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lunedì 21 dicembre 2015

Governabilità forzata per una politica piccola piccola

In Italia, secondo i sondaggi, PD e M5S sono sul 30% dei consensi, altri due partiti di destra (frase volutamente ambigua) sommati danno il 25%. Spiccioli a sinistra e altri. Una legge elettorale come la spagnola farebbe probabilmente salire la lega e il piddì, ma nessuno otterrebbe ovviamente la maggioranza da solo. 

La soluzione "Renzi", di cui l'autore si vanta presuntuosamente guardando a modo suo i risultati spagnoli (senza contare che vuol distinguersi da un successo, non da un fallimento: la Spagna ieri ha superato il bipartitismo postfranchista che aveva ingessato la politica spagnola), è quella di falsare il risultato, dando il premio a chi arriva primo, pur restando minoranza: così è fatto l'Italicum, legge fatta per gabbare la Consulta e che si dichiara proporzionale e con collegi piccoli (stretti stretti, direbbe Nilla Pizzi che di spagnola s'intendeva) e con le preferenze, in realtà non è più proporzionale, ma è una lotteria grazie al premio; i collegi piccoli sono un'illusione, visto che il peso dei partiti è determinato dal collegio unico nazionale (e poi il risultato è stravolto dal premio, ovviamente); e le preferenze sono pure un'illusione, essendo bloccati (nominati, quindi) i capilista. Da non dire in giro che i collegi, essendo piccoli, sono tanti. Ed essendo bloccati, sono tanti piccoli collegi bloccati. E quindi tanti capilista nominati.

Questa soluzione da un lato uccide la rappresentanza, il diritto di voto, ma a favore di cosa? Della governabilità? Ma noddavvero! A favore del governo, del potere, che è altra cosa. Si registra già oggi la tendenza dei due "poli" tradizionali a governare insieme (senza elezioni, ma Renzi ne soffre, poveretto) per escludere i terzi intrusi e per non fare nessuna politica incisiva, sia perché centrodx e centrosx condividono le scelte neoliberiste (e Renzi da due anni le segue strenuamente, pur dichiarandosi ad esse alternativo), sia perché, pur di garantirsi la vittoria, i contendenti corrono al centro e trascurano ogni aut-aut, ogni riforma seria che non sia le ormai digerite privatizzazioni e deregolamentazioni osannate dai poteri forti, dai tecnici, odierni oracoli che oltre ad annunciare la crisi, la portano. 

Vista la prova delle grandi alleanze (sia quelle montiane, sia quelle renziane, sia ancora quelle suggerite dalla necessità di garantirsi la vittoria al I turno o al ballottaggio con l'Italicum, la legge anti-grillo) credo che avremmo leggi o riforme ben più sensate se fossimo in una situazione di "ingovernabilità" con il PD che, anziché fare quel che gli pare, dovesse convincere l'alleato della bontà di una riforma.

martedì 24 novembre 2015

Ricorsi contro l'Italicum di Renzi: presentato anche a Firenze oggi, 24 novembre 2015

Il ricorso contro la legge elettorale "Italicum", n. 52/2015, è stato presentato oggi, 24 novembre, anche al Tribunale di Firenze nell'ambito di venticinque ricorsi presentati in tutta Italia (nelle sedi di Corte d'Appello) iniziativa condivisa da costituzionalisti, associazioni, movimenti e partiti riuniti nel Coordinamentodemocraziacostituzionale.net , preparati in buona parte dei casi dall'avv. Felice C. Besostri. Sono ricorrenti a Firenze:
Francesco Baicchi
Alfonso Bonafede
Sandra Bonsanti
Marcella Bresci
Tommaso Fattori
Mauro Fuso
Daniela Lastri
Alessandro Leoni
Tomaso Montanari
Ubaldo Nannucci
Marisa Nicchi
Cinzia Fernanda Niccolai
Alessia Petraglia
Giovanni Rebecchi
Luca Rovai
Enrico Solito
Stefano Stefani
Rolando Tarchi
Salvatore Benito Tassinari
assistiti dagli avvocati Luca Biagi Mozzoni, Eleonora Fornai, Lorenza Maione, Corrado Mauceri, Fabrizio Matrone, Roberto Passini, Daniela Perrone, Francesco Piccione, Paolo Solimeno.

http://www.toscanamedianews.it/video/firenze-il-ricorso-contro-litalicum

http://www.toscanamedianews.it/firenze-il-ricorso-contro-litalicum.htm

http://www.gonews.it/2015/11/24/italicum-presentato-al-tribunale-di-firenze-il-ricorso-contro-la-legge-elettorale/

http://www.firenzetoday.it/cronaca/firenze-ricorso-legge-elettorale-24-novembre-2015.html



martedì 17 novembre 2015

Un'altra guerra sbagliata.

Un'altra guerra sbagliata. La Francia che canta "aux armes citoyens" dichiara guerra a uno Stato Islamico che non aspettava altro per legittimarsi agli occhi dei suoi malcapitati sudditi, bersaglio innocente di bombardamenti francesi, vedranno i terroristi come loro difensori. Ora sarà una partita Occidente vs. Stato Islamico. Hanno già vinto loro promossi in serie A.
Su Le Monde Diplomatique si ricorda che fino a prima degli attentati di Parigi "il governo francese si è schierato apertamente nella guerra civile, ha spinto fino all'estremo la propria posizione, facendo pervenire delle armi destinate a una non ben definita opposizione moderata, armi che sono presto finite negli arsenali jihadisti". 
Finalmente il 4 ottobre la svolta: la Francia si schiera contro lo Stato islamico, ma capire chi è il nemico non basta a risolvere la situazione, su Limesonline.com si legge: "Dopo il lutto e la condanna della barbarie per gli attentati del 13 novembre, ricordiamoci che il vero protagonista del conflitto che stiamo vivendo non è l’Occidente ma il mondo islamico. Le nostre priorità: rimanere in Medio Oriente e spegnere la guerra di Siria."

Errori mortali

La facilona rìa
la falciò 'n aria,
Oriana Fallaci

lunedì 16 novembre 2015

Occidente, spot per lo Stato Islamico, non avversario.

Hollande continua a dire di essere in guerra. Perché? Credo sia un errore sia un attacco militare tradizionale, sia la astratta, incongrua, accettazione di una "guerra" col terrorismo.
I terroristi di Parigi e di Beirut e di altre carneficine perpetrate soprattutto in Siria sarebbero emissari dello Stato Islamico installatosi appunto in Siria e Iraq. La religione islamica di corrente salafita predicata e il proclamato Jihad, lo sforzo per affermare la fede, sono sovrastrutture: lì si va avanti con i proventi del petrolio e tecnologia occidentale e amministrando in modo decente zone mal gestite dai governi locali corrotti.
Le vittime europee sembrano essere strumento di propaganda per rafforzare il controllo della popolazione in loco, in Siria, in Iraq. Non si può accettare l'idea che l'Europa o l'Occidente siano in guerra con uno Stato Islamico che ha la sua ragion d'essere nel controllo di un pezzo d'Iraq e di un pezzo di Siria e nel conflitto tra sunniti e sciiti.
Una guerra contro quei territori rafforza l'idea che l'Occidente è nemico di quei popoli, da chiunque siano amministrati, e moltiplica l'effetto voluto degli attentati elevando i carnefici di Parigi nientemeno che ad antagonisti dell'Occidente infedele: nessun bombardamento, forse nemmeno un intervento di terra che non possiamo permetterci perché qui la vita vale di più, per ora, può garantire di colpire solo i terroristi o i militari dell'Is, quindi va evitato.
Piuttosto bisognerebbe, credo, aiutare con maggior convinzione i curdi e sostenere le autorità locali antagoniste dell'Is per evitare un'ulteriore espansione di consenso dell'amministrazione dello stato terrorista.
E bisogna forse accettare, poi, l'idea che un attentato terrorista si potrà fare anche dopo aver buttato una boma atomica su Raqqa, se passo col rosso gridando "Allah akbar" e fo fuori uno che passa col verde ho già gabbato l'état d'urgence del caro Hollande.

giovedì 5 novembre 2015

Le tutele apparenti: la truffa neoliberista del Jobs Act

Di seguito ho provato ad evidenziare - confrontando la tutela data dal nostro ordinamento ai lavoratori assunti con contratti stipulati prima del 7 marzo 2015, a sinistra, e dal 7 marzo in poi, a destra - come il "contratto a tutele crescenti" preconizzato dalla legge di delega n. 183/2014 (c.d. Jobs Act) e attuato, fra l'altro con evidente eccesso di delega dal D.Lgs. 23/2015, sia semplicemente un intervento normativo per ridurre il costo del lavoro attraverso la decontribuzione delle assunzioni e la libera recedibilità del datore di lavoro, a fronte di un costo davvero esiguo che, dal lato del lavoratore, rappresenta una drastica riduzione delle tutele. Entrambi aiuti alle imprese che gravano il primo sulla generalità dei contributenti, il secondo sui singoli lavoratori.
La tutela reale (la reintegrazione nel posto di lavoro) diviene una chimera (in particolare il licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa merita la reintegra solo se il datore di lavoro si inventa un fatto inesistente e il giudice lo accerta). 
La tutela obbligatoria è ridotta a due mensilità senza contributi, sale di due mensilità ogni anno di anzianità; addirittura per le aziende infra i 15 dipendenti licenziare senza causa non può costare più di sei mensilità e la progressione per anzianità è di solo una mensilità ogni anno di servizio: tutele lentamente crescenti. 
Da notare che con il nuovo regime cambiano anche le qualificazioni giuridiche: non si tratta più di "risarcire" chi ha subito un comportamento illegittimo del datore di lavoro: il giudice si limiterà ad accertare l'estinzione del rapporto a seguito del (pur illegittimo) licenziamento e gli darà quindi efficacia sin dal momento della comminazione, per poi non risarcire, ma semplicemente indennizzare il lavoratore. Con valori ben inferiori a qualunque parametro di reale indennizzo secondo i criteri ordinari delle obbligazioni contrattuali (art. 1223 - 1453 c.c.).
Facilmente si può prevedere che quando cesseranno le decontribuzioni per mancanza di fondi le imprese si rivolgeranno al contratto a termine reso "acausale" per tre anni (si mette il termine a qualunque assunzione, senza dover motivare) dal "decreto Poletti" (DL 34/2014).


giovedì 1 ottobre 2015

Parcheggi abusivi, applausi abusivi, maggioranze abusive

Questo parlamento non è legittimato a fare NULLA, essendo stato eletto con legge incostituzionale (ricordate il Porcellum?), invece sta facendo di tutto, tra cui questa modifica di TUTTA la Seconda parte della Costituzione.

Avrebbe dovuto approvare una nuova legge elettorale secondo le indicazioni della sentenza n. 1/2014 della Corte costituzionale (invece ha approvato l'Italicum che è peggio del Porcellum) e poi essere sciolto da un presidente della repubblica che fosse solo un po' più rispettoso del proprio ruolo. Ci vorrebbe l'esercito, per fermarli, altro che emendamenti.

