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venerdì 9 gennaio 2026

La fine dell'autogoverno della magistratura?

di Paolo Solimeno

Chi governerà la magistratura? Nella modifica costituzionale approvata il 30 ottobre 2025 e in attesa del referendum la divisione del Csm attuale in tre distinti organi e l'estrazione a sorte dei componenti, soprattutto dei togati, segnano un attacco diretto e calcolato all'autogoverno della magistratura, presupposto della sua effettiva autonomia e quindi della separazione dei poteri dello Stato. Ci sono altri argomenti validi per contrastare la modifica costituzionale al Titolo IV, cioè per votare No al referendum, ma questo mi sembra il più pesante. 


In breve: i nuovi organi rischiano di essere di fatto subordinati alla maggioranza governativa perché i membri saranno nella parte pur minoritaria non-magistrati (avvocati e professori) estratti a sorte, ma da un elenco di sorteggiabili eletto dal parlamento (quindi di fatto dalla maggioranza che sostiene anche il governo), e in parte magistrati estratti davvero a sorte fra Tutti i magistrati (quindi a sorpresa fra 9.000 magistrati). 


Le temibili "correnti" della magistratura (quelle del caso Palamara*) forse così spariranno, ma certamente entrerà la politica** a controllare nomine, trasferimenti e procedimenti disciplinari dei magistrati (fra l'altro la modifica esclude la ricorribilità in Cassazione contro la decisione d'appello dell'Alta corte, in contrasto con l'art. 111 cost.). 


Un attacco alla separazione dei poteri: questo è l'obiettivo della riforma Nordio-Meloni: cancellare l'indipendenza e l'autonomia della magistratura, uno dei cardini della democrazia costituzionale italiana. L'intervento in dettaglio (cfr. Lorenzo Scarpelli su DGC) consiste  a) nella divisione dell'unico CSM attuale in due CSM, uno per i PM e uno per i Giudici, con competenze su cariche, trasferimenti, pareri su ddl riguardanti la giustizia, e un'Alta corte disciplinare e b) nella modifica delle modalità di formazione dei nuovi organi costituzionali (la nuova versione degli art. 104 e 105 cost.). Oggi sono eletti, salvo alcuni membri di diritto, domani saranno diverse le modalità di nomina, i NON TOGATI saranno estratti a sorte da una platea eletta dal parlamento in seduta comune entro sei mesi dall'insediamento; invece i TOGATI saranno estratti a sorte fra tutti i magistrati, pm e giudici, che sono 9.000 circa. Il risultato sarà duplice: solo la componente non-togata (quindi politica) sarà "rappresentativa" di una volontà politica, mentre la togata sarà affidata al caso. Ma vediamo i numeri: 

- i due CSM (uno per PM, uno per Giudici) saranno composti da 1/3 di non togati, 2/3 di togati, vincono i togati? No, perché essendo i togati estratti a sorte saranno di qualsiasi orientamento, o di nessuno, quindi prevarrà la volontà politica organizzata dei membri eletti dalla politica (ed estratti sì, ma fra eletti): infatti il voto del parlamento sarà espresso a maggioranza semplice e prevarrà in ogni legislatura l'orientamento politico che sosterrà anche il governo 

- 1/3 di "politici" e 2/3 divisi fra vari orientamenti darebbero con alta probabilità ai "politici" la prevalenza nelle decisioni. Sarà la legge ordinaria di attuazione a precisare i dettagli sulla composizione, ma l'equilibrio è dettato in costituzione, quindi ipotizziamo un CSM composto da 30 membri, 10 politici, 20 magistrati suddivisi, per esempio, in 6 governativi, 6 dell'opposizione radicale, 8 dell'opposizione dialogante: già così l'orientamento politico "filogovernativo" prevarrà con 16 membri su 30; facciamo un'ipotesi più verosimile in cui i membri togati si suddividano a metà, 10 ostili alla maggioranza governativa, 10 tendenzialmente in linea con le posizioni della maggioranza governativa: le scelte dei membri politici avranno 10 voti politici e 10 voti togati a sostegno e prevarranno sempre (ovviamente in situazioni non conflittuali questo pericolo sarà ridotto e gli orientamenti saranno più liberi, ma le costituzioni sono scritte per far reggere i principi di democrazia in situazioni difficili) 

