo temporale che è un flusso che unisce i vari eventi da miliardi di anni fa fino al futuro che possiamo immaginare.

Gli eventi esistono solo nella loro possibilità di disporsi nel campo temporale. Quindi il tempo è il susseguirsi di eventi intesi come stadi di manifestazione e comportamento ed espressione della materia in ogni suo luogo, in ogni sua potenza, attraverso ogni possibile forma.

Così come lo spazio è la possibilità di esistere della materia, così il tempo è la possibilità di esistere degli eventi, quindi del divenire della materia. E questo per me è un traguardo percettivo, prima che riflessivo, di grande momento. Che lo dica anche Kant non riduce l'emozione della scoperta individuale.

Bene, se l'universo è nato, nella porzione spazio-temporale che conosciamo, bene o male, col Big bang, lì e allora sono nati spazio e tempo. Non so (non sappiamo) quanto sia durato lo stallo spazio-temporale, magari un istante, magari prima esistevano un altro tempo e un altro spazio, ma la contrazione gravitazionale che rende difficile pensare ad un'estensione spaziale, rende poco sensato anche pensare ad un'estensione temporale. Come un oggetto lanciato per aria prima di ricadere verso il basso stalla e per un istante non si muove, così fra ciò che era e l'avvio dell'universo che abitiamo vi è stato un momento in cui nulla si muoveva, nemmeno il tempo, e nulla mutava. Tutto avrebbe potuto restare immoto e immutevole, l'ente di Parmenide. Invece è ripartito, 13,8 miliardi di anni fa. Tutto ha ricominciato a succedere. E succedere vuol dire susseguirsi, nel tempo, e avvenire, nel campo degli eventi, a dimostrazione di come il tempo non sia altro che il tessuto degli eventi.