di Paolo Solimeno
Chi governerà la magistratura? Nella modifica costituzionale approvata il 30 ottobre 2025 e in attesa del referendum la divisione del Csm attuale in tre distinti organi e l'estrazione a sorte dei componenti, soprattutto dei togati, segnano un attacco diretto e calcolato all'autogoverno della magistratura, presupposto della sua effettiva autonomia e quindi della separazione dei poteri dello Stato. Ci sono altri argomenti validi per contrastare la modifica costituzionale al Titolo IV, cioè per votare No al referendum, ma questo mi sembra il più pesante.
In breve: i nuovi organi rischiano di essere di fatto subordinati alla maggioranza governativa perché i membri saranno nella parte pur minoritaria non-magistrati (avvocati e professori) estratti a sorte, ma da un elenco di sorteggiabili eletto dal parlamento (quindi di fatto dalla maggioranza che sostiene anche il governo), e in parte magistrati estratti davvero a sorte fra Tutti i magistrati (quindi a sorpresa fra 9.000 magistrati).
Le temibili "correnti" della magistratura (quelle del caso Palamara*) forse così spariranno, ma certamente entrerà la politica** a controllare nomine, trasferimenti e procedimenti disciplinari dei magistrati (fra l'altro la modifica esclude la ricorribilità in Cassazione contro la decisione d'appello dell'Alta corte).
Un attacco alla separazione dei poteri: questo è l'obiettivo della riforma Nordio-Meloni: cancellare l'indipendenza della magistratura, uno dei cardini della democrazia costituzionale italiana. L'intervento in dettaglio (cfr. Lorenzo Scarpelli su DGC) consiste a) nella divisione dell'unico CSM attuale in due CSM, uno per i PM e uno per i Giudici, con competenze su cariche, trasferimenti, pareri su ddl riguardanti la giustizia, e un'Alta corte disciplinare e b) nella modifica delle modalità di formazione dei nuovi organi costituzionali (la nuova versione degli art. 104 e 105 cost.). Oggi sono eletti, salvo alcuni membri di diritto, domani saranno diverse le modalità di nomina, i NON TOGATI saranno estratti a sorte da una platea eletta dal parlamento in seduta comune entro sei mesi dall'insediamento; invece i TOGATI saranno estratti a sorte fra tutti i magistrati, pm e giudici, che sono 9.000 circa. Il risultato sarà duplice: solo la componente non-togata (quindi politica) sarà "rappresentativa" di una volontà politica, mentre la togata sarà affidata al caso. Ma vediamo i numeri:
- i due CSM (uno per PM, uno per Giudici) saranno composti da 1/3 di non togati, 2/3 di togati, vincono i togati? No, perché essendo i togati estratti a sorte saranno di qualsiasi orientamento, o di nessuno, quindi prevarrà la volontà politica organizzata dei membri eletti dalla politica (ed estratti sì, ma fra eletti): infatti il voto del parlamento sarà espresso a maggioranza semplice e prevarrà in ogni legislatura l'orientamento politico che sosterrà anche il governo
- 1/3 di "politici" e 2/3 divisi fra vari orientamenti darebbero con alta probabilità ai "politici" la prevalenza nelle decisioni. Sarà la legge ordinaria di attuazione a precisare i dettagli sulla composizione, ma l'equilibrio è dettato in costituzione, quindi ipotizziamo un CSM composto da 30 membri, 10 politici, 20 magistrati suddivisi, per esempio, in 6 governativi, 6 dell'opposizione radicale, 8 dell'opposizione dialogante: già così l'orientamento politico "filogovernativo" prevarrà con 16 membri su 30; facciamo un'ipotesi più verosimile in cui i membri togati si suddividano a metà, 10 ostili alla maggioranza governativa, 10 tendenzialmente in linea con le posizioni della maggioranza governativa: le scelte dei membri politici avranno 10 voti politici e 10 voti togati a sostegno e prevarranno sempre (ovviamente in situazioni non conflittuali questo pericolo sarà ridotto e gli orientamenti saranno più liberi, ma le costituzioni sono scritte per far reggere i principi di democrazia in situazioni difficili)
- per l'Alta Corte Disciplinare la composizione è di 6 membri non togati (tre nominati dal Presidente della Repubblica, 3 sorteggiati da un elenco votato dal parlamento) e 9 membri togati, quindi 15 membri che non potranno però giudicare in plenum, ma dovranno ridursi in collegi giudicanti di ciascun procedimento di 5 giudici per due vincoli: rispettare il rapporto 6-9, cioè due quinti non togati, tre quinti togati. Il risultato sarà che i membri estratti da una platea di eletti avranno 2 rappresentati in ciascun collegio di 5 e basterà che 1 solo dei membri togati sia della stessa opinione dei non togati per avere la maggioranza "politica", 3 su 5, in ciascun procedimento disciplinare.
Organizzare l'attacco a magistrati scomodi sarà quindi agevole per la politica, almeno se il Presidente della repubblica avrà scelto soggetti vicini al governo. In tale situazione strutturale si può anche ipotizzare una stagione di scarsa conflittualità, essere ottimisti sulle qualità della politica e del PdR per le nomine di sua competenza (ma solo per l'Alta corte disciplinare) e sulle opportunità della magistratura di istruire i propri "rappresentanti" estratti a sorte, ma senz'altro sarà esclusa un'effettiva funzione rappresentativa della magistratura da parte degli organi costituzionali così formatisi e sarà quindi cancellata la loro effettiva funzione di fornire al potere giudiziario un organo di "autogoverno".
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*fra l'altro lo scandalo Palamara fece emergere sì l'invadenza delle correnti nelle nomine dei magistrati, ma soprattutto svelò le pressioni della politica per determinare la nomina dei capi delle procure più importanti, anzitutto quella di Roma.
** l'assetto attuale degli organi di autogoverno della magistratura (un terzo di membri eletti dal parlamento, due terzi di membri togati) diventerà con la riforma spostato verso un maggior controllo politico grazie all'estrazione a sorte che si spiega sopra, quindi non è sufficiente rispettare la "prevalenza" dei togati per garantire l'autonomia: ricordiamo che in Assemblea costituente (https://www.csm.it/portale/web/csm-internet/l-assemblea-costituente con sintesi e tutti gli interventi in argomento all'Assemblea costituente) si arrivò all'equilibrio attuale dopo aver scartato l'ipotesi di maggior autonomia che prevedeva un CSM fatto di soli membri togati. Oggi la destra vuole introdurre una composizione degli organi a cui i costituenti non pensavano nemmeno, tanto è spostata verso la componente politica.