- per l'Alta Corte Disciplinare la composizione è di 6 membri non togati (tre nominati dal Presidente della Repubblica, 3 sorteggiati da un elenco votato dal parlamento) e 9 membri togati, quindi 15 membri che non potranno però giudicare in plenum, ma dovranno ridursi in collegi giudicanti di ciascun procedimento di 5 giudici per due vincoli: rispettare il rapporto 6-9, cioè due quinti non togati, tre quinti togati; consentire di fare appello davanti a un collegio diverso dal I grado. Il risultato sarà che i membri estratti da una platea di eletti avranno 2 rappresentati in ciascun collegio di 5 e basterà che 1 solo dei membri togati sia della stessa opinione dei non togati per avere la maggioranza "politica", 3 su 5, in ciascun procedimento disciplinare.


Organizzare l'attacco a magistrati scomodi sarà quindi agevole per la politica, almeno se il Presidente della repubblica avrà scelto soggetti vicini al governo. In tale situazione strutturale si può anche ipotizzare una stagione di scarsa conflittualità, essere ottimisti sulle qualità della politica e del PdR per le nomine di sua competenza (ma solo per l'Alta corte disciplinare) e sulle opportunità della magistratura di istruire i propri "rappresentanti" estratti a sorte, ma senz'altro sarà esclusa un'effettiva funzione rappresentativa della magistratura da parte degli organi costituzionali così formatisi e sarà quindi cancellata la loro effettiva funzione di fornire al potere giudiziario un organo di "autogoverno". 

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*fra l'altro lo scandalo Palamara fece emergere sì l'invadenza delle correnti nelle nomine dei magistrati, ma soprattutto svelò le pressioni della politica per determinare la nomina dei capi delle procure più importanti, anzitutto quella di Roma. 

** l'assetto attuale degli organi di autogoverno della magistratura (un terzo di membri eletti dal parlamento, due terzi di membri togati) diventerà con la riforma spostato verso un maggior controllo politico grazie all'estrazione a sorte che si spiega sopra, quindi non è sufficiente rispettare la "prevalenza" dei togati per garantire l'autonomia: ricordiamo che in Assemblea costituente  (https://www.csm.it/portale/web/csm-internet/l-assemblea-costituente con sintesi e tutti gli interventi in argomento all'Assemblea costituente) si arrivò all'equilibrio attuale dopo aver scartato l'ipotesi di maggior autonomia che prevedeva un CSM fatto di soli membri togati. Oggi la destra vuole introdurre una composizione degli organi a cui i costituenti non pensavano nemmeno, tanto è spostata verso la componente politica.


sabato 1 novembre 2025

Magistratura. Che intenzioni ha la destra?

 Separazione delle carriere. Che riforma vigliacca.

La modifica costituzionale è un pessimo segnale di regime, garanzia di stravolgimento formale, e non solo nella sostanza quotidiana che conosciamo, dell'assetto istituzionale con violazione della separazione dei poteri con metodi berlusconiani, anzi peggio: in stile Trump e Orban (e Erdogan, Putin, ecc.).

