A freddo... mi vien da dire che se il fatto della concussione non c'è perché manca l'utilità per il concusso, se poi il fatto della prostituzione minorile manca perché l'utilizzatore era inevitabilmente convinto che la traviata fosse maggiorenne... ma il fatto che sussiste, politicamente, lo rende un padre della patria? La patria di Renzi, forse, la patria di Verdini, di gente che disistimo quanto Berlusconi.
Non la mia. Non seguirò il suggerimento (provocazione birichina) del presidente del consiglio di mettere sassi sui binari. Ma giudizi politici diàmoli! Degli arroganti vanesi stanno sulle prime pagine a vantarsi di far riforme!
Ma viva l'ostruzionismo! Viva i sassi degli 8.000 emendamenti disel e dei benemeriti dissenzienti. Sabbia negli ingranaggi del disegno di questa sconcia estrema destra travestita da alleanza innovatrice, come sempre.
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lunedì 21 luglio 2014
sabato 19 luglio 2014
Avremo una costituzione di destra
Ascoltare il prof. Pertici e la sen. Ricchiuti (18 luglio alla Festa dell'Arno) fa pensare che dentro o
intorno al PD qualcuno ancora ragioni.
E che se volesse Renzi potrebbe portare avanti riforme che migliorino la democrazia (la rappresentatività delle istituzioni), anche quella diretta (invece di restringerla), il lavoro (lottando contro la precarietà, non espandendola), l'economia (perseguendo l'evasione fiscale di cui non parla mai!).
Farebbe il riformista e garantirebbe ugualmente a questa legislatura di durare un bel po' (obiettivo primario di una riforma).
Certo, dovrebbe allearsi su qualcosa con M5S e SEL, invece che con Berlusconi e Verdini. Invece vuol proprio fare riforme di destra.
Vuol proprio asservire il parlamento.
Non è fascismo.
Ma è destra. E poco liberale.
E che se volesse Renzi potrebbe portare avanti riforme che migliorino la democrazia (la rappresentatività delle istituzioni), anche quella diretta (invece di restringerla), il lavoro (lottando contro la precarietà, non espandendola), l'economia (perseguendo l'evasione fiscale di cui non parla mai!).
Farebbe il riformista e garantirebbe ugualmente a questa legislatura di durare un bel po' (obiettivo primario di una riforma).
Certo, dovrebbe allearsi su qualcosa con M5S e SEL, invece che con Berlusconi e Verdini. Invece vuol proprio fare riforme di destra.
Vuol proprio asservire il parlamento.
Non è fascismo.
Ma è destra. E poco liberale.
venerdì 18 luglio 2014
Consolazioni immateriali
"eh
no, caro lei, io non sono contro il maggioritario e l'esecutivo forte
perché sono d'un partito piccolo, ma sono d'un partito piccolo perché è
l'unico che è contro il maggioritario e lo strapotere dell'esecutivo.
Sarebbe un ben diverso paese se forze maggioritarie promuovessero riforme che aumentano la rappresentatività e il pluralismo delle istituzioni e favoriscono un'informazione affidabile e indipendente"
Sarebbe un ben diverso paese se forze maggioritarie promuovessero riforme che aumentano la rappresentatività e il pluralismo delle istituzioni e favoriscono un'informazione affidabile e indipendente"
lunedì 14 luglio 2014
Barricate contro la riforma di Renzi e Berlusconi!
oggi fanno 225 anni dalla presa della Bastiglia, 14 luglio 1789
(225 è anche, per una felice ed evocativa coincidenza, la capienza in litri del barrique, prezioso contenitore di vino, ma anche pezzo indispensabile di tante barricate).
Ebbene oggi mi piace anche ricordare uno dei fondamenti del costituzionalismo moderno, l'art. 16 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino che sarebbe stata approvata qualche settimana dopo:
Art. 16. Toute Société dans laquelle la garantie des Droits n'est pas assurée, ni la séparation des Pouvoirs déterminée, n'a point de Constitution. (ogni società in cui la garanzia dei Diritti non è assicurata, né la separazione dei Poteri determinata, non ha alcuna Costituzione)
un articolo tradito oggi da maggioranze sedicenti liberali o democratiche con la cancellazione di diritti (del lavoro, politici) e con la proposta di riforme costituzionali che snaturerebbero l'equilibrio e la separazione dei poteri dando un ruolo preponderante all'esecutivo.
(225 è anche, per una felice ed evocativa coincidenza, la capienza in litri del barrique, prezioso contenitore di vino, ma anche pezzo indispensabile di tante barricate).
