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domenica 22 marzo 2026

Votare No, per convinzione, o per legittimo sospetto. Referendum costituzionale 22-23.3.2026

Non so come andrà, dipende da ciascuno di noi, quindi l'esito è imprevedibile. Ma nel tempo trascorso dall'approvazione parlamentare di una modifica truffaldina della costituzione c'è stata la possibilità di capire e di spiegare che non di separazione delle carriere si tratta, ma di attacco all'indipendenza e all'autonomia della magistratura. 


Una democrazia sana non teme la magistratura che quando è strumento di controllo e repressione in mano all'esecutivo. 


La pretesa del governo di sottrarsi al controllo di legalità è stato il refrain di questi tre anni di governo e la revisione Nordio-Meloni è uno degli strumenti di questo progetto che assomiglia ai propositi di Trump, Orban, Erdogan, Putin: va fermato, abbiamo lo strumento per farlo. 


No Kings!


Credo che ci pentiremmo di non averlo fatto, di aver lasciato passare una truffa inutile agli obiettivi degli onesti fissati con la separazione delle carriere e con il correntismo, utile alla peggior politica. Fermiamoli e da domani prendiamo sul serio la democrazia costituzionale, dalla rappresentatività delle istituzioni al principio d'uguaglianza.

sabato 28 febbraio 2026

Contro la revisione costituzionale della destra. Tre punti critici

di Paolo Solimeno 

28.2.2026

A. Sulla separazione delle carriere. Dopo la riforma Cartabia è sostanzialmente inutile, visto che a) sono già separate le funzioni (si può cambiare da G a PM solo 1 volta entro 9 anni dal concorso in magistratura e cambiando regione, infatti cambiano solo 40 magistrati su 9mila); b) la Corte costituzionale, con la sentenza n. 37 del 2000, presidente (guardacaso) Sebastiano Vassalli, ha detto che in costituzione non c'è alcun vincolo a tenere unite o separate le carriere, oltre alle funzioni*, quindi bastava una legge ordinaria; c) se si vuole rendere il PM meno influente nel processo penale basta cambiare il codice; d) la metà delle sentenze di I grado (dati 2024) finisce con assoluzioni, nonostante che il PM abbia chiesto la condanna, l'altra metà con condanne, dov'è l'accondiscendenza del Giudice verso il Pm? Quindi questa modifica è inutile, un falso obiettivo per mascherare i veri scopi di questo attacco alla democrazia costituzionale.


B. Sull'Alta Corte disciplinare. Oggi la Sezione Disciplinare del CSM è composta da 1 vicepresidente (politico), 1 membro politico e 4 membri togati eletti dai magistrati (art. 1 e 4 L. 195/1958). Questo è conforme all'attuale costituzione che impone che i membri, togati e non, siano eletti e che la proporzione sia un terzo di componenti non togati e due terzi togati.


Con la modifica l'Alta corte disciplinare (organo a sé che svolgerà solo quella funzione e sarà fra l'altro un giudice speciale vietato ) sarà composta da 6 politici e 9 togati estratti a sorte. E se va bene i collegi disciplinari saranno composti da 2 non togati e 3 togati (unica formula che consente di svolgere dentro la stessa corte I e II grado e mantenere la proporzione detta). Quindi sarà quasi scontato avere maggioranze governative dentro l'organo disciplinare. 


A ciò si aggiunge un radicale indebolimento anche dei due CSM creati per svolgere le altre cruciali funzioni "datoriali" (nomine e trasferimenti) che oggi sono svolte dall'unico CSM: anche in questi due nuovi organi i membri togati saranno estratti a sorte alla cieca fra tutti i magistrati e si confronteranno con membri non togati estratti a sorte fra soggetti eletti dal parlamento, quindi scelti dalla maggioranza politica. 


Questo realizza un potenziale controllo politico della funzione disciplinare e delle altre funzioni di governo del rapporto di servizio dei magistrati incompatibile con l'autonomia e indipendenza della magistratura pur predicata anche dal nuovo art. 104 cost. e indispensabile perché sia rispettato il principio di separazione dei poteri. 


C. Questa modifica radicale del Titolo IV, punto cardine del nostro stato di diritto, è stata compiuta d'imperio dall'esecutivo senza neppure ascoltare i tanti interventi di professori di diritto costituzionale nelle audizioni e dei membri dell'opposizione in commissione e in aula. La separazione dei poteri dipende proprio dalla tenuta del Titolo IV che deve essere idoneo a sottrarre i magistrati dal controllo politico. Qui e in parti della costituzione è poi disegnata la sottoposizione del potere politico al principio di legalità e gli atti, anche gli atti politici**, alla verifica di conformità a legge e costituzione. Purtroppo la modifica di oggi sarà affiancata presto dalla scrittura delle priorità nell'esercizio dell'azione penale (ddl 933 Senato) e dalla sottrazione al PM del controllo della polizia giudiziaria, anticamera dell'arbitrio poliziesco, come diceva Luigi Einaudi.