Azzariti sul manifesto del 31.10 censura proprio l'imposizione della modifica da parte del governo che ha ammutolito i parlamentari della maggioranza. Aggiungo, pro memoria, due indizi dell'attacco determinato alla separazione dei poteri (da parte di una riforma che si limita sulla carta a umiliare i magistrati affibbiandogli organismi di autogoverno estratti a sorte! aprendo però a future invasioni di campo):

1. - il rifiuto della maggioranza, durante l'approvazione del ddl costituzionale, di approvare due impegni proposti dall'opposizione (mantenere in futuro la polizia giudiziaria nella direzione delle procure e non sottoporre il Pm all'esecutivo); 

2. - la presentazione di un ddl per fissare anche il campo di esercizio dell'azione penale ("criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale", ddl 933 al Senato), cioè sancire che l'esercizio dell'azione penale dipende dalla maggioranza governativa (più trumpiano di così!).

Banalmente aggiungo il terzo indizio che è piuttosto una confessione, un'ammissione del crimine: 

3. - il fastidio sistematicamente espresso dalla Meloni verso la magistratura, ad esempio quando sono state travolte da giudici liberi le pretese insistite di deportare i migranti in Albania, o la reazione quando la Corte dei Conti ha sanzionato le irregolarità del progetto del ponte sullo Stretto... 

Dovremo presto fare iniziative informative in vista del referendum, contro la modifica costituzionale, ma in generale in difesa della democrazia costituzionale, non liberale, ricordiamolo ai professorini del main stream reazionario di turno (come Cangini a prima pagina Rai3 questa settimana di fine ottobre) che si accontentano, democrazia costituzionale.

martedì 14 ottobre 2025

Elezioni regionali: in Toscana vince il centrosinistra, bene! Ma avrebbe vinto anche col proporzionale, è lora di tornare alla democrazia..

 La legge elettorale toscana ha espresso il meglio di sé (dell'orrore che è) quanto al premio di maggioranza: è infatti assegnato stavolta a chi come la coalizione per Giani una maggioranza già l'ha conquistata nelle urne, rafforzandolo. E ciò avviene senza esagerare, cioè senza togliere troppi seggi alle opposizioni. Si tratta di dare il 60% e quindi 24 seggi a chi ha raggiunto almeno il 45% dei voti, dice la legge, ma Giani ha raggiunto il 54% (21,6 seggi) e gli tocca il 60% (24 seggi più il suo), pensate che se avesse preso il 40% (16 seggi) il premio gli avrebbe dato ben 7 seggi.

Non voglio sminuire la distorsione, solo sottolineare che con un risultato netto i seggi sottratti all'opposizione si contengono (2,4, forse 3) e il "premio" è a una maggioranza, non a una minoranza.

Restano fuori due liste minori della coalizione di destra.

L'unica lista fuori dal bipolarismo, T.Rossa, prende il 4,5%, un bel risultato che però è sotto lo sbarramento al 5%, francamente non credo che possa passare la candidata presidente Antonella Bundu perché il seggio è assegnato al candidato presidente solo se alla sua lista di sostegno spetterebbe un seggio.

Qui si vede bene come togliere seggi alle opposizioni in nome della governabilità sia una distorsione antidemocratica, contro la rappresentatività del consiglio: la maggioranza col premio in vigore conta su 25 seggi, gliene basterebbero 20 più il presidente, un premio tollerabile sarebbe il 55% (22 seggi, 23 col presidente). 

Comunque la forma di governo presidenziale si aggiunge a questo sistema elettorale e fa delle regioni, della Toscana in particolare, un modello verticistico e oligarchico in cui i consigli non contano quasi nulla, con tutto il rispetto per i consiglieri eletti oggi e nei vent'anni passati, e del presidente un capo intoccabile, se si ha caro il posto.

L'elezione diretta del presidente della giunta e il vincolo di permanenza col consiglio regionale (per cui se il presidente decade si scioglie il consiglio: simul stabunt, simul cadent) hanno dimostrato, in vent'anni, oltre a un drammatico calo dell'affluenza al voto, la marginalizzazione del consiglio e il predominio assoluto del capo della giunta; ciò è aggravato dalla legge elettorale a doppio turno che assegna il 57,5% dei seggi in consiglio a chi arrivi primo con almeno il 40% dei voti (togliendo seggi alle opposizioni) rendendo il ballottaggio solo eventuale e assegnando la maggioranza assoluta a una minoranza! 