Ebbene oggi mi piace anche ricordare uno dei fondamenti del costituzionalismo moderno, l'art. 16 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino che sarebbe stata approvata qualche settimana dopo:
Art. 16. Toute Société dans laquelle la garantie des Droits n'est pas assurée, ni la séparation des Pouvoirs déterminée, n'a point de Constitution. (ogni società in cui la garanzia dei Diritti non è assicurata, né la separazione dei Poteri determinata, non ha alcuna Costituzione)
un articolo tradito oggi da maggioranze sedicenti liberali o democratiche con la cancellazione di diritti (del lavoro, politici) e con la proposta di riforme costituzionali che snaturerebbero l'equilibrio e la separazione dei poteri dando un ruolo preponderante all'esecutivo.
domenica 13 luglio 2014
Luoghi comuni, vantaggi privati
Il mercato del lavoro in Italia è flessibile:
http://stats.oecd.org/Index.aspx?DatasetCode=EPL_OV#
Le due Camere sono rapide, non meno degli altri parlamenti europei, a convertire in legge i decreti del governo:
http://www.senato.it/.../BGT/Schede/Statistiche/index.html
ma forse ormai i parametri non sono le democrazie europee, quando si invocano le riforme, ma il ventennio fascista che ambiva a trasformare aule sorde e grige in bivacco per i propri manipoli, o il mercato del lavoro di qualche paese emergente dell'estremo oriente in cui non c'è alcuna tutela.
http://stats.oecd.org/Index.aspx?DatasetCode=EPL_OV#
Le due Camere sono rapide, non meno degli altri parlamenti europei, a convertire in legge i decreti del governo:
http://www.senato.it/.../BGT/Schede/Statistiche/index.html
ma forse ormai i parametri non sono le democrazie europee, quando si invocano le riforme, ma il ventennio fascista che ambiva a trasformare aule sorde e grige in bivacco per i propri manipoli, o il mercato del lavoro di qualche paese emergente dell'estremo oriente in cui non c'è alcuna tutela.
sabato 12 luglio 2014
Che fare se il Partito Democratico cancella i diritti e la democrazia?
Un sabato qualunque, piovoso e non caldo come dovrebbe essere un 12 luglio, induce ad annotare, quasi come su un diario intimo, il disagio per i tempi che corrono. Disagio e stanchezza.
Tempi in cui prevale l'inganno e la menzogna nelle cose importanti, pubbliche, come nelle riforme costituzionali propagandate ora come necessarie, ora come utili per "essere credibili in Europa".
Massimo Villone annota le menzogne di una riforma brutta, pericolosa e inutile che riduce l'equilibrio delle istituzioni democratiche per inseguire un'efficienza (o governabilità) che è già a portata, quando c'è volontà politica, e dà al governo uno strapotere mai preteso nemmeno da Berlusconi:
http://ilmanifesto.info/costituzione-e-falsita/
Riforme che sarebbero impensabili se si dovessero prendere sul serio gli appelli di Carlo Azeglio Ciampi (che rinviò alle camere diversi d.l.) e Napolitano contro l'eccesso di decretazione d'urgenza (si ricorda il rinvio del decreto "Englaro"), appelli ripetuti fino a diventare oggetto di numerosi studi (fra gli altri A. Spadaro, Può il Presidente della Repubblicarifiutarsi di emanare un decreto-legge? Le “ragioni” di Napolitano, in Forum Quad. cost., 2009).