I giornali si baloccano con il conflitto in atto come se fosse la solita scaramuccia, invece dovremmo chiamarlo COLPO DI STATO (scusate le maiuscole, ma qui non c'è il grassetto, c'è solo Grasso):
La Stampa: “Il governo evita i voti segreti e corre sulla riforma del Senato”, “Il presidente Grasso cassa quasi seicento emendamenti e blinda l'articolo due. Poi arriva anche il blitz del Pd anti-imboscate. Opposizioni furiose: 'Una vergogna'”. La Repubblica: “Ancora scontro al Senato. La maggioranza tiene ma è bufera su Grasso”, “Primi sì alla legge, oggi l'articolo 2. Il presidente: modifiche solo al comma 5. Il rischio scrutini segreti”. etc. ...

Per capire dove inizia questo deleterio mito della governabilità a cui si sottomette la democrazia parlamentare bisognerebbe andare indietro di qualche decennio, fino a Craxi, ma Renzi non sa nemmeno chi era Craxi, invece è un diretto discendente di quel Walter Veltroni che voleva fare "il sindaco d'Italia": così nel giugno 2007 gli rispondeva un pungente Giovanni Sartori:

Domande al nuovo leader
È proprio vero che la paura fa novanta. Il governo Prodi sbanda e inciampa ogni giorno; i sondaggi sono infausti; e in Senato è come se non esistesse, non riesce a legiferare. L'Ulivo ha ragione di essere spaventato. E così d'un tratto si è svegliato. Ha capito che il balletto dei cavalli (o ronzini) di razza che da vent'anni si bloccano l'un l'altro — la somma di impotenze dalle quali è emerso Prodi — deve finire. Pena una pessima partenza il nuovo partito, il Pd, non può nascere senza un nuovo leader che sia davvero tale.

Prodi ha escogitato un partito per rinforzarsi in sella. Paradossalmente ha costruito una macchina che lo disarciona. E così, d'un tratto, Veltroni è diventato il candidato di tutti. Quantomeno a parole. Ma facciamo come se l'ultima parola sia stata detta. Veltroni vola nei sondaggi ed ha fatto bene come sindaco di Roma. Pertanto sta negoziando da posizioni di forza e chiede sin d'ora il sostegno dei suoi sulle riforme elettorali e istituzionali che ha in mente. Ma, appunto, cosa ha in mente? È bene chiederselo subito visto che in passato (quando Veltroni era segretario dei Ds e non fece bene) sbagliò, per esempio, sul sistema elettorale. Il problema è che in media gli attribuiscono idee contraddittorie. Leggo che Veltroni intende proporsi come «sindaco d'Italia» (è lo slogan di Mario Segni), ma leggo altrove che è per il sistema semipresidenziale francese. Sono due formule diversissime. La prima è caratterizzata dalla elezione popolare diretta del capo del governo, la seconda dalla elezione diretta del capo dello Stato. Non posso credere che Veltroni le confonda. Forse le confondono i giornalisti.

L'altro giorno sentivo su una televisione «ammiraglia» che lo scarto tra voti e seggi era dovuto, nelle elezioni francesi, al premio di maggioranza. Ma la Francia non ha premio di maggioranza. Del pari ogni tanto leggo che dal referendum Guzzetta sul sistema elettorale nascerebbe un sistema bipartitico. Assolutamente no (anche se sono per il referendum, non lo vendo raccontando balle). Non è detto, allora, che chi fa confusione sia Veltroni. Però un sospettuccio, e nemmeno tanto piccolo, lo covo. L'elezione diretta del premier fu inventata in Israele con l'intento di contrastare la frammentazione partitica dovuta a un proporzionalismo che è il più proporzionale al mondo. Israele si è gia rimangiato dopo tre elezioni questo esperimento, che è risultato disastroso. Ma in Italia l'idea piace. Piacque a D'Alema (per sé) ai tempi della Bicamerale, sotto sotto piace (per sé) a Prodi, e piace anche da tempo (per sé) a Veltroni. Che l'esperimento sia fallito nell'unico Paese che l'ha tentato risulta del tutto indifferente ai nostri aspiranti premier. E ai suddetti non importa un fico che per una lunghissima maggioranza di costituzionalisti la formula del «sindaco d'Italia » sia ingannevole e impraticabile.

Non so se Veltroni abbia davvero detto che lui non si impelagherà in «astruse discussioni sulle riforme», perché gli basta sapere che «premierato significa un governo che può decidere». Ma proprio no. Le strutture di governo che danno governabilità sono parecchie: presidenzialismo, semi-presidenzialismo, premierato inglese, cancellierato tedesco. Pertanto chi non distingue pasticcia. E non vorrei che Veltroni ci introduca in una notte hegeliana nella quale tutte le vacche sono nere, e cioè sembrano uguali.
Giovanni Sartori

martedì 29 settembre 2015

Diesel d'annata

povera Volkswagen: ora a Quattroruote, numero di ottobre, fanno i bravi, loro sapevano da sempre che i motori a gasolio inquinano e che i test sulle emissioni condotti per le omologazioni nelle varie normative Euro 4, 5 e 6 sono tutti truccati. 

Però qualche mese fa deridevano come fosse una donna dell'età della pietra la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, che intende vietare dal 2020 l'ingresso di auto con motore diesel, sistema - non sa la fanatica sindaca - che negli ultimi anni sarebbe diventato nientemeno che "un filtro" che emette dagli scarichi portentosi aria più pulita di quella che entra negli iniettori. 

In attesa di informazioni più serie, anche dalla stampa specializzata, e del raffreddamento delle redazioni, ci toccherà studiare chimica e, probabilmente, indirizzarci su auto a metano o elettriche per salvare, se non l'aria, almeno la coscienza.

Un impegno straordinario / 2

Stavo cercando di dare un seguito al proposito di "un impegno straordinario" che avevo provato a sollevare a febbraio scorso

http://paolosolimeno.blogspot.it/2015/02/un-impegno-straordinario-1.html

e mi soccorre Luciano Gallino, in coda a un bell'intervento in cui descrive gli obiettivi politici generali da assumere con urgenza, il "compito" che ci attende. E così conclude, tanto puntuale e stringente da indurmi, rubandolo, a chiamarlo "Un impegno straordinario / 2":

"Allo scopo di far emergere dal paese, che da più di un segno appare in grado di farlo, una nuova classe dirigente all’altezza del compito, occorrono i voti. Per moltiplicare i voti necessari occorre che il maggior numero possibile di elettori comprenda qual è l’enormità della posta in gioco, in Italia come nella UE, e la relativa urgenza. E se è vero che l’opinione politica si forma per la massima parte sotto l’irradiazione dei media, è di lì che bisogna partire. Supponendo che la traccia proposta sopra sia qualcosa di assimilabile a uno schema di programma politico a largo raggio, bisognerebbe quindi avviare una campagna di comunicazione estesa, incessante, capillare, volta a mostrare che la rappresentazione che il governo e i media fanno di quanto avviene è una deformazione della realtà, e poco importa se non è intenzionale. Insistendo su pochi punti essenziali, siano essi quelli qui indicati o altri – purché siano pochi e di peso analogo. Lo scopo è semplice: ottenere che alle prossime elezioni parecchi milioni di cittadini votino per una società migliore di quella verso cui stiamo rotolando, a causa dei nostri governi passati e presenti, non meno che della deriva programmata della UE verso una oligarchia ottusa quanto brutale."

Questo l'articolo completo:
http://www.syloslabini.info/online/europa-la-crisi-e-strutturale-la-soluzione-e-politica/

sabato 19 settembre 2015

martedì 15 settembre 2015

Mantide religiosa su ferro


Era possibile fare meglio, ma firmerei

Referendum di "Possibile" siamo al 15 settembre: mi è toccato, per un residuo senso civico, leggermi tutti i quesiti e decidermi a dire che sì, secondo me bisogna firmare.
Al netto della rabbia per le corse alla visibilità di uno dei tanti capi e gruppi "possibili" della sinistra, per l'incapacità di perseguire obiettivi comuni. Mi restano anche tanti dubbi su alcuni quesiti, ma l'insieme della campagna segna una critica all'impianto antidemocratico e neoliberista della maggioranza di centro di Renzi che credo sia meglio che riesca anziché fallire. Anzi, sarebbe una bella cosa se si riuscisse ad arrivare al voto.
Quindi invito, sommessamente, a firmare nei pochi giorni che restano.
Annoto di seguito una mia sintesi sbrigativa dei quesiti per chi avesse ancora meno senso civico di me, i referendum sono otto:
1. e 2. - due sull'Italicum (uno per l'abrogazione dei capilista bloccati e delle candidature plurime, un altro per l'abrogazione dell'intera legge elettorale)
3. e 4. - due sulle trivellazioni (per l'abrogazione dell'art. 35 del Decreto sviluppo del 2012 - gov. Monti - che consente l'autorizzazione alle concessioni e del DL 133/2014 - gov. Renzi - che inserisce le concessioni tra le attività indifferibili e urgenti)
5. - uno contro la normativa sulle grandi opere approvate ed eseguite con procedure d'urgenza inaugurata da Berlusconi (L. 443/2001)
6. - uno per ridurre il potere di demansionare il lavoratore (attraverso l'abrogazione dell'art. 1, comma 7 lettera e) del Jobs Act, L. 183/2014
7. - uno per reintrodurre la tutela contro i licenziamenti (abrogando quindi le "tutele crescenti" del Jobs Act che riconoscono una bassa indennità, in base all'anzianità di lavoro, in caso di licenziamento illegittimo, e uniformando il regime per contratti vecchi e nuovi)
8. - uno sul preside-manager (si vuole abrogare il potere di scelta del dirigente scolastico e l'incarico triennale della legge sulla scuola voluta dal governo Renzi, L. 107/2015)

si firma in ogni comune e in banchetti organizzati che dovrebbero essere indicati qui:
http://referendum.possibile.com/mappa-eventi/

giovedì 10 settembre 2015

La presa della Pastiglia

Renzi, sinistra PD, Costituzione... a leggere la cronaca emerge solo una brutta politica su cose marginali, ma il cuore della riforma - un esecutivo padrone che prevarrà su un parlamento di nominati - va avanti. Eppure dal dibattito in parlamento emergono critiche radicali all'insieme del "pacchetto", un premierato forte, non un "superamento del bicameralismo".

Condivido le richieste di Chiti, Gotor e compagni, ma che ce ne facciamo di un senato parzialmente, o fintamente, elettivo che non ha poteri, che non fa le leggi (salvo poche materie) e non vota la fiducia al governo? Perché non sostengono un no integrale al disegno di riforma?

È ovvio che a Renzi interessa poco come viene eletto il Senato, ha fatto approvare invece per la Camera l'Italicum che dà al presidente del consiglio l'elezione diretta (con il Presidente della repubblica nell'angolo, come già col Porcellum) e una maggioranza alla Camera di nominati, in gran parte, e la possibilità di far approvare leggi a scadenza fissa (nuovo art. 72).