A Costituzione invariata, come ha statuito più volte la Corte costituzionale, sarebbe però consentito modificare lo statuto regionale per introdurre l'elezione del presidente della giunta da parte del consiglio regionale, da eleggere con una nuova legge elettorale proporzionale in modo da rappresentare meglio minoranze e territori e restituendo centralità e libertà all'assemblea regionale.




giovedì 25 settembre 2025

Repressione colonialista a Gaza: il risultato di conquista dopo sterminio e deportazione potrà mai essere accettato?

Detto sinceramente: se Israele avesse avuto la forza di NON REAGIRE al feroce attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 adesso i morti sarebbero gli stessi, giovani e comunque civili innocenti, e la sua reputazione sarebbe alle stelle. Non dico che si potesse pretendere questa inerzia, ma sarebbe stata saggia e non solo un porgere l'altra guancia. 

Quello del 7 ottobre 2023 non era un atto di guerra, ma piuttosto di terrorismo, non era un'invasione di Israele da parte di Hamas, avrebbe richiesto operazioni di polizia che Israele è in grado di condurre meglio di qualunque altro stato, reazioni mirate, arresti, non so cos'altro, una reazione anche violenta e cruenta, ma contenuta e senza "troppe" vittime civili. Se Israele avesse evitato la reazione militare feroce e senza fine che tuttora infligge a Gaza, adesso meriterebbe il sostegno esplicito del mondo intero e sotto processo sarebbe Hamas, non Israele. Invece questo massacro senza fine e unidirezionale che ha la sola residua giustificazione dei pochi ostaggi ancora vivi e trattenuti merita, purtroppo, l'esecrazione di chiunque abbia un minimo di equilibrio e di umanità. Certo, senza arrivare a giustificare fenomeni di razzismo, di antisemitismo, o di negazione del diritto di Israele a esistere, dopo quasi ottant'anni di contrastata (ma anche invadente) esistenza (questi eccessi, che anziché gli israeliani pro-Netanyahu, o il governo, attaccano gli ebrei, sono limitati ma esistono, ma l'accusa di compierli è l'unica estrema difesa morale dei difensori dell'aggressione a Gaza). Ma è inevitabile esprimere tutto il disprezzo per questo governo di assassini e corrotti che ha messo un'ipoteca sanguinosa sul futuro, sta impedendo un futuro di pace con gli arabi. 

Quando guardo un documentario sulle vittime dell'Olocausto ho la stessa apprensione che avevo prima, certo, ma mi sento in colpa per non conoscere almeno qualcuno dei volti, dei nomi delle 60.000 vittime palestinesi di questi  giorni di nuovo, terribile, massacro, così come m'ero abituato a conoscere i volti, i nomi, i sogni interrotti, le storie che ci ha meritoriamente consegnato l'incessante lavoro sulla memoria meticolosamente svolto dai sopravvissuti all'Olocausto.

Annoto che i primi di novembre 2023 la vendetta si era già compiuta, si erano già superati i 1200 morti palestinesi a fronte dei 1200 morti denunciati il 7 ottobre 2023. Ma già a fine novembre 2023, pochi giorni dopo, i morti palestinesi erano già 10 volte tanto gli ebrei israeliani uccisi il 7 ottobre, 10 volte tanto. L'eccidio delle fosse Ardeatine (una vendetta in tempo di guerra di mosse da 33 vittime naziste e fece 335 vittime italiane, non solo resistenti, ma civili, militari, ebrei, detenuti comuni. Ora, a fine settembre 2025, a quasi due anni dall'inizio del genocidio, del massacro con intenzioni e tecnica genocidaria, siamo a oltre 50 volte i morti da una parte rispetto al lato degli aggressori. 

