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sabato 28 febbraio 2026

Contro la revisione costituzionale della destra. Tre punti critici

di Paolo Solimeno 

28.2.2026

A. Sulla separazione delle carriere. Dopo la riforma Cartabia è sostanzialmente inutile, visto che a) sono già separate le funzioni (si può cambiare da G a PM solo 1 volta entro 9 anni dal concorso in magistratura e cambiando regione, infatti cambiano solo 40 magistrati su 9mila); b) la Corte costituzionale, con la sentenza n. 37 del 2000, presidente (guardacaso) Sebastiano Vassalli, ha detto che in costituzione non c'è alcun vincolo a tenere unite o separate le carriere, oltre alle funzioni*, quindi bastava una legge ordinaria; c) se si vuole rendere il PM meno influente nel processo penale basta cambiare il codice; d) la metà delle sentenze di I grado (dati 2024) finisce con assoluzioni, nonostante che il PM abbia chiesto la condanna, l'altra metà con condanne, dov'è l'accondiscendenza del Giudice verso il Pm? Quindi questa modifica è inutile, un falso obiettivo per mascherare i veri scopi di questo attacco alla democrazia costituzionale.


B. Sull'Alta Corte disciplinare. Oggi la Sezione Disciplinare del CSM è composta da 1 vicepresidente (politico), 1 membro politico e 4 membri togati eletti dai magistrati (art. 1 e 4 L. 195/1958). Questo è conforme all'attuale costituzione che impone che i membri, togati e non, siano eletti e che la proporzione sia un terzo di componenti non togati e due terzi togati.


Con la modifica l'Alta corte disciplinare (organo a sé che svolgerà solo quella funzione e sarà fra l'altro un giudice speciale vietato ) sarà composta da 6 politici e 9 togati estratti a sorte. E se va bene i collegi disciplinari saranno composti da 2 non togati e 3 togati (unica formula che consente di svolgere dentro la stessa corte I e II grado e mantenere la proporzione detta). Quindi sarà quasi scontato avere maggioranze governative dentro l'organo disciplinare. 


A ciò si aggiunge un radicale indebolimento anche dei due CSM creati per svolgere le altre cruciali funzioni "datoriali" (nomine e trasferimenti) che oggi sono svolte dall'unico CSM: anche in questi due nuovi organi i membri togati saranno estratti a sorte alla cieca fra tutti i magistrati e si confronteranno con membri non togati estratti a sorte fra soggetti eletti dal parlamento, quindi scelti dalla maggioranza politica. 


Questo realizza un potenziale controllo politico della funzione disciplinare e delle altre funzioni di governo del rapporto di servizio dei magistrati incompatibile con l'autonomia e indipendenza della magistratura pur predicata anche dal nuovo art. 104 cost. e indispensabile perché sia rispettato il principio di separazione dei poteri. 


C. Questa modifica radicale del Titolo IV, punto cardine del nostro stato di diritto, è stata compiuta d'imperio dall'esecutivo senza neppure ascoltare i tanti interventi di professori di diritto costituzionale nelle audizioni e dei membri dell'opposizione in commissione e in aula. La separazione dei poteri dipende proprio dalla tenuta del Titolo IV che deve essere idoneo a sottrarre i magistrati dal controllo politico. Qui e in parti della costituzione è poi disegnata la sottoposizione del potere politico al principio di legalità e gli atti, anche gli atti politici**, alla verifica di conformità a legge e costituzione. Purtroppo la modifica di oggi sarà affiancata presto dalla scrittura delle priorità nell'esercizio dell'azione penale (ddl 933 Senato) e dalla sottrazione al PM del controllo della polizia giudiziaria, anticamera dell'arbitrio poliziesco, come diceva Luigi Einaudi.


Nel complesso quindi la modifica costituzionale è da respingere perché inutile anche a perseguire i falsi obiettivi dichiarati e consapevolmente dannosa per lo stato costituzionale di diritto, per la democrazia e i diritti di tutti.


* sent. 37/2000: "La Costituzione, pur considerando la Magistratura come un unico "ordine", soggetto ai poteri dell'unico Consiglio Superiore (art. 104), non contiene alcun principio che imponga o al contrario precluda la configurazione di una carriera unica o di carriere separate fra i magistrati addetti rispettivamente alle funzioni giudicanti e a quelle requirenti, o che impedisca di limitare o di condizionare più o meno severamente il passaggio dello stesso magistrato, nel corso della sua carriera, dalle une alle altre funzioni."


** uno dei segnali di autoritarismo è la pretesa di sottrarre gli atti politici, in quanto tali, al controllo di legittimità del giudice ordinario, oltreché al potere di annullamento del giudice amministrativo. Cfr. art. 24 e 113 cost. Eppure questa è proprio la pretesa spesso agitata dalla presidente del consiglio. Enzo Cheli e Paolo Barile indicano in questa pretesa uno dei caratteri dello stato autoritario fascista, v. ad es. C. Cass. sez. un. 20.3.1925 che lo avallò.

domenica 8 febbraio 2026

La separazione di poteri, carriere e cervelli

 Sono sinceramente in imbarazzo per i colleghi avvocati che sostengono la modifica costituzionale perché si sono affezionati alla "separazione delle carriere" e non vogliono vedere cosa davvero apparecchia questa riforma per indebolire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. 


E mi chiedo, per esempio, sulla nuova Corte disciplinare e sul sorteggio:


- se il sistema disciplinare attuale è davvero corrotto come mai i procedimenti disciplinari contro i magistrati finiscono con sanzioni nella metà dei casi? 

-  come mai il ministro della giustizia che ha il potere avvia così raramente l'azione disciplinare e ancor più raramente fa ricorso contro assoluzioni? 

- e se l'estrazione a sorte alla cieca è un sistema che cancella le correnti, come mai non è applicato anche ai membri politici? 

- e se funziona e i magistrati estratti saranno senza macchia, perché sono ridotti rispetto ai politici nella nuova Corte disciplinare? 


Non si vorrà forse che il datore di lavoro controlli davvero, di nuovo, il dipendente pubblico che fa il magistrato? Se è così, Trump e Erdogan sono il nostro modello, la democrazia costituzionale è un'altra cosa. Quello che scrissero i costituenti voleva proprio liberare la magistratura dal controllo governativo che c'era sotto il fascismo.


Purtroppo gli obiettivi sono chiari, limitare il ruolo autonomo della magistratura di applicare la legge in base alla costituzione, del resto Meloni e Mantovano lo dicono ogni giorno, perché inventarsi obiettivi sani che loro stessi negano? Possiamo immaginare con quali intenti scriverebbero le leggi di attuazione.