Ammettiamolo: Renzi sta sì umiliando il parlamento in questo iter di modifica costituzionale, sta stravolgendo la costituzione, ma quello che otterrà, il rafforzamento dell'esecutivo, la marginalizzazione di parlamento e organismi di garanzia e la creazione di un modello con due, massimo tre partiti, è condiviso da decenni dalla maggioranza dei DS e del PD e ovviamente della destra che ormai vota e comanda nel PD. Ovvero da tutti coloro che hanno sguazzato negli ultimi trent'anni, da Craxi a Segni, da Veltroni a Parisi a Guzzetta a
Berlusconi, nella retorica della governabilità.

La politica che si fa con un sistema personalistico e plebiscitario di questo tipo è sotto gli occhi di tutti.

venerdì 4 settembre 2015

Zolle

Curioso che ai nomadi
sia vietato
di stare fermi in un posto e agli stanziali
cacciati da casa loro
sia vietato
fermarsi in un altro.

Attenti a noi,
inospitali abitanti di un continente che non sa più
contenere nulla, che qualcuno non si svegli un giorno
e cominci a dire a noi
che da millenni siam fermi qui
gelosi delle nostre zolle
che è ora
che sloggiamo.

giovedì 2 luglio 2015

Perché no.

No. L'atteggiamento dei "creditori" verso la Grecia è quello, appunto, del creditore.

Si ripete l'idiozia delle analogie semplificatrici per cui chi s'indebita è come un cattivo padre di famiglia e chi pretende rigore è saggio e disinteressato.

Allora dovremmo mettere delle brave massaie, di quelle che facevano miracoli con l'orto e la pensione minima, ai vari ministeri dell'economia e delle finanze.

E non avremmo bisogno di economisti, ma solo di ecònomi.

E nemmeno di giuristi, perché la massaia rispetta come meglio può e con amore le esigenze dei familiari. Invece la cosa è un po' più complessa.

A dimostrazione di ciò c'è la storia dell'economia e la storia dei diritti e delle costituzioni. Chi se n'intende ci dice che le teorie neoliberiste sono fallimentari. E che i diritti fondamentali debbono essere rispettati, sono un imperativo della nostra civiltà giuridica, intervenendo con politiche redistributive, specie quando quelle di austerità, che favoriscono la concentrazione delle ricchezze, si sono rivelate fallimentari.

In molti come me hanno sperato sinora che l'Unione Europea potesse far tesoro di queste indicazioni e rifondarsi su principi simili a quelli contenuti nelle migliori costituzioni degli stati membri, quella italiana anzitutto, per la quale fra l'altro non solo i diritti sociali sono imperativi per lo stato e limite all'espansione delle libertà economiche, ma l'Unione Europea dovrebbe esser ritenuta contraria all'art. 11 e quindi i suoi dettami da disattendere, perché non siamo "in condizioni di parità con gli altri Stati", e "le limitazioni di sovranità" non sono certo in funzione di "un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni".

Ben venga dunque un bel NO al referendum greco, un no a ulteriori sacrifici per pagare i creditori di cui la BCE, la Germania e la Commissione europea si fanno garanti, un no che sia un trauma per questa UE ingiusta e contraria al diritto e favorisca una sua rifondazione su basi di democrazia e di giustizia sociale.

mercoledì 24 giugno 2015

La bilancia truccata dei diritti

Oggi 24 giugno la Corte costituzionale, e il giudice Silvana Sciarra, colpiscono ancora (dopo la sentenza sulla rivalutazione delle pensioni, n. 70/2015): dichiarato incostituzionale il blocco dei contratti pubblici deciso con decreto legge nel 2010. Bene.
Ma sembra che faccia ingresso una anomala efficacia non retroattiva della dichiarazione di illegittimità come effetto del vincolo dell'art. 81, equilibrio di bilancio, come aveva suggerito l'avvocatura dello stato.
Non è una novità assoluta: l'art. 81 non era menzionato dalla sentenza sulla perequazione delle pensioni oltre 1500 euro perché la norma in esame era addirittura priva di adeguate motivazioni della stretta.
Oggi i sindacati festeggiano, ma i cinque anni di incostituzionalità cancellati così, in ossequio a un vincolo che è contrario a tutto il resto della costituzione, non sono uno scherzo.
E il precedente della sentenza sulla Robin Tax, la rencente n. 10/2015, sembra così consolidarsi.
Difficile capire se e come sia compatibile un'efficacia dell'abrogazione che scatti a partire dal giorno del deposito della sentenza con la causa in cui è stata sollevata l'eccezione (dal giudice a quo): se si cancella da oggi, non c'è danno ai diritti fatti valere in giudizio e quel giudice, cui ora torna la palla, che fa, respinge il ricorso dopo aver ottenuto quello che chiedevano i ricorrenti?
Difficile anche accettare un vincolo di bilancio che, imponendo contrazioni dell'economia e degli scambi, del pil, costringe proprio il bilancio a sofferenze elleniche. Ma questa è problematica che i giuristi non comprendono, e i politici ancora meno, specie se non partecipano ai convegni dei Giuristi Democratici.
Restiamo in attesa delle motivazioni per capire quanti danni fa lo sciagurato "equilibrio di bilancio" dell'art. 81 Cost.

martedì 5 maggio 2015

Porcellum Due

La nuova legge elettorale rappresenta, sia detto senza troppe cautele, una forte riduzione della sovranità popolare e del suffragio universale e un'abusiva trasformazione della repubblica parlamentare in un premierato. Abusiva perché contraria alla costituzione vigente (e anche a quella in corso di approvazione) ed approvata da un parlamento eletto con legge elettorale cancellata un anno e mezzo fa dalla Corte costituzionale.

L'Italicum si caratterizza per i molteplici correttivi all'impianto proporzionale e per molti evidenti contrasti con alcuni principi costituzionali. Provo a tracciare in breve il profilo del sistema introdotto ieri, 4 maggio:
http://www.camera.it/leg17/465?tema=riforma_elettorale

1. - entrerà in vigore solo nel luglio 2016, strano esempio di legge sospesa a una condizione, che venga nel frattempo approvata definitivamente la modifica della costituzione
http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/FascicoloSchedeDDL/ebook/45358.pdf
che cancella l'elettività del Senato; il vigore differito è necessitato, però rende ingiustificata e quindi odiosa la fretta imposta dall'esecutivo alla Camera per il voto definitivo finanche col voto di fiducia sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità e sul voto finale del 4 maggio che hanno impedito emendamenti e dibattito;

2. - l'Italicum prevede un premio di maggioranza che darà 340 seggi (pari al 55%) al partito che al primo turno raggiunga il 40%: quindi un premio di massimo il 37,5% del consenso ottenuto dal primo partito; che si traduce nella pari riduzione della rappresentanza per le minoranze: la rapppresentanza è il principio che la consulta (sent. 1/2014 di cui gli stessi uffici della Camera danno una lettura rigorosa: http://www.camera.it/leg17/561?appro=4953) ha ritenuto violato dalla legge Calderoli del 2005, introdurre la soglia di accesso è sufficiente? A rigore il premio di maggioranza dovrebbe esser dato a chi raggiunge con i propri voti la maggioranza per rafforzarlo, così fu ad es. nel 1953 per la c.d. legge truffa; nelle ultime elezioni, febbraio 2013, nessuno avrebbe raggiunto la soglia e si sarebbe andati al II turno: tra il M5S e il PD, due partiti al 25%, uno di loro avrebbe preso il premio di maggioranza, pur rappresentando un quarto dei votanti (risultato 340 voti al primo partito, i 290 rimanenti da distribuire fra i partiti che hanno preso il restante 75%, esclusi i non prevedibili minori che non superano lo sbarramento);

3. - l'alterazione della volontà degli elettori è già notevole in caso di improbabile superamento della soglia del 40% al I turno, soglia che è stato azzardato chiedere di alzare perché rende più probabile che si debba ricorrere al II turno, quando il 55% dei seggi andrà al primo partito, tra i due in lizza, senza soglia di accesso: al II turno il premio, specie ipotizzando una bassa affluenza alle urne anche per il divieto di apparentamento, potrebbe quindi andare anche ad un partito che rappresenti un'esigua minoranza degli aventi diritto al voto; in questo caso la disuguaglianza del voto raggiungerebbe livelli aberranti, con il primo partito che raddoppia o più la propria rappresentanza parlamentare rispetto al consenso reale: in breve, come dicono ormai in molti, è la nascita del partito della nazione che vince il premio al secondo turno e prende tutto;

4. - la formazione automatica di una maggioranza parlamentare stravolge, con legge ordinaria (quindi illegittima), il sistema costituzionale senza che nemmeno la riforma costituzionale in esame cambi i poteri del Presidente della repubblica e la forma di governo; di fatto è introdotta un'elezione diretta del capo del governo che contrasta nettamente con la costituzione che prevede un'altra forma di governo, la forma di governo parlamentare in cui il parlamento eletto dal popolo è il centro del potere legislativo e il luogo di formazione della maggioranza che sostiene il governo cui dà e toglie la fiducia (art. 94 Cost.): passare di fatto all'elezione diretta del premier darà a questo una legittimazione concorrente col parlamento, lo farà capo di una maggioranza parlamentare e da lui dipenderà lo scioglimento della camera, quindi vi sarà una remora ancor maggiore di oggi a votare la sfiducia perché si stabilizzerà la prassi che una legislatura non possa esprimere un premier in parlamento, ma solo con le elezioni: i fautori della legge, espressione di un trasformismo mai visto, festeggiano la fine degli inciuci, i detrattori, più sensatamente, diranno che il parlamento non è più libero di votare contro il governo;

5. - la forma di governo introdotta surrettiziamente sarà priva di sufficienti garanzie e contrappesi, anzi, sempre nella riforma della II parte della costituzione è previsto un sostanziale rafforzamento dell'esecutivo nei confronti della camera: avrà il potere (nuovo art. 72 Cost.) di imporre l'approvazione a scadenza fissa (pena una crisi di governo che significa, nel nuovo modello, scioglimento di fatto obbligato delle camere) di un disegno di legge che il governo ritenga, a suo insindacabile giudizio, essenziale per l'attuazione del programma; e con 340 seggi e la riduzione del numero dei senatori a 100, seppur con dei correttivi sui quorum, l'elezione del presidente della repubblica, di un terzo dei giudici costituzionali e del Csm è quasi a portata di mano della maggioranza governativa;

6. - il  territorio nazionale per l'Italicum è diviso in 20 circoscrizioni elettorali, divise in complessivi 100 collegi plurinominali (a ciascun collegio sono assegnati tra 3 a 9 seggi); la distribuzione iniziale dei seggi, salvo poi le correzioni per il premio, è fatta su collegio unico nazionale alle liste che superano lo sbarramento del 3%; a differenza quindi del sistema spagnolo dove c'è un proporzionale "interno" ad ogni circoscrizione senza redistribuzione nazionale dei resti, come nell'Italicum: col voto in ciascun collegio si concorre al risultato nazionale del partito e pertanto al "listone" nazionale: l'effetto della preferenza, dove è possibile, è molto mitigato;

7. - i capilista di ciascuna lista in ognuno dei 100 collegi sono bloccati, pertanto le preferenze sono vanificate per i partiti medio piccoli (che, in collegi che eleggeranno da 3 a 9 deputati, riusciranno ad eleggere solo alcuni dei propri capilista, bloccati appunto, ma non certo i secondi o terzi che sono gli unici che si potranno scegliere) e valgono quasi solo per chi ottiene il premio (questo rende il voto anche disuguale, contro l'art. 48 Cost.); inoltre il collegio unico nazionale determina la quota proporzionale di ciascuna lista; è così ridotta la conoscibilità e il potere di scelta del candidato da parte dell'elettore e questo è il secondo parametro di costituzionalità elaborato dalla Corte costituzionale che ha bocciato oltre al premio di maggioranza le liste bloccate del Porcellum, il miglioramento anche su questo fronte è scarso.