Le condizioni di sostanziale occupazione territoriale di ogni spazio, ben oltre il territorio assegnato nel 1948 e ormai anche oltre l'occupazione realizzata con la guerra dei Sei giorni nel 1967 con la sostanziale cancellazione della Cisgiordania e la trasformazione di Gaza in un territorio sotto assedio privato di ogni rifornimento e bombardato e con una sostanziale deportazione forzata verso il Sud, rendono impossibile qualsiasi confronto con altre guerre di aggressione e rimandano piuttosto ai peggiori episodi di repressione delle resistenze alla colonizzazione.

sabato 13 settembre 2025

Colonialismo israeliano e diritti umani: le nostre complicità, la nostra memoria

 C'è qualcosa di molto più vicino a noi e imbarazzante che assomiglia all'assedio, alla vendetta e al disprezzo per esseri umani considerati non solo responsabili, ma inferiori, sacrificabili, trasferibili, affamabili, sterminabili per progetti di dominio e governo di una colonia, di un territorio di proprietà come Israele considera la terra su cui ha iniziato a espandersi. C'è qualcosa che non è il ripetersi del "male assoluto" del nazismo che produsse l'Olocausto. Ed è il colonialismo. Il colonialismo italiano. Liberale e poi fascista. Che ha occupato, combattuto, depredato popolazioni intere in Africa, prima Eritrea e Somalia, poi Libia ed Etiopia. 


Netanyahu non assomiglia affatto a Hitler: lui vuole una democrazia di ebrei che espelle i non ebrei, non vuole una dittatura qualunque, ha costruito uno stato confessionale e vuol zittire la magistratura. Sta distruggendo un regime che già era di sostanziale apartheid, la legge fondamentale del 2018 e la riforma della giustizia sono una fuga dalla democrazia, ma non mira al totalitarismo, solo che per mantenersi al potere oggi fa guerre e forzature golpiste, per mantenere la minoranza ebraica al potere domani sta sterminando gli arabi e stravolge il regime semidemocratico che c'era. 


Netanyahu assomiglia piuttosto a Italo Balbo, assomiglia soprattutto a Rodolfo Graziani, fascista della prima ora e poi ministro della RSI, uno degli eroi dell'ambiente culturale di Giorgia Meloni, assieme a Giorgio Almirante. Ma Bibi assomiglia anche un po' al campione dell'industria prima liberale e poi fascista Giuseppe Volpi conte di Misurata, ideatore della Mostra di Venezia cui è dedicata la Coppa, già governatore della Tripolitania che fu il primo a chiedere al campione di liberalismo Amendola più poteri per sedare la resistenza in Libia e trasferire terre agli italiani. E ancora al nostro silenzio, o ai tardivi risvegli del vigliacco Occidente, assomiglia la doppia morale che ha dominato durante tutta l'Età dell'Imperialismo. Quella per cui difendevamo vite e proprietà in patria e si approvavano confische, deportazioni e impiccagioni per chi quelle vite e quelle terre difendeva nelle colonie. Il genocidio di Gaza non è nazismo, è l'Italia di qualche anno fa che Giorgia Meloni difende, nelle riunioni private, l'Italia a cui La Russa e Lollobrigida si ispirano. 


Tutti comportamenti messi fuori legge durante e dopo la decolonizzazione, considerati crimini contro l'umanità, crimini di aggressione e perseguiti dalle Corti dell'Aja e per cui l'ONU dovrebbe mobilitarsi. Ora si è svegliato anche Adriano Sofri, gli sembra che sia passato troppo tempo e la vendetta verso il 7 ottobre non sia più giustificabile. Noi, con il nostro male non assoluto dovremmo fare i conti in modo un po' più tempestivo, non dopo due anni: sono ottant'anni che quelle condotte sono fuorilegge e siamo ancora qui a baloccarci su quanto siano esecrabili, se "eccessi di difesa" o "crimini", se "massacro" o "genocidio". 