Nel complesso quindi la modifica costituzionale è da respingere perché inutile anche a perseguire i falsi obiettivi dichiarati e consapevolmente dannosa per lo stato costituzionale di diritto, per la democrazia e i diritti di tutti.


* sent. 37/2000: "La Costituzione, pur considerando la Magistratura come un unico "ordine", soggetto ai poteri dell'unico Consiglio Superiore (art. 104), non contiene alcun principio che imponga o al contrario precluda la configurazione di una carriera unica o di carriere separate fra i magistrati addetti rispettivamente alle funzioni giudicanti e a quelle requirenti, o che impedisca di limitare o di condizionare più o meno severamente il passaggio dello stesso magistrato, nel corso della sua carriera, dalle une alle altre funzioni."


** uno dei segnali di autoritarismo è la pretesa di sottrarre gli atti politici, in quanto tali, al controllo di legittimità del giudice ordinario, oltreché al potere di annullamento del giudice amministrativo. Cfr. art. 24 e 113 cost. Eppure questa è proprio la pretesa spesso agitata dalla presidente del consiglio. Enzo Cheli e Paolo Barile indicano in questa pretesa uno dei caratteri dello stato autoritario fascista, v. ad es. C. Cass. sez. un. 20.3.1925 che lo avallò.

domenica 8 febbraio 2026

La separazione di poteri, carriere e cervelli

 Sono sinceramente in imbarazzo per i colleghi avvocati che sostengono la modifica costituzionale perché si sono affezionati alla "separazione delle carriere" e non vogliono vedere cosa davvero apparecchia questa riforma per indebolire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. 


E mi chiedo, per esempio, sulla nuova Corte disciplinare e sul sorteggio:


- se il sistema disciplinare attuale è davvero corrotto come mai i procedimenti disciplinari contro i magistrati finiscono con sanzioni nella metà dei casi? 

-  come mai il ministro della giustizia che ha il potere avvia così raramente l'azione disciplinare e ancor più raramente fa ricorso contro assoluzioni? 

- e se l'estrazione a sorte alla cieca è un sistema che cancella le correnti, come mai non è applicato anche ai membri politici? 

- e se funziona e i magistrati estratti saranno senza macchia, perché sono ridotti rispetto ai politici nella nuova Corte disciplinare? 


Non si vorrà forse che il datore di lavoro controlli davvero, di nuovo, il dipendente pubblico che fa il magistrato? Se è così, Trump e Erdogan sono il nostro modello, la democrazia costituzionale è un'altra cosa. Quello che scrissero i costituenti voleva proprio liberare la magistratura dal controllo governativo che c'era sotto il fascismo.


Purtroppo gli obiettivi sono chiari, limitare il ruolo autonomo della magistratura di applicare la legge in base alla costituzione, del resto Meloni e Mantovano lo dicono ogni giorno, perché inventarsi obiettivi sani che loro stessi negano? Possiamo immaginare con quali intenti scriverebbero le leggi di attuazione.

venerdì 9 gennaio 2026

La fine dell'autogoverno della magistratura?

di Paolo Solimeno

Chi governerà la magistratura? Nella modifica costituzionale approvata il 30 ottobre 2025 e in attesa del referendum la divisione del Csm attuale in tre distinti organi e l'estrazione a sorte dei componenti, soprattutto dei togati, segnano un attacco diretto e calcolato all'autogoverno della magistratura, presupposto della sua effettiva autonomia e quindi della separazione dei poteri dello Stato. Ci sono altri argomenti validi per contrastare la modifica costituzionale al Titolo IV, cioè per votare No al referendum, ma questo mi sembra il più pesante. 


In breve: i nuovi organi rischiano di essere di fatto subordinati alla maggioranza governativa perché i membri saranno nella parte pur minoritaria non-magistrati (avvocati e professori) estratti a sorte, ma da un elenco di sorteggiabili eletto dal parlamento (quindi di fatto dalla maggioranza che sostiene anche il governo), e in parte magistrati estratti davvero a sorte fra Tutti i magistrati (quindi a sorpresa fra 9.000 magistrati). 


Le temibili "correnti" della magistratura (quelle del caso Palamara*) forse così spariranno, ma certamente entrerà la politica** a controllare nomine, trasferimenti e procedimenti disciplinari dei magistrati (fra l'altro la modifica esclude la ricorribilità in Cassazione contro la decisione d'appello dell'Alta corte, in contrasto con l'art. 111 cost.). 