In attesa della firma, data per quasi sicura, di promulgazione da parte del Presidente della repubblica Mattarella non ci resta che denunciare l'atto compiuto dalla maggioranza governativa e lavorare nell'informazione e nel preparare la richiesta di referendum abrogativo ed eventuali ricorsi giudiziali per chiedere una pronuncia della corte costituzionale.

Interessante in proposito quanto scrive Massimo Villone sul Manifesto del 4.5.2015 http://ilmanifesto.info/il-governo-della-minoranza/
e Azzariti il giorno dopo:
Gaetano Azzariti intervistato da L. Milella, la Repubblica del 5.5.2015

pro memoria: gennaio 2012: in Corte costituzionale si discute del referendum suicida di Veltroni e Parisi e i Giuristi Democratici dicono: quel referendum è inammissibile, se si vuole davvero superare il porcellum si approvi una nuova legge, oppure si consenta al parlamento - modificando la legge sul referendum con una sentenza della corte costituzionale che tolga l'obbligo di promulgazione immediata dei risultati abrogativi - di riempire il buco prodotto dall'eventuale vittoria del sì al referendum abrogativo. Intervista davanti alla Consulta in cui spiego questo: http://www.yourepeat.com/watch/?v=nxuFG5CwfUk


mercoledì 29 aprile 2015

L'hanno combinata bella! (addio parlamento)

Questo l'ultimo comma dell'art. 72 Cost. proposto da Boschi - Renzi:

"Esclusi i casi di cui all'articolo 70, primo comma, e, in ogni caso, le leggi in materia elettorale, le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali e le leggi di cui agli articoli 79 e 81, sesto comma, il Governo può chiedere alla Camera dei deputati di deliberare, entro cinque giorni dalla richiesta, che un disegno di legge indicato come essenziale per l'attuazione del programma di governo sia iscritto con priorità all'ordine del giorno e sottoposto alla pronuncia in via definitiva della Camera dei deputati entro il termine di settanta giorni dalla deliberazione. In tali casi, i termini di cui all'articolo 70, terzo comma, sono ridotti della metà. Il termine può essere differito di non oltre quindici giorni, in relazione ai tempi di esame da parte della Commissione nonché alla complessità del disegno di legge. Il regolamento della Camera dei deputati stabilisce le modalità e i limiti del procedimento, anche con riferimento all'omogeneità del disegno di legge"

Una proposta che significa due cose:

- la legge elettorale deve restare anche per i revisionisti una prerogativa del parlamento, tanto da escludere che si possano applicare "tagliole" richieste dal governo, però quello che non potrà essere imposto con la votazione a data fiss, potrà esserlo con l'apposizione della fiducia e interpretazioni ormai sdoganate del regolamento

- quanto sta accadendo oggi diventerà, a costituzione modificata, la quotidianità per la generalità delle leggi, eccettuate le materie indicate. Basterà che il governo lo chieda, l'unico requisito sarà che lo ritiene, a suo insindacabile giudizio, "essenziale per l'attuazione del programma".

Questo è solo un esempio di cosa si parla quando si esprime dissenso verso la legge elettorale Italicum e verso la modifica della costituzione proposte da Renzi e che ancor più preoccupa il "combinato disposto" delle due revisioni.

Qui si trova l'ultimo testo approvato dal parlamento in prima lettura:
http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/FascicoloSchedeDDL/ebook/45358.pdf

martedì 28 aprile 2015

Contro l'Italicum e la dittatura della maggioranza

Oggi 28 aprile, quando leggo che il governo, per voce del ministro Maria Elena Boschi, ha appena autorizzato la fiducia sulla legge elettorale, vengo preso da un sentimento di disgusto profondo, di disprezzo verso questi arrampicatori, scalatori di partiti e istituzioni che stanno cancellando i nostri diritti politici, ma anche secoli di storia del costituzionalismo democratico senza nemmeno conoscere una resistenza adeguata.

Contro prepotenze simili, contro modifiche reazionarie del nostro assetto democratico condotte da chi ha preso i voti con slogan contro Berlusconi e, manipolando l'elettorato, si propone come l'unica soluzione che rinnova la società e le istituzioni, bisogna muoversi con convinzione, manifestare il dissenso con coerenza e puntiglio, salvando almeno la dignità.

Le conversazioni fra accademici spesso sfuggono al coinvolgimento necessario, ma vi invito a leggere due diverse voci, opposte e di spicco per i rispettivi orientamenti, una conversazione con il prof. Augusto Barbera di Formiche.net
https://stefanoceccanti.wordpress.com/2015/04/27/2812/

e un articolo uscito oggi 28 aprile sul manifesto a firma del prof. Massimo Villone, Il fondato pregiudizio, che consiglio e che già si trova sul web:
http://www.lasinistraquotidiana.it/wordpress/italicum-il-fondato-pregiudizio/

Ecco, leggere quel che dice Barbera mi fa annotare, dicevo, delle considerazioni contro l'Italicum, tralascio quelle di base che stanno, in sintesi, nell'appello del post precedente.

Allora:

premetto che una legge elettorale deve rispettare un minimo di razionalità nei meccanismi e favorire il più possibile la rappresentanza, mentre sommare al premio di maggioranza con soglia alta, ma comunque sotto il 50%, gli sbarramenti e poi il divieto di apparentamenti al secondo turno e poi i capilista bloccati dà un risultato aberrante, non migliore del porcellum. Inoltre le modifiche costituzionali in votazione darebbero all'esecutivo un controllo quasi totale del procedimento legislativo da svolgersi soprattutto alla Camera, essendo spogliato, il Senato di quel progetto, di poteri legislativi generali. E la riduzione del numero dei senatori, inoltre con quel bislacco sistema di scelta in consigli regionali già poco rappresentativi dell'elettorato, altera in modo preoccupante il peso delle forze in campo in ogni attività delle camere in seduta comune.

1. cosa dice Barbera? dice per cominciare che i capilista bloccati non debbono scandalizzare, ma il fatto che i partiti degli anni '70-'80 eleggessero normalmente i capilista perché collocati dai partiti in posizioni di preminenza e perciò ricevevano molte preferenze, ma in realtà ciò fosse una conseguenza della scelta dei leader delle correnti, dipende da una diversa struttura della democrazia: allora i partiti avevano milioni di iscritti, le scelte erano in nome di strutture davvero rappresentative e comunque il loro ruolo era accettato culturalmente e politicamente.

2. le preferenze non sono la soluzione a tutto, c'è il rischio di favorire il voto di scambio e la formazione di gruppi ancora più invasivi. Ma questi sono difetti non cancellati dall'introduzione delle preferenze per scegliere solo parte dei deputati, soluzione che lascia l'altra parte designata dalle segreterie, specie nei partiti più grandi. Una scelta chiara nel senso della possibilità di scelta cancellerebbe almeno uno dei difetti (le liste bloccate) sanzionate di incostituizonalità e favorirebbe la scelta di meccanismi di trasparenza per migliorare l'uso del voto di preferenza (o altri meccanismi).

3. il premio alla lista, anziché alla coalizione, non vedo perché dovrebbe evitare la frammentazione: l'esperienza ci dice che con la lista piglia-tutto si imbarcano singoli rappresentanti di territori o partiti minimi che esercitano poteri di ricatto importanti perché garantiscono pacchetti di voto. Il tutto non con una trattativa trasparente, ma con scambi tra segreterie e personaggi o gruppi incontrollabili.
Inoltre il premio alla lista accresce la possibilità che, nel meccanismo pensato dall'Italicum, non venga assegnato il premio a primo turno, con soglia al 40%, ma solo al ballottaggio: in quella sede - essendo anche esclusi espressamente gli apparentamenti  - di solito l'affluenza è ridotta ed è vero che chi vince ha il 50% + 1 voto (concorrono solo le prime due liste) ma è la maggioranza di una affluenza magari del 45-50% degli elettori, quindi pari al 22-30% degli elettori cui verrebbe dato il premio di maggioranza consentendogli di arrivare al 55% dei deputati: si tratta del raddoppio della rappresentanza proporzionale.

4. il fatto che la minoranza PD tuonasse contro il patto del Nazareno e adesso sia contro la legge elettorale che rispetta quel patto mi sembra di piena coerenza, Barbera pensa il contrario, ma non vedo perché.

5. lo sbarramento al 3% non è alto, ma non è nemmeno troppo basso: una volta che si assegna lo strapotere alla maggioranza, ma soprattutto si deformano le volontà espresse dagli elettori dando un valore molto maggiore (fino a raddoppiarlo, come detto sopra) a chi ottiene i premio rispetto alle opposizioni, lo sbarramento è un ulteriore elemento di deformazione (e illegittimità costituzionale), ma soprattutto non si vede in ossequio di quale principio le opposizioni dovrebbero essere selezionate, non frammentate.

6. sia il divieto di apparentamento al secondo turno sia la critica alla frammentazione delle opposizioni sono frutto di un pensiero bipolarista che punta non sulla politica, ma sui meccanismi elettorali per determinare gli effetti desiderati. Ma un auspicio - forze politiche ampie, contenitori partecipati o meno, tendenzialmente schierati in due poli che si confrontano - può trovare strumenti adeguati o meno per realizzarsi, deve fare i conti con la bontà delle legge elettorali che lo servono. 7. in Italia poi le culture politiche, si diceva un tempo, oggi purtroppo ne è rimasto poco e potremmo parlare di leader di diversi populismi, non son omai state comunque solo due, ma almeno quattro (liberali, socialisti, comunisti, cattolici un tempo, adesso populisti grillini, sinistra radicale, centrosinistra, centrodestra, destra leghista e neofascista). Pensare di ridurli a due, o pretendere che uno rappresenti la maggioranza del Paese è una forzatura che esclude dalla rappresentanza milioni di elettori. Soprattutto al secondo turno questa pretesa bipartitica costringerà molti elettori a non partecipare ad un duello plebiscitario e innaturale tra due partiti-persona e renderà probabilmente enorme il divario tra i voti e la rappresentanza del vincitore.

8. Il richiamo al sistema inglese, quale sistema in cui il Premier ha poteri anche di dettare tre quarti del tempo dell'ordine del giorno della House of Commons, in un sistema in più in cui non esiste corte costituzionale e indipendenza dei PM, è del tutto fuorviante: il forte potere dell'esecutivo in GB è frutto di tradizioni non codificate che sono applicate unitamente ad un forte senso del rispetto delle prerogative parlamentari. E anche il sistema elettorale a collegi uninominali è lì aderente ad una realtà meno frammentata, ma è anche mal sopportato dai partiti "terzi", come i liberali, che difficilmente riescono ad eleggere rappresentanti, pur accumulando numeri ingenti di resti.