E intanto il nostro governo non smentisce la sua natura ed è complice silenzioso, rispetta l'alleato Netanyahu perché ci vede ancora, in un fuori tempo incomprensibile e infantile, il suprematismo, il razzismo, l'opportunismo, il bellicismo senza freni che ispirarono quella feccia ignobile che è stato il fascismo e i suoi silenziosi complici.


Qui non sono "gli ebrei" che bombardano stati nemici, Libano, Siria, Iran, Qatar, Yemen, affamano e massacrano una provincia assediata come Gaza uccidendo direttamente più di 60mila persone, centinaia di migliaia moriranno di stenti e malattie..., sparano su navi con aiuti umanitari come la Sumud Flotilla e occupano militarmente ed espropriano territori in Cisgiordania, no, è un governo golpista, terrorista e colonialista. Gli ebrei e gli israeliani meritano tutta l'attenzione e tutela che riconosciamo a ogni cultura e confessione e a ogni nazione. Ma non possiamo collaborare con un governo colonialista e criminale. Anche i crimini di genocidio e aggressione prevedono responsabilità per i complici. 

lunedì 23 settembre 2024

Israele si vendica senza misura e cade nella trappola suicida di Hamas

L'attacco di Israele a Beirut è terrorismo, o crimine di guerra, fate voi. 39 morti e 3.000 feriti il primo giorno, poi centinaia. Il primo inedito attacco con i "cercapersone" provoca 400 colpiti agli occhi, 300 dei quali hanno perso la vista. La gran parte del resto dei feriti, colpita all’addome, ai genitali e alle mani, si trovava in contesti civili e non militari e questo ascriverebbe gli attacchi al rango di crimini di guerra, d’accordo con la convenzione di Ginevra del 1949. L'attacco prosegue a sud: giovedì notte 70 missili in 20 minuti lanciati dall’esercito israeliano. 

Il Libano è un'esperienza, certo non granché riuscita, di convivenza fra culture, etnie e religioni diverse. Per brevi periodi il governo condiviso ha funzionato (in uno stato confessionale, ma nel particolarissimo modo in cui solo il Libano è organizzato, con il riparto del potere fra le varie confessioni), poi è stato turbato, ad esempio dal prevalere di musulmani nella popolazione con pretese di diversi equilibri di potere, dalla nascita di gruppi terroristi legati all'Iran, ecc. Ma il "modello" israeliano non è certo migliore, un'occupazione di tipo coloniale che nasce con modalità non più bizzarre di altre determinazioni coloniali e sulla grande e urgente spinta della necessità di trovare una terra e un pur inadeguato risarcimento ai sopravvissuti dell'Olocausto, è divenuto intollerabile già dal 1967, genera giustificazioni ad azioni di gruppi terroristici, ma ormai è uno stato segregazionista e integralista, seppure con importanti resistenze al suo interno che si potrebbero affermare in futuro, ma con quale disponibilità al dialogo da parte palestinese? 

Il massacro interminabile a Gaza, 40.000 persone uccise equivalgono a più di un milione di morti su scala italiana, procede assieme alla repressione in Cisgiordania. Se si tratta di una vendetta, la sua ferocia e sproporzione rispetto al pur enorme attacco di Hamas del 7 ottobre scorso trasforma Israele da stato democratico, seppur bellicoso, poi stato coloniale e da ultimo confessionale, in stato terrorista.

Hai voglia a dire che non si possono confondere le responsabilità di un governo con quelle di un popolo: il timore più serio e attuale, oltre al rammarico per le vittime, dovrebbe essere che ciascun popolo - israeliano e palestinese - finisca per perdere per contrappasso, agli occhi dell'opinione pubblica schierata, il diritto ad avere un territorio e all'autodeterminazione. Altro che due popoli e due stati, nessun popolo e nessun diritto in una guerra permanente. 

L'inerzia occidentale è insopportabile, è criminale trattare Netanyahu come se non fosse un terrorista o un criminale di guerra.

Trent'anni di normativa sull'immigrazione (e di ingratitudine)

L'immigrazione nella normativa italiana degli ultimi trent'anni: un mio pezzo scritto per il Grandevetro, uscito poi sul sito dei Giuristi Democratici in versione un po' ampliata, con qualche nota. 
Buona lettura:

 https://giuristidemocratici.it/Immigrazione_Asilo/post/20240905202633




giovedì 29 febbraio 2024

Deus ex machina. (Ovvero: ci vuole uno che cali dall'alto e detti la soluzione della questione israeliana)

 La lettera del 28 febbraio di Enrico Fink al comune di Firenze e alle sue rappresentanze istituzionali dopo il convegno di sabato 24 contiene molte importanti riflessioni che ad una prima lettura mi creano perplessità, quasi fastidio, ma poi la stima che ho della persona, ma anche il rispetto per la comunità che rappresenta mi inducono a riflettere. Ho ascoltato in varie forme e diverse occasioni parole di insofferenza verso lo stato d'Israele che arrivano fino al desiderio di ridurne, delimitarne la presenza e l'autorità per lasciar spazio ai palestinesi. Ci sono delle intollerabili ingiustizie, illegittimità che dal 1948, o almeno dal 1967 non sono state sanate e su cui si aggiungono soprusi, sottrazioni, radicalizzazioni del conflitto estreme e non risarcibili. 

Il drammatico rincorrersi della condizione di vittime e carnefici nell'arco di quasi un secolo non è estraneo alle affermazioni sotto accusa e alla reazione infastidita, o almeno allarmata, che creano. Da osservatore fortunato, per nulla coinvolto né nel dramma palestinese, fatto di sangue e rinnovata incertezza per la propria sorte, né in quello ebreo, fatto di dolorosa costrizione a interrogarsi di nuovo sulla propria condizione di esuli indesiderati e accusati, mi chiedo se ci sia possibilità di dialogo. Forse non posso chiedere a chi è invece coinvolto, ingiustamente accusato da una parte o dall'altra, di comprendere l'avversario, o l'accusatore, le ferite recenti e vive come quelle remote e rinnovate da terribili accuse fatte senza distinguere stato da popolo e fede da guerra premono troppo e impediscono di dialogare, troppe sono le premesse e le ammissioni chieste all'interlocutore e avversario. Ma come posso pretendere che oggi un palestinese che ha visto uccidere bambini, donne e compagni abbia parole misurate, di pace e comprensione? E come posso pensare che sia pacato e comprensivo un ebreo che vede mettere in discussione non gli atti del governo Netanyahu, ma l'esistenza di quella terra che ha dato rifugio a un popolo scacciato dalla follia nazista che è stata di larga parte d'Europa? Bisogna farsi guidare da altri sentimenti, riconoscere qualche autorità superiore, estranea al conflitto, che possa mediare. Dobbiamo sì ascoltare le parti in conflitto, chiedere l'interruzione immediata dell'aggressione militare che è indubbiamente unidirezionale, ma l'urgenza non è nel dar ragione ai palestinesi o agli israeliani, l'urgenza è uscire dalla logica della vendetta immediata espressa dalle vittime di un conflitto che dura da oltre cinquant'anni e delegare a un'autorità superiore l'individuazione di soluzioni che consentano di disegnare un futuro sostenibile, ipotizzabile, per quei popoli e quelle terre. Se qualche giorno di tregua sarà assicurato dal piano di rilascio dei prigionieri in mano ad Hamas bisognerebbe che fosse utilizzato per questo, per delegare, spostare in altre mani il potere di risolvere il conflitto. La reputazione di Israele - e ovviamente quella spero più solida degli ebrei - secondo me dipende da questa capacità di delega, di arretramento, così come da questo dipende la sopravvivenza come nazione, e non come sparse vittime di un massacro, dei palestinesi. Spero che ci si provi.

mercoledì 24 gennaio 2024

Secessione e Costituzione

 L'#autonomiadifferenziata approvata al senato è un attacco frontale a funzioni essenziali, istruzione e salute anzitutto, al principio di uguaglianza, all'equità fiscale.


Non guardiamo solo il ddl #Calderoli, ci sono già le "intese" con Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna che scavalcano il parlamento (saranno modificabili solo su iniziativa delle regioni, lo stato non potrà toccarle). Gentiloni le ha approvate nel 2018, sì, e il nuovo Titolo V è del centrosinistra del 2001, ma guardiamo alla sostanza: lo sfascio.

Approvare i LEP non è una garanzia di equità, anzi: vuol dire solo consentire le disuguaglianze, prestazioni più basse dove ci sono redditi più bassi. Come si potranno garantire poi col vincolo dell'equilibrio di bilancio dell'art. 81? Come regge la repubblica se, come previsto dalle prime intese e denunciato dalla ragioneria dello stato, Svimez ecc., 80 o 90% dei tributi resterà dove è raccolto?

Le intese ex art. 116 3° comma cost. rompono il principio di solidarietà, art. 2, 3 e 53, che vuole le imposte più alte a chi ha capacità contributiva maggiore per garantire servizi a chi ha meno. Creare "gabbie" fiscali entro le quali si trattiene la quasi totalità del gettito della regione è ingiusto, ma anche insostenibile per le finanze nazionali.

Poi se tutte le competenze legislative diventano regionali, salvo esercito e giustizia per intendersi) siamo non solo al fallimento, ma alla secessione a costituzione invariata, quindi la conflittualità sociale e istituzionale sarà drammatica. Non si può stare a guardare.

Qui la registrazione di un incontro del 18.1 a Palazzo Vecchio con Marina Boscaino e Domenico Gallo:

https://www.facebook.com/hashtag/autonomiadifferenziata?__eep__=6&__cft__


giovedì 21 dicembre 2023

Mes chini!

Patto di stabilità che costerà 5 miliardi l'anno fino al 2027 di tagli per ridurre il deficit e tagli ulteriori per ridurre il debito. Certo se poi i soldi si usano per cuneo fiscale e riduzione dell'IRPEF per i redditi più alti, meglio non averli. Da criticare anche che non siano conteggiati nell'indebitamento gli investimenti per ambiente e armamenti, cioè i due mantra del nostro tempo: il primo una copertura verde acritica di spese che vanno ad arricchire i ricchi, il secondo un suicidio dell'Europa che con il massacro ucraino scava la fossa della propria sudditanza economica dagli Usa.

MES: non ratificare le modifiche mi pare una scelta di propaganda a costo zero, visto che la vera partita era il patto di stabilità. Il Mes, con le novità da ratificare delle misure precauzionali e della tutela per le crisi bancarie, era semmai migliorato. Quel che andava criticato e smontato (impossibile perché insito nei trattati) era il rapporto tra uso del fondo e vincoli di ristrutturazione radicale del paese sotto la vigilanza dell'UE. 

Il trattato del 2021 non ratificato dell'Italia introduce un giudizio di sostenibilità del prestito che però ci toccherebbe solo in caso di attivazione; e sui versamenti aggiuntivi che Borghi e altri paventano si consideri che già oggi dovremmo versare 125 miliardi e invece ne abbiamo versati solo 14, quindi non c'è alcun onere aggiuntivo reale.

Il no imposto dalla maggioranza governativa esprime quindi una propaganda preelettorale. E da "sinistra" non si fa che balbettare che il Mes andava ratificato e che il duo franco-tedesco ha tenuto al margine l'Italia. Ma quale UE si ha in testa? Su cosa mai si farà campagna elettorale?