E cosa c'è ora in questa riforma, sostenuta da Napolitano fino a preannunciare di potersi dimettere lieto e soddisfatto se verrà approvata? Una riforma dell'art. 72 Cost. che renderebbe generalizzato e senza limiti l'uso di una procedura più insidiosa del decreto legge, per cui non si parlerebbe più di abusi oltre i limiti costituzionali, ma di un potere senza limiti sancito in costituzione:
Strapotere che diventa davvero inquietante se si pensa a come sarebbe facile ottenerlo con la nuova legge elettorale "Italicum". Potere che nel frattempo è utilizzato per cancellare il diritto del lavoro, più di quanto ha fatto la ministra Fornero del vituperato governo Monti. Il decreto legge 34/2014, già convertito in legge in pochi giorni da un efficientissimo bicameralismo perfetto, ha deciso di cancellare ogni limite all'assunzione a tempo determinato: il datore di lavoro potrà farlo senza ragione (acausalità), stipulando anche brevissimi contratti - decine e decine - fino a tre anni di tempo totale; anche oltre in alcuni settori, o se così prevede il contratto collettivo. La nuova normativa appare in contrasto frontale con la pur molto liberale direttiva UE 1999/70 in applicazione della quale l'Italia aveva approvato il D.Lgs. 368/2001 che ora Renzi e Poletti hanno sostanzialmente cancellato: rinvio al ricorso-denuncia alla Corte di Giustizia UE preparato dai Giuristi Democratici:
http://www.giuristidemocratici.it/post/20140401200444/post_html
Intanto si prepara una riforma degli ammortizzatori sociali e dei contratti di lavoro (ddl 1428 al Senato) che dà deleghe vaghe al governo, ma di sostanziale rinuncia a coprire le conseguenze della radicale precarizzazione del mercato del lavoro: siamo davvero nel solco del più radicale neoliberismo, ideologia che non ha mai capito perché i contratti di lavoro debbano avere una disciplina diversa dai contratti di compravendita. Sembra che Renzi gli stia dando delle risposte soddisfacenti, sia in patria che a Bruxelles, sostenendo Junker, ma stupisce che le reazioni a questo disegno siano così scarse. La CGIL che ne pensa? La sinistra del PD ha detto qualcosa?
In parlamento l'unica opposizione coerente sui temi detti è la sparuta pattuglia di Sinistra ecologia e libertà, lo dico con riconoscenza e partecipazione, ma rattrista pensare che non solo in parlamento, ma nel paese idee simili sembrano non avere seguito oltre piccole nicchie di intellettuali o movimenti.
L'informazione segue - con paura o convinzione - la main stream sempre più vuota e cialtrona del potere dilagante del rignanese che ha invaso di fedeli incompetenti le amministrazioni locali e nazionali. E senza informazione non si esce dall'inganno preparato a tavolino dal potere più sfacciato e cinico che si sia visto prevalere negli ultimi settant'anni in Italia.
Tempi in cui prevale l'inganno e la menzogna nelle cose importanti, pubbliche, come nelle riforme costituzionali propagandate ora come necessarie, ora come utili per "essere credibili in Europa".
Massimo Villone annota le menzogne di una riforma brutta, pericolosa e inutile che riduce l'equilibrio delle istituzioni democratiche per inseguire un'efficienza (o governabilità) che è già a portata, quando c'è volontà politica, e dà al governo uno strapotere mai preteso nemmeno da Berlusconi:
http://ilmanifesto.info/costituzione-e-falsita/
Riforme che sarebbero impensabili se si dovessero prendere sul serio gli appelli di Carlo Azeglio Ciampi (che rinviò alle camere diversi d.l.) e Napolitano contro l'eccesso di decretazione d'urgenza (si ricorda il rinvio del decreto "Englaro"), appelli ripetuti fino a diventare oggetto di numerosi studi (fra gli altri A. Spadaro, Può il Presidente della Repubblicarifiutarsi di emanare un decreto-legge? Le “ragioni” di Napolitano, in Forum Quad. cost., 2009).
E cosa c'è ora in questa riforma, sostenuta da Napolitano fino a preannunciare di potersi dimettere lieto e soddisfatto se verrà approvata? Una riforma dell'art. 72 Cost. che renderebbe generalizzato e senza limiti l'uso di una procedura più insidiosa del decreto legge, per cui non si parlerebbe più di abusi oltre i limiti costituzionali, ma di un potere senza limiti sancito in costituzione:
art. 72 (comma aggiunto dal ddl) "Il Governo può chiedere alla Camera dei deputati di deliberare
che un disegno di legge sia iscritto con priorità all'ordine del
giorno e sottoposto alla votazione finale entro sessanta giorni
dalla richiesta ovvero entro un termine inferiore determinato in
base al regolamento tenuto conto della complessità della
materia. Decorso il termine, il testo proposto o accolto dal
Governo, su sua richiesta, è posto in votazione, senza
modifiche, articolo per articolo e con votazione finale. In tali
casi, i termini di cui all'articolo 70, terzo comma, sono
ridotti della metà
Strapotere che diventa davvero inquietante se si pensa a come sarebbe facile ottenerlo con la nuova legge elettorale "Italicum". Potere che nel frattempo è utilizzato per cancellare il diritto del lavoro, più di quanto ha fatto la ministra Fornero del vituperato governo Monti. Il decreto legge 34/2014, già convertito in legge in pochi giorni da un efficientissimo bicameralismo perfetto, ha deciso di cancellare ogni limite all'assunzione a tempo determinato: il datore di lavoro potrà farlo senza ragione (acausalità), stipulando