9. Oggi poi il governo autorizza la fiducia sulla legge elettorale: la mossa è stata criticata dallo stesso Barbera che la paventava pochi giorni fa, nell'intervista pubblicata sul blog di Stefano Ceccanti Barbera dice senza mezzi termini "L’ipotesi all’esame del premier rappresenterebbe certo una forzatura. Più che verso il Parlamento, lo sarebbe nei confronti della minoranza del Partito democratico."

10. La pervicacia dell'esecutivo rappresenta insomma, sommata alla modifica della costituzione, una vera e propria marcia per il potere "degli esecutivi", la volontà di torcere il sistema verso un modello in cui c'è poco spazio per la mediazione, per la rappresentanza delle istanze popolari, in cui il voto non è "politico", ma plebiscitario e personalizzato, bipartitico spostato verso il centro, senza le "ali estreme". Gli argomenti dei difensori dell'Italicum come Barbera si sono sinora incentrati sul favore per la governabilità a dispetto della rappresentatività, una strada esterna al modello costituzionale sinora formalmente in vigore.

Una strada che non dovrebbe essere percorsa a mezzo di un parlamento eletto con una legge simile all'Italicum, ma che comunque la corte costituzionale ha abrogato rendendo l'attuale parlamento legittimato solo ad approvare atti di ordinaria amministrazione, una legge elettorale diversa dal porcellum e sciogliersi per lasciare le riforme sostanziali ad altri rappresentanti con altri e più espliciti mandati.

Come dice Villone "Renzi scrive ai democratici che è in gioco il futuro del partito. Può darsi. Ma non dice che tutto viene dalla sua continua e arrogante prevaricazione per riforme istituzionali utili al suo populismo plebiscitario, e non al paese."

lunedì 27 aprile 2015

Arrestare l'Italicum! appello

 
COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE - FIRENZE

La demolizione delle istituzioni rappresentative e del diritto di voto sta passando per la prepotenza del governo che detta i tempi al parlamento.

Nell'incertezza delle forze politiche è indispensabile promuovere un'opposizione civile e una mobilitazione delle coscienze contro un disegno di legge elettorale che fa impallidire la così detta "legge truffa" che nel 1953 sollevò accese reazioni, ma prevedeva l’attribuzione di un premio di maggioranza a chi avesse pur sempre raggiunto il 50% dei voti.

L'Italicum consentirà invece alla lista che raggiunga il 40% dei voti di ottenere il 55% dei seggi. Altrimenti al ballottaggio, non essendoci più la soglia, potrà ottenere il 55% dei seggi la lista vincitrice, quindi anche magari con solo il 20% dell’elettorato e qualunque sarà l'affluenza.

E’ la fine del voto libero ed eguale perchè il voto di chi sostiene la lista che ottiene il premio di maggioranza conterà molto di più di quello espresso da chi sostiene liste diverse; e i parlamentari saranno solo in piccola parte scelti dagli elettori, a causa dei molti capilista bloccati.

Inoltre, il combinato disposto tra la nuova legge elettorale e la riforma del Senato altera l'equilibrio dei poteri e rischia di escludere per sempre dal Parlamento ogni minoranza ed ogni forma di dissenso.

L’Italicum verrà presentato in votazione alla Camera oggi, 27 aprile. La maggioranza governativa minaccia di porre la fiducia sulle pregiudiziali di costituzionalità, un ricatto insopportabile ai danni delle prerogative parlamentari.

Occorre fare il possibile affinchè questo disegno di legge eversivo non passi, e fare sentire forte il nostro dissenso.

Oggi diffondiamo questo appello (v. sotto) ai parlamentari invitando tutti, cittadini, forze politiche e associazioni a diffonderlo e sottoscriverlo sollecitando tutti i parlamentari a respingere quel disegno di legge.

www.coordinamentodemocraziacostituzionale.net     Firenze: giuristidemocraticifi@gmail.com

l'appello:
COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE

APPELLO AI PARLAMENTARI
l'appello è su www.change.org "arrestare l'italicum"
L'avvicinarsi del voto in Aula sull'Italicum dà luogo, per il merito e il
metodo delle scelte fin qui praticate, a preoccupazioni e timori.

È grave che si arrivi a una legge elettorale che non cancella le storture
del Porcellum, e non tiene conto dei chiari principi posti dalla Corte
costituzionale nella sentenza 1/2014, sulla rappresentanza e sul voto libero
ed uguale come pietre angolari del sistema democratico. Principi che vengono
ulteriormente lesi dalla riforma costituzionale contestualmente in
discussione.

È  grave che si giunga alla fase conclusiva dell'iter legislativo attraverso
ripetute forzature e violazioni di prassi,  regolamenti, e persino della
Costituzione, che vanno dalle straordinarie accelerazioni nei lavori  alle
sostituzioni forzose di dissenzienti con palese lesione delle garanzie a
ciascun parlamentare riconosciute. Forzature e violazioni che potrebbero ora
giungere alla negazione del voto segreto a richiesta sancito dal regolamento
Camera per la legge elettorale.

È grave che tutto questo accada per scelta di una parte del PD, minoranza in
Parlamento e nel paese, che attraverso i meccanismi della disciplina interna
di partito vuole imporre la propria decisione come volontà maggioritaria
dell'istituzione. Per di più approfittando di numeri parlamentari dichiarati
illegittimi dalla Corte costituzionale al fine di smantellare
un'architettura democratica che fu costruita sull'amplissimo consenso di
tutte le forze antifasciste attente ai diritti e alle libertà.

Chiediamo a tutti i parlamentari di ritrovare la propria dignità e la forza
di rappresentare davvero la nazione senza vincolo di mandato, come la
Costituzione loro garantisce ed impone.
Roma, 24 aprile 2015.

Adami Pietro, Antetomaso Cesare, Antonangeli Giorgio, Azzariti Gaetano,
Baicchi Francesco, Benzoni Alberto, Besostri Felice, Bonsanti Sandra, Caputo
Antonio, Carlassare Lorenza, Caserta Sergio, Cassano Giuseppe Maria, Ciofi
Paolo, De Fiores Claudio, De Minico Giovanna, Di Salvatore Enzo, Falcone
Anna, Falomi Antonello, Ferrara Gianni, Firrao Costanza, Fulfaro Tommaso,
Gallo Domenico, Giancola Maurizio, Grandi Alfiero, La Forgia Francesca, La
Valle Raniero, Leonardi Paolo, Manderino Silvia, Marcelli Maurizio, Minnozzi
Monica,  Nannucci Ubaldo, Palombarini Giovanni, Paolini Alba, Pardi
Francesco, Patuelli Paola, Rando Vincenza, Ricciardi Giannoni Maria, Russo
Franco, Russo Spena Giovanni, Salvi Cesare, Sani Antonia, Santilli Linda,
Solimeno Paolo, Spinelli Barbara, Turci Lanfranco, Urbinati Nadia, Villone
Massimo, Vita Vincenzo, Zecca Emilio

mercoledì 22 aprile 2015

Due cose...

I. Kant, Critica della ragion pratica, Conclusione

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io indivisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria. Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di creatura animale che deve restituire al pianeta (un semplice punto nell’Universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista per breve tempo (e non si sa come) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e anche dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può riferire dalla determinazione conforme ai fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all’infinito.

(I. Kant, Critica della ragion pratica, Laterza, Bari, 1974, pagg. 197-198)

martedì 21 aprile 2015

Sana e robusta sostituzione

La sostituzione dei parlamentari in commissione perché dissenzienti rispetto al gruppo rientra nelle facoltà
del gruppo parlamentare e rispetta il regolamento della camera che vuol garantire che la Commissione rappresenti proporzionalmente il gruppo di riferimento (http://www.forumcostituzionale.it/…/parlam…/0020_curreri.pdf ).

Ma ci sono due aspetti ineludibili in questa vicenda: qui il dissenso èverso un progetto di legge anzitutto in materia elettorale, inoltre che affronta la materia in modo almeno selettivo, riducendo lo spazio delle
minoranze; inoltre la vicenda è condotta in modo spiccio e irruente dall'esecutivo che detta testo, tempi e modalità dell'iter di approvazione.

Non siamo insomma in una normale dialettica parlamentare in cui pochi dissenzienti devono rispettare il sereno confronto tra partiti, opinionisti e parlamentari. Qui il governo vuol ottenere l'approvazione
di una legge che - assieme alla modifica della costituzione - stravolge proprio regole e rapporti utilizzati nell'affrettata approvazione perché consolida artificiosamente le maggioranze (con premio di maggioranza e
capilista bloccati) e consente al governo di dettare l'ordine e i tempi dei lavori parlamentari (con l'approvazione a semplice richiesta dei ddl governativi a data fissa). 

Allora invocare l'art. 67 Cost., ma anche il rispetto dell'art. 72 Cost. (l'iter di approvazione ordinario in aula), e in generale il principio di separazione dei poteri che sta in tutta la II parte della costituione, non mi sembra così inadeguato. 

La prepotenza dell'esecutivo, esercitata anche grazie alla coincidenza di cariche del premier-segretario-capogruppo virtuale, deve trovare un'interpretazione più rigorosa dei principi di libertà del singolo parlamentare e queste operazioni di sostituzione dettate da palazzo Chigi non possono non apparire esosi, antidemocratici, autoritari.

mercoledì 1 aprile 2015

Assolto

fugge da una platea di luci
per forti eroi questa teoria
sfasciata come me e te
disarcionata e rotta sai
ma con la voglia di sciogliere
ogni patto, di assaggiare
ogni sapore e finire tutto
in allegria...

martedì 10 marzo 2015

Dittatura della maggioranza

Sarà tutto ovvio, ma va annotato.
Stanno approvando una pessima modifica della costituzione che darà il controllo del procedimento legislativo e dell'indirizzo politico al governo, asservendo la Camera.
Il Senato resterà lì, esile e nominato dalle maggioranze degli enti locali, solo per consentire alla camera, estensione del governo, di spadroneggiare con i numeri del premio di maggioranza che vogliono inserire nella nuova legge elettorale.
Ma anche il modo ci offende.
Non solo il governo - con Renzi e Boschi minacciosi in aula in vari passaggi - ha preparato il ddl costituzionale e lo ha imposto a ritimi inutilmente serrati. Soprattutto il PD ha avuto il 29,54% del consenso alle elezioni del 2013 (Berlusconi, Grillo e Monti, gente che non consola, sommati ebbero il 65% dei voti), le ultime in cui era in vigore la legge 270/20015 (Porcellum), abrogata in parte dalla sentenza 1/2014 della Corte costituzionale. Era una lotteria, non una votazione.
La modifica della costituzione è stata votata oggi, nella prima lettura prevista dall'art. 138 Cost., da 357 deputati, 18 dei 345 del PD mancavano, altri 30 vengono da altri gruppi.
Senza premio di maggioranza, con una legge proporzionale, il PD avrebbe avuto ovviamente circa il 30% dei seggi, quindi 190 deputati. E non avrebbe potuto cambiare la costituzione.
Non solo, il sistema che gli ha dato quel vantaggio (155 deputati rubati alle altre forze politiche non coalizzate) è stato dichiarato illegittimo e pertanto questo parlamento avrebbe dovuto sbrigarsi a dare seguito alla sentenza della consulta e consentire al PdR (certo, Napolitano era contrario, ma comunque gli mancava una nuova legge elettorale non per colpa sua) lo scioglimento delle camere per andare a nuove elezioni con un sistema legittimo. Invece un parlamento composto in modo costituzionalmente illegittimo sta stravolgendo in modo illegittimo la costituzione.
E' un gesto istituzionale indegno ed eversivo, illegittimo e vergognoso.
Ne sono responsabili tutti, tutti i deputati che hanno votato sì, nessuno escluso perché la strategia attendista è davvero ridicola e ormai sperimentata più volte con esiti fallimentari sulla pelle della nostra democrazia.

"Dittatura della maggioranza", oltre ad essere una nota espressione di A. de Toqueville, è il titolo di un libro collettivo ed. Chimienti di qualche anno fa.
Il 9 marzo alla Camera si è tenuta l'assemblea del Coordinamento per la democrazia costituzionale: la registrazione della giornata è su radio radicale a questo link
Questo è il sito del Coordinamento.

lunedì 2 marzo 2015

Dieta Mediterranea? (l'Austerità fa male, perché noi l'abbiamo in Costituzione?)

Credo che quelli di keynesblog abbiano rapito e drogato Riccardo Iacona e Lisa Iotti per fargli credere che per uscire dalla crisi bisogna smetterla con l'austerità e che Renzi e Padoan non stiano facendo nulla.
Che il modello del lavoro della Germania, avviato da Shroeder, conduca a impoverimento e occupazione illusoria.
Per fortuna nessuno guarda Presa Diretta, o non ci crede, sennò Renzi non avrebbe il consenso che merita.
E qualche folle gli chiederebbe di cancellare il vincolo di bilancio in costituzione e rinunciare al Jobs Act.
Anche per questo urge riformare la Rai e ridurre i programmi d'informazione.
Dicono che Iacona e Iotti stiano bene, ma che presto cambieranno lavoro. Per il loro bene.
(la trasmissione Presa Diretta di Rai3 del I marzo 2015 si può vedere qui: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-02d2c6a5-4ce3-4686-a640-3aedd500c11e.html )

martedì 24 febbraio 2015

Un impegno straordinario / 1

Lo scivolamento verso destra delle società organizzate intorno a sistemi formalmente democratici, ma in cui la formazione delle opinioni è falsata per la profonda ignoranza generale, ma in specie delle dinamiche politico economiche, e per la parzialità e manipolazione dell'informazione è fatale. 
Destra vuol dire risposte demagogiche e politiche liberiste e di deregolamentazione, vuol dire favore e non contrasto e correzione delle dinamiche di concentrazione del potere e della ricchezza. 
Attuare politiche di destra vuol dire fare l'opposto di quanto la maggioranza consapevole chiederebbe, nel proprio interesse, nell'interesse della collettività. 
L'astensione è già un segnale di consapevolezza, purtroppo: solo in parte si rinuncia a capire o si resta semplicemente delusi dalla contraddittorietà tra promesse e azioni concrete, in gran parte si constata che le dinamiche della rappresentanza democratica sono così falsate, distorte, da rendere inutile il voto ai soggetti del cambiamento rivoluzionario, inteso come redistributivo ed egualitario.
 La deriva autoritaria - antidemocratica, antirappresentativa, oligarchica - non è solo la creazione di uno strumento docile di comando, la garanzia di poter governare a dispetto del consenso e del dibattito, è anche la risposta demagogica che promette governabilità ed efficacia e vince suo malgrado costringendosi a darsi strutture antidemocratiche, nonostante che il consenso sia ormai domato e potrebbe concedere rappresentanza di volontà libere perché comunque conformi, accondiscendenti.
Destarsi da questa ossidazione e putrefazione della spinta evolutiva della democrazia, riscattare le potenzialità del pluralismo e della dialettica democratica, è un dovere morale, un'esigenza spirituale che può giustificare impegni straordinari di moltitudini non insignificanti, ma disperse, incapaci di riunirsi in un'unica impresa perché abituate alla diffidenza e al libero pensiero e prive di organizzazioni autorevoli in cui investire tempo e volontà.

domenica 15 febbraio 2015

Libia: abbiamo già fatto molti errori

I senussiti di Cirenaica: un libro ancora fondamentale del grande antropologo inglese E.E. Evans Pritchard. La mia sintesi un po' brutale è che l'invasione e le deportazioni del periodo della colonizzazione italiana 1911-1943 hanno costretto la popolazione cirenaica a rinforzare e coagularsi attorno alle confraternite religiose, unica forma di organizzazione sociale residua, dando anche alla resistenza un significato religioso. Omar Al Muktar era a capo di una nobile confraternita, sia chiaro, niente a che fare con i tagliagole dell'Isis. Ma temo che ipotizzare un intervento militare in Libia contro l'ISIS rischierebbe di riprodurre le stesse dinamiche resistenziali, anche perché di nuovo esisterebbe solo l'alternativa colonizzatore-integralisti, visto che le dinamiche tribali e gli interventi Nato hanno fatto fuggire metà della popolazione e distrutto ogni organizzazione statale.

venerdì 6 febbraio 2015

Satira: "quid vetat me ridentem dicere verum?"

pubblico un brano di un bell'articolo di Vincenzo Carbone (credo sia lui indagato per l'assegnazione del processo Berlusconi accusato di aver spostato senza giustificato motivo la causa Mondadori dalla sezione tributaria alle sezioni unite della Suprema Corte in cambio di un incarico di prestigio dopo la pensione, ma questo non diminuisce il pregio dello studioso).
Aggiungo solo un esempio per evitare confusioni: quando Calderoli apostrofa il ministro Kyenge come "orango" non fa satira, quindi non può essere svincolato dai limiti posti al diritto di critica, ma non al diritto di satira: la prima deve attenersi al vero e all'interesse pubblico, la satira non ha certo questi limiti; ma non basta: Calderoli dileggia in modo ingiurioso una persona per ragioni estranee - anche - al mandato parlamentare, pertanto dovrebbe esser ritenuto perseguibile. Poi toccherebbe certo alla magistratura decidere se quelle affermazioni sono reato, ma non credo proprio che spettasse al parlamento negare l'autorizzazione a procedere usando le giuste prerogative parlamentari per proteggere un dileggio che di politico, di connesso al mandato parlamentare, non ha niente. C'è un livello ulteriore da valutare: la "istigazione all'odio razziale", che credo si aggiunga e non sostituisca la fattispecie generale dell'ingiuria.

L'articolo che copio in parte qui sotto è uscito su "Danno e Responsabilità" nel 2001 a commento della sentenza della Corte di Cassazione, III sezione civile, 7 novembre 2000, n. 14485 che trattava del caso di Bruno Vespa che si è sentito offeso da Giuliano Pansa che lo apostrofò come "coniglietto mannaro", come sintetizzato nelle massime, affermò: "Nell'esercizio del diritto di satira politica, il limite della continenza può ritenersi superato quando nello scritto vengano poste in dileggio le fattezze e le qualità strettamente personali della persona, senza alcun nesso col contenuto "politico" dello scritto"
"Il limite della continenza verbale, il cui superamento rende illecito l'esercizio del diritto di critica, va osservato anche nell'esercizio della critica politica, se pure in questo caso possa essere valutato con minor rigore, e tenendo conto della circostanza che la critica politica è per sua natura caratterizzata dall'asprezza dei toni." Però sembra che la Cassazione, come osserva Carbone in altra parte del saggio, faccia confusione tra critica e satira.

Si può mettere la mordacchia alla satira?
di Vincenzo Carbone
L'ubi consistam della satira
Con questa decisione si ribadisce quel trend giurisprudenziale di legittimità poco incline a comprendere e valutare la satira (1) , nonostante l'insegnamento di Giovenale: difficile est satiram non scrivere (2) .... si natura negat, facit indignatio versus qualemcumque potest (3) .
Sembra quasi che l'austerità un po' grigia, un po' polverosa del Palazzaccio metta in fuga quella che è l'essenza della satira: la rottura dei criteri di razionalità e di perbenismo (4) , «mediante un colpo basso che ti arriva addosso all'improvviso» (5) . Manca lo specchio dove gli osservatori vedono deformate le facce degli altri tranne che la loro (6) .
Il successo di una battuta satirica è indice e misura della sua validità, in quanto il vero giudice della satira è il pubblico che non la capisce, perché parafrasando Giulietta nel dialogo con Romeo, «se una rosa è chiamata con un nome diverso non profuma più» (7) . Ma se la satira è valida e approvata cum laude , il criterio di validità non può non costituire, come rilevato dai giudici di merito, agli inizi degli anni novanta, efficacia scriminante. Efficacia scriminante perché la satira è un diritto soggettivo di rilevanza costituzionale, rientrante nell'ambito di applicazione dell'art. 21 Cost. oltre che degli artt. 9 e 33 che tutelano la libertà di espressione del messaggio culturale ed artistico, anche in sede di spettacolo o manifestazione artistica, tale da raggiungere elevati livelli creativi ed estetici (8) . Efficacia scriminante in quanto il diritto di satira, a differenza del diritto di cronaca e di quello di critica, non assume l'informazione come proprio obiettivo primario o anche solo concorrente ma in coerenza con la propria natura realizza l' intrusione nel privato infrangendo la notorietà del personaggio messo alla berlina, stabilendo un circuito di intesa tra la satira e il pubblico, in base ad un nesso di coerenza causale tra la «qualità» della dimensione pubblica del personaggio ed il contenuto artistico espressivo sottoposto ai percettori del messaggio (9) .
La satira come espressione rilevante del momento artistico della manifestazione del pensiero (10) non può obbedire ad alcun canone di razionalità espressiva né essere commisurata a parametri astratti di adeguatezza. La sua razionalità, all'opposto, sta nell'essere condotta con moduli fittizi ed irrazionali, scandita su sequela di elementi «finti» o «esagerati», al dichiarato scopo di irridere il personaggio o la vicenda.
La satira desta attenzione e ilarità, e a volte sorpresa, perché intende shockare gli ascoltatori, accostando concetti elevati e banali con toni pungenti, ironici, mordaci, sarcastici, irriverenti, iconoclastici (c.d. anticlimax) (11) . L'utilizzazione di una vis comica innata costituisce il mezzo ma non il fine, a differenza del genere burlesco o frizzante, in quanto quel che rileva è l'intima, raffinata consapevolezza di una forte intelligenza, spinta dall' indignatio , che riesce a vedere oltre la siepe davanti alla quale si fermano gli altri comuni mortali «non indignati» (12) .
Alla funzione originaria della satira che castigat ridendo mores combattendo il malcostume e la corruzione presente nella società o l'ascesa al potere di nuovi ricchi o di nuovi potenti (13) , se ne è aggiunta un'altra più moderna che ha di mira soprattutto i nuovi status symbol , atteggiamenti o comportamenti, ispirati al consumismo, al successo economico che tralasciano o dimenticano fondamentali valori umani. Valori che hanno trovano nella satira validi difensori: quid vetat me ridentem dicere verum? (Orazio) (14) o «ridere e beffarsi essere medicina certissima del vivere comune» (Boccaccio) (15) .
In questa prospettiva di evoluzione se non di cambiamento va collocato l'evolversi della satira che, grazie alla potenza e alla diffusione dei mass-media , ha perso quel carattere sfrenato da «fescennino», a volte licenzioso e ruvido, se non volgare, sviluppandosi positivamente. Infatti satira e caricatura per essere lecite, oltre che accettate devono avere lo spessore di elevati livelli creativi, di raffinati profili estetici, di un tocco di gradevole sens of humour . La satira dei mass media è satira borghese , meno sguaiata e volgare, meno aggressiva e spregiudicata, divenuta toothless , elegante e raffinata che non morde, né addenta e tuttavia se evita agli autori, bastonate e olio di ricino, non riesce a scongiurare condanne penali o risarcimento dei danni sulla base dell'attuale orientamento interpretativo fortemente repressivo.
Infatti, sebbene i giudici di primo grado per lo più riconoscano che la satira, detta anche l'arma incruenta del sorriso, abbia la funzione positiva di «moderare i potenti, smitizzare ed umanizzare i famosi, umiliare i protervi», o che «lo scherzo, la risata, il comico, l'umorismo in genere, stemperano la gravità di qualsiasi evento e di qualunque affermazione», (16) tuttavia nei gradi successivi di giudizio, la situazione spesso si capovolge e la satira diviene fonte del risarcimento dei danni, specie se il target è un uomo politico anche al di fuori dell'attività parlamentare (17) , o un partito (18) , o un giornalista (19) o un soggetto pubblico più meno importante, ma con le dovute differenze della casistica per cui dare dell'Azzeccarbugli ad un avvocato è satira con efficacia scriminante (20) , ma la situazione si capovolge se l'espressione è rivolta ad un magistrato (21) che non può essere paragonato, tanto per restare in tema, neppure a Don Abbondio (22) .
(...)
______
note
(1) La parola nasce come forma femminile dell'aggettivo satur per sottolineare l'abbondanza, la pienezza o anche la completezza di una poesia con versi buffi ironici e graffianti o di un piatto stracolmo di primizie offerte agli dei o infine una lex satura di allegri e vivaci componimenti poetici. Quest'ultimo concetto è utilizzato da Knoche, La satira romana, traduzione italiana di Torti, Brescia, 1979, 20; sul punto, Campos, La satira latina, in Introduzione allo studio della cultura classica, Milano, 1972 , vol. I, 295, nonché l'ampia trattazione di Balestra, La satira come forma di manifestazione del pensiero, Milano, 1998.
(2) Satira I, verso n. 30 in Giovenale, Le satire, a cura di Vitali, Bologna, 1979, vol. I, 6.
(3) Se pur natura non mi fe' poeta, l'indignazione suggerisce i versi, quali io so farli: libera traduzione dei versi 79 e 80 della satira prima: Giovenale, Le satire, cit., vol. I, 10.
(4) Dominichelli, La satira è de-costruttiva (de-compositiva), in Brilli, Dalla satira alla caricatura, Bari, 1985, 179.
(5) Il concetto di Eco è riportato da Pret. Roma 4 marzo 1989, in Dir. informazione e informatica, 1989, 528, con nota di Corasaniti, Libertà di sorriso, nonché in Alpa, Bessone, Carbone, Atipicità dell'illecito, vol. II, Milano, 1993, 164.
(6) La battuta è di Jonathan Swift (Dublino, 1667-1745), noto come l'autore de I viaggi di Gulliver, inserita nell'eroicomica Battaglia dei libri, un contributo alla polemica degli antichi e dei moderni, scritta nel 1697 in difesa di un saggio di Temple (Saggio sulla cultura antica e moderna, 1690).
(7) Gilmore, Products Liability: A Commentary, in 38 Univ. Ch.L.Rev., 1970, 109. Nel testo originario, invece, Giulietta chiede a Romeo di rinunziare al nome perché «una rosa anche chiamata con un'altra parola conserverebbe lo stesso odore soave»: Shakespeare, Romeo e Giulietta, atto II, scena seconda, in Tutte le opere, Firenze, 1964, 301.
(8) La citata decisione Pret. Roma 4 marzo 1989, in Dir. informazione e informatica, 1989, 528, con nota di Corasaniti, Libertà di sorriso, nega nel caso Tognazzi la richiesta tutela cautelare.
(9) Pret. Roma 16 febbraio 1989, in Foro it., 1990, I, I, 3038, con nota di Chiarolla, Satira e tutela della persona: il pretore e la «musa infetta», nonché in Alpa, Bessone, Carbone, Atipicità dell'illecito, vol. II, 170. In questo caso la tutela cautelare è concessa per difetto del nesso di coerenza causale tra la «qualità» della dimensione pubblica del personaggio ed il contenuto artistico espressivo: «non perché non possa il comico dare dell'imbecille ad un personaggio noto, ma perché, se tale è il suo obiettivo satirico, ha il dovere di riferirsi specificamente a qualità, vizi, difetti e prodotti di quel personaggio, traendo da essi, con aperta e coraggiosa lealtà, gli spunti essenziali della sua vis comica, instaurando con il pubblico l'anzidetto «circuito d'intesa» su oggetti noti».
(10) Significativo il «pamphlet» di Zeno Zencovich, Alcune ragioni per sopprimere la libertà di stampa, Bari, 1995, ove opportunamente si distingue tra informazione, intesa come prodotto-contenuto, e mass-media, come strumenti che consentono la veicolazione dell'informazione e si rileva che la libertà di stampa è troppo importante per essere lasciata solo ai professionisti della vendita di notizie.
(11) Sull'anticlimax, come brusco accostamento di concetti opposti come sacro e profano, serio e faceto, raffinato e volgare, Highet, The anatomy of satire, 1962, 18.
(12) È il c.d sentimento del contrario teorizzato nel saggio del 1908 da Pirandello, L'umorismo, III ed., Milano, 1990, 135. Nella prefazione all'Enciclopedia della satira politica, di Panorama, 1978, 3, Pertini ricorda di non esser stato mai ferito da una vignetta satirica; anzi tutte le mattine esaminava attentamente gli attacchi satirici in modo da poter correggere eventuali errori.
(13) Perché non ricordare Aristofane che innamorato della vecchia Atene cercò di ridicolizzare l'ascesa dei nuovi ricchi: Barbero, Civiltà della Grecia antica, vol. 2, Milano, 1995, 335. Sui rapporti tra la satira greca e quella romana, Balestra, op. cit., 4.
(14) Che opportunamente si domanda: chi può vietare di dire la verità ridendo?: Orazio, Satire, I, 1, 24-25, Padova, 1949, 17. Ma diffusa è anche l'altra versione «quamquam ridetem dicere verum quid vietat?», Orazio, Satire ed epistole, Milano-Messina, 1950, 7.
(15) Boccacio, che non è un autore giuridico, come tale non citabile ai sensi del comma 3 dell'art. 118 disp. att. c.p.c. viene espressamente richiamato e virgolettato dalla ricordata decisione di Pret. Roma 4 marzo 1989, in Alpa, Bessone, Carbone, Atipicità dell'illecito, vol. II, 170 e in Foro it., 1990, I, I, 3038.
(16) Confrontate in motivazione le citate decisioni di Pret. Roma 4 marzo 1989, in Dir. informazione e informatica, 1989, 528, con nota di Corasaniti, e Pret. Roma 16 febbraio 1989, in Foro it., 1990, I, I, 3038, con nota di Chiarolla, entrambe in Alpa, Bessone, Carbone, Atipicità dell'illecito, cit. vol. II, 164 e 170.
(17) Guareschi fu condannato per aver raffigurato Einaudi passare in rassegna corazzieri e bottiglie di Nebbiolo (Cass. pen. 3 marzo 1952, Guareschi, in Rep. Foro it., 1952, v. Presidente della Repubblica, n. 2 e 3) e, più di recente, la condanna dei giudici di merito romani secondo cui la trasmissione Va pensiero, ispirata allo scandalo delle «carceri d'oro», ha danneggiato l'identità di un partito politico, il P.s.d.i., Trib. Roma 26 giugno 1993, in Dir. informazione e informatica, 1993, 985; in Giur. it., 1994, I, 2, 341 con nota di Giampieri, Satira e reputazione del partito politico.
(18) Sull'applicazione dell'esenzione soggettiva di cui all'art. 68, comma 1, Cost. , non modificato sul punto dalla legge cost. 9 ottobre 1993, n. 3, Cass. 5 maggio 1995, n. 4871, in Corr. giur., 1995, 1392, con nota di Catalano; Cass. 7 febbraio 1996, n. 982, con nota di Chiarolla, in questa Rivista, 1996, 456, nonché le sentenze di merito App. Roma 16 gennaio 1991, in Foro it., 1992, I, 942 e Trib. Roma 7 novembre 1986, ivi, 1988, I, 587. Ancora sui riflessi giornalistici, App. Napoli 12 giugno 1992, in Corr. giur., 1993, 198 con nota di Canepa.
(19) È ormai abitudine attaccare sul versante giudiziario giornalisti e direttori di testate con richieste di sentenze di condanna per diffamazione o per risarcimento del danno che trovano ascolto sul versante giudiziario: «Quereliamo anche noi ...» è il titolo dell'Espresso n. 47 del 27 novembre 1997, 75.
(20) Per Trib. Monza 17 gennaio 1992, in Dir. informazione e informatica, 1993, 132 secondo cui la qualifica rivolta ad un avvocato di «Azzeccagarbugli di turno» non è lesiva perché assume solo il significato non diffamatorio di «soggetto cavilloso».
(21) La qualifica di Azzegarbugli, riferita ad un magistrato, costituisce espressione di palese disprezzo verso le formalità del processo: Pret. Roma 31 ottobre 1991, in Dir. informazione e informatica, 1993, 134. Sulla repulsione del Manzoni per i giuristi in genere, Cattaneo, Carlo Goldoni e Alessandro Manzoni, Milano, 1991, 180.
(22) Trib. Milano 27 dicembre 1995, in questa Rivista, 1996, 225, con commento di Casentino, La tonaca di don Abbondio e la toga del magistrato.

mercoledì 21 gennaio 2015

Rapina a mano armata

Un parlamento eletto con il Porcellum, una legge dichiarata incostituzionale 13 mesi fa dalla Corte Costituzionale, sta approvando, con modalità poco rispettose delle minoranze e della buona procedura, una legge elettorale con liste bloccate (seppure non per tutti i seggi) e premio di maggioranza (seppure con soglia di accesso al 40%). Sono gli stessi difetti del Porcellum, seppur addolciti. Apparentemente: almeno il meccanismo del premio alla lista, anziché alla coalizione, rende gli accordi da alleanze scoperte nascosti e ricattatori accordi fra segreterie e capi locali (v. Floridia, il Manifesto 16 gennaio).
La stanno approvando in tutta fretta, prima di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica: il ruolo del PdR non è insignificante, potrebbe cominciare a parlare di riforme, potrebbe non promulgare la legge e rinviarla alle camere con messaggio motivato proprio su questioni di costituzionalità.
Invece ad approvare l'Italicum, almeno in un ramo del parlamento, a poltrona del Quirinale vacante si hanno molti meno problemi. Ma non solo: con la garanzia di avere parlamentari nominati si ha anche la garanzia di avere un partito (il PD e non solo) compatto nel sostenere le scelte della segreteria/governo, ovvero del centro di potere che deciderà la composizione delle liste. E la scelta prossima più importante è appunto la scelta e l'elezione del nuovo Presidente della repubblica.
Con Berlusconi capo esplicito della maggioranza si è gridato al golpe per meno, per semplici dichiarazioni. Adesso si sta formalizzando una presa del potere da parte di un accrocchio di interessi che non ha altro progetto che distruggere il pluralismo e l'accessibilità democratica delle istituzioni per la determinazione di politiche diverse, quali che siano.

venerdì 16 gennaio 2015

Guardiamo indietro, dove abbiamo fatto bene.

Terrorismo: ci siamo interrogati sul confronto di civiltà, sappiamo che l'eccidio di Parigi ci mette in discussione. Ci fa sentire orgogliosi di stare dietro quelle penne irriverenti e scomode, però poi ci ricordiamo che la civiltà occidentale non solo non è tutta libertà di pensiero, ma non è solo quello, è stata anche intollerante, imperialista, aggressiva, colonialista.

Eppure questi terroristi sanguinari e idioti uccidono per le offese recate ad Allah, uccidono vignettisti, un economista e un agente di polizia e anche qualche ostaggio, mica uccidono per vendicare le Crociate del XIII secolo, o la guerra d'Etiopia del 1936, o quella in Iraq del 1991 o affronti reali. Però sono anche delinquenti comuni pagati da fanatici, non nascono integralisti violenti, sono il braccio armato di organizzazioni solide e deliranti pagate da sfere malate del medio oriente. Che se volessero prenderebbero di mira il ministro della difesa francese, o inglese, invece ordinano di colpire la satira iconoclasta.

E infatti è Bergoglio che darebbe un pugno - e avrei detto lo stesso se avessi la papalina bianca in testa - e si mostra defensor fidei modernissimo, difende qualunque fede (meglio di così), ma anche antichissimo: perché così ipotizza il conflitto tra fedi e società laica, non tra fede e fede come vorrebbero gli estremisti nostrani.

Bene, il terrorismo sta lì, mostruosamente enigmatico, e ci illude di farsi prendere, sfuggendo comunque, da due parti: davanti e di dietro. Davanti ci sono gli effetti del terrorismo, la paura, la guerra politico-vendicativa, la sicurezza cercata per cacciare la paura, la rinuncia alla libertà in nome della tranquillità, davanti c'è comunque, anche quando ci illudiamo di averlo sconfitto, la vittoria del terrorismo. E il nostro affanno di società deboli dinanzi al terrorismo. Perché la risposta efficace contro il terrorismo non esiste, oppure se ci fosse sarebbe di una violenza e di una repressività che negherebbero i nostri dichiarati ideali, le nostre democrazie più della rinuncia al diritto d'espressione.

Dietro e prima ci siamo noi che non vogliamo il terrorismo, ci sentiamo nemici di chi ci minaccia la torre Eiffel, che non possiamo solidarizzare con i terroristi, ma cerchiamo di disinnescare il pericolo pensando che le armi siano culturali, fatte di dialogo, di diritti umani e di laicità, ma anche di tolleranza.

Bene, davanti e dietro, o prima e dopo, credo che se pensiamo di "dare risposte" all'emergenza sbagliamo comunque. Credo che l'unica cosa seria che si possa fare, prima e dopo ogni attentato - perché attentati ci saranno ancora - sia fare sul serio quello che l'Occidente ha dichiarato quando ha pensato di aver vinto sui propri errori, sulla violenza, sulle ingiustizie, sulla guerra, non quando siamo stati sconfitti dal nemico, minacciati dall'invasore, offesi dall'altro e abbiamo rizzato il pelo per dimostrazioni di forza.

Ripartire dalla federazione mondiale di Kant, o dalla Carta dei diritti umani del 1948, dal Concilio Vaticano II, guardare indietro dà più garanzie che guardare avanti con la testa vuota e la pressione alta.

lunedì 5 gennaio 2015

Salva Berlusconi e l'anima mia

Il patto del Nazareno, o le mille altre intese segrete o pubbliche tra Renzi e Berlusconi, conterranno anche di peggio. Senz'altro il metodo ora mafioso, ora padronale, ora dispotico con cui entrambi hanno governato il Paese è confermato quotidianamente, non abbiamo bisogno di altri esempi. Solo esibire disprezzo per questa concentrazione di nequizie, per queste cornucopie del degrado, placa un po' la rabbia che viene dall'esser presi così per il culo.

ora ammette candidamente:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/05/salva-berlusconi-confessione-renzi-norma-lho-fatta-inserire/1314504/

ma nei giorni scorsi:
http://www.huffingtonpost.it/2015/01/05/berlusconi-renzi-salva-silvio-4-giorni_n_6416274.html
"Per capire quale sia la “manina” o la “manona” che ha avuto mandato di scrivere la norma “salva-Berlusconi” occorre riavvolgere la pellicola del nastro al 20 dicembre, quando a palazzo Madama, nella notte, Forza Italia vota una sorta di salva-Renzi, consentendo cioè al governo di non andare sotto sulla legge di stabilità e poi di incardinare la legge elettorale secondo i desideri di palazzo Chigi. E poi occorre seguire il film fino al 24, quando – guarda caso dopo il consiglio dei ministri della salva-Berlusconi – i due contraenti del “patto del Nazareno” si sentono per telefono per gli auguri. Già, per gli auguri.
In mezzo, tra il 20 e il 24, c’è l’intervista di Berlusconi a Repubblica, in cui per la prima volta l’ex premier apre a uno di sinistra al Colle: “Il problema – dice – non sono le radici politiche. Ma che sia un presidente della Repubblica equilibrato, un garante”. Parole su cui arriva, pronto, il segnale di Renzi. Il quale la sera stessa, ospite da Fabio Fazio, chiede al Pd di non “ostacolare”. E poi al Messaggero rivendica l’inscalfibilità del Nazareno: “Berlusconi – dice Renzi – è stato decisivo nel votare convintamente nel 1999 Ciampi e nel 2013 Napolitano. Non vedo alcun motivo per cui dovrebbe star fuori stavolta”.
Fuori dalla proiezione del film, visibile per tutti e che in parecchi dentro il Pd stanno rivendendo in queste ore, ci sono le scene più “hard”, meno proiettabili. Perché fin qui, siamo alla dinamica politica che attiene il Quirinale e le riforme. Il non detto è il prezzo vero del Nazareno. Ovvero l’agibilità politica di Berlusconi. Sia Gianni Letta sia, soprattutto, Denis Verdini i cui contatti con Luca Lotti sono quasi quotidiani dopo la famosa notte del 20 assicurano a Berlusconi che Renzi è ben consapevole del “regalo” fatto da Forza Italia che, a sua volta, avrebbe mandato un “segnale”. “Segnale che arriverà” sono proprio le parole che usa l’ex premier per spiegare ai suoi l’atteggiamento morbido verso Renzi su ogni dossier e che spiegano quello che, anche nella cerchia ristretta, notano come un buon umore insolito tra Natale e Capodanno.
E qui siamo alla parte del film che va in scena nelle stanze del governo, dove prende forma “il segnale”. Raccontano oggi fonti del Tesoro che l’irritazione di Paodan e delle sue strutture è davvero tangibile. Perché hanno avuto l’effetto del classico sale sulla classica piaga le parole indirizzate da Stefano Fassina al Tesoro: “Non esiste che il ministro e il ministero si facciano infilare una norma del genere durante il consiglio dei ministri. Non è un dettaglio, quindi ci sono due possibilità. Il ministro era d’accordo oppure non se ne era accorto”. È la seconda che ha detto: non se ne era accorto. Semplicemente perché non poteva accorgersene. Chi ha parlato con il viceministro Casero in queste ore, visibilmente contrariato anche lui, è arrivato alla conclusione che la “norma salva Berlusconi” sia stata inserita nel testo a consiglio dei ministri concluso. E a consiglio dei ministri concluso una norma del genere può essere inserita solo dal dipartimento degli affari giuridici di palazzo Chigi con la copertura politica del premier. Ovvero da Antonella Manzione, ex capo dei vigili urbani di Firenze, la fedelissima che risponde solo a Renzi e Luca Lotti.

Dunque, il segnale “salva-Berlusconi” si è materializzato dopo la riunione del governo e prima dei contatti natalizi tra il premier e Silvio Berlusconi, approfittando - sussurrano i maligni - del fatto che i giornali non sarebbero usciti per due giorni. Anche perché, spiegano fonti del Tesoro, il testo originario in pre-consiglio era “perfetto” per tutti. E sarà forse anche perché ha fiutato l’irritazione del Tesoro che Renzi alla fine della giornata di ieri ammette che c’è una sua responsabilità. Proprio però nella gestione del caso in parecchi vedono un segnale inquietante da parte del premier: “La proposta tornerà prima in Consiglio dei Ministri, poi alle Commissioni, quindi di nuovo in Consiglio per l’approvazione definitiva entro i termini stabiliti dal Parlamento e cioè entro marzo 2015” ha fatto sapere palazzo Chigi. Significa che la discussione è sospesa e rinviata a dopo le elezioni del Quirinale. Anche questo è un segnale verso Arcore. Perché il cuore del Nazareno è l’agibilità politica di Berlusconi."

domenica 4 gennaio 2015

Con viva e vibrante soddisfazione

Credo che il presidente Giorgio Napolitano meriti tutto il sofferto disappunto, l'accorata censura e la convinta avversione di chi avrebbe voluto un presidente che rispettasse e difendesse la costituzione. 

Esprime invece viva e vibrante soddisfazione con moti di compiaciuto giubilo, oggi, chi grazie alla sua attenta guida ha promosso il cristallizzarsi per tre anni di governi delle larghe intese che distruggono l'economia e la democrazia in Italia. 

Tutti gli altri non hanno capito, o non gliene frega, nulla. 

Il partito che spera in un prossimo presidente che si opponga ai caratteri più odiosi del renzismo e del berluconismo è trasversale nel paese e merita stima e sostegno, ma è un'esigua minoranza in parlamento ed è lì che si eleggerà il prossimo presidente. 

Pertanto... auguri!

Ed ecco qui il mio piccolo discorso anti-presidenziale di capodanno a radio 3 (dal min. 48), m'hanno chiamato dopo che gli avevo inviato il post retorico qui sopra:
http://shar.es/1HJh1g