Un attacco alla separazione dei poteri: questo è l'obiettivo della riforma Nordio-Meloni: cancellare l'indipendenza e l'autonomia della magistratura, uno dei cardini della democrazia costituzionale italiana. L'intervento in dettaglio (cfr. Lorenzo Scarpelli su DGC) consiste  a) nella divisione dell'unico CSM attuale in due CSM, uno per i PM e uno per i Giudici, con competenze su nomine, incarichi e trasferimenti, e un'Alta corte disciplinare e b) nella modifica delle modalità di formazione dei nuovi organi costituzionali (la nuova versione degli art. 104 e 105 cost.). Oggi sono eletti, salvo alcuni membri di diritto, domani saranno diverse le modalità di nomina, i NON TOGATI saranno estratti a sorte da una platea eletta dal parlamento in seduta comune entro sei mesi dall'insediamento; invece i TOGATI saranno estratti a sorte fra tutti i magistrati, pm e giudici, che sono 9.000 circa. Il risultato sarà duplice: solo la componente non-togata (quindi politica) sarà "rappresentativa" di una volontà politica, mentre la togata sarà affidata al caso. Ma vediamo i numeri: 

- i due CSM (uno per PM, uno per Giudici) saranno composti da 1/3 di non togati, 2/3 di togati, vincono i togati? No, perché essendo i togati estratti a sorte saranno di qualsiasi orientamento, o di nessuno, quindi prevarrà la volontà politica organizzata dei membri eletti dalla politica (ed estratti sì, ma fra eletti): infatti il voto del parlamento sarà espresso a maggioranza semplice e prevarrà in ogni legislatura l'orientamento politico che sosterrà anche il governo 

- 1/3 di "politici" e 2/3 divisi fra vari orientamenti darebbero con alta probabilità ai "politici" la prevalenza nelle decisioni. Sarà la legge ordinaria di attuazione a precisare i dettagli sulla composizione, ma l'equilibrio è dettato in costituzione, quindi ipotizziamo un CSM composto da 30 membri, 10 politici, 20 magistrati suddivisi, per esempio, in 6 governativi, 6 dell'opposizione radicale, 8 dell'opposizione dialogante: già così l'orientamento politico "filogovernativo" prevarrà con 16 membri su 30; facciamo un'ipotesi più verosimile in cui i membri togati si suddividano a metà, 10 ostili alla maggioranza governativa, 10 tendenzialmente in linea con le posizioni della maggioranza governativa: le scelte dei membri politici avranno 10 voti politici e 10 voti togati a sostegno e prevarranno sempre (ovviamente in situazioni non conflittuali questo pericolo sarà ridotto e gli orientamenti saranno più liberi, ma le costituzioni sono scritte per far reggere i principi di democrazia in situazioni difficili) 

- per l'Alta Corte Disciplinare la composizione è di 6 membri non togati (tre nominati dal Presidente della Repubblica, 3 sorteggiati da un elenco votato dal parlamento) e 9 membri togati, quindi 15 membri che non potranno però giudicare in plenum, ma dovranno ridursi in collegi giudicanti di ciascun procedimento di 5 giudici per due vincoli: rispettare il rapporto 6-9, cioè due quinti non togati, tre quinti togati; consentire di fare appello davanti a un collegio diverso dal I grado. Il risultato sarà che i membri estratti da una platea di eletti avranno 2 rappresentati in ciascun collegio di 5 e basterà che 1 solo dei membri togati sia della stessa opinione dei non togati per avere la maggioranza "politica", 3 su 5, in ciascun procedimento disciplinare.


Organizzare l'attacco a magistrati scomodi sarà quindi agevole per la politica, almeno se il Presidente della repubblica avrà scelto soggetti vicini al governo. In tale situazione strutturale si può anche ipotizzare una stagione di scarsa conflittualità, essere ottimisti sulle qualità della politica e del PdR per le nomine di sua competenza (ma solo per l'Alta corte disciplinare) e sulle opportunità della magistratura di istruire i propri "rappresentanti" estratti a sorte, ma senz'altro sarà esclusa un'effettiva funzione rappresentativa della magistratura da parte degli organi costituzionali così formatisi e sarà quindi cancellata la loro effettiva funzione di fornire al potere giudiziario un organo di "autogoverno". 

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*fra l'altro lo scandalo Palamara fece emergere sì l'invadenza delle correnti nelle nomine dei magistrati, ma soprattutto svelò le pressioni della politica per determinare la nomina dei capi delle procure più importanti, anzitutto quella di Roma. 

** l'assetto attuale degli organi di autogoverno della magistratura (un terzo di membri eletti dal parlamento, due terzi di membri togati) diventerà con la riforma spostato verso un maggior controllo politico grazie all'estrazione a sorte che si spiega sopra, quindi non è sufficiente rispettare la "prevalenza" dei togati per garantire l'autonomia: ricordiamo che in Assemblea costituente  (https://www.csm.it/portale/web/csm-internet/l-assemblea-costituente con sintesi e tutti gli interventi in argomento all'Assemblea costituente) si arrivò all'equilibrio attuale dopo aver scartato l'ipotesi di maggior autonomia che prevedeva un CSM fatto di soli membri togati. Oggi la destra vuole introdurre una composizione degli organi a cui i costituenti non pensavano nemmeno, tanto è spostata verso la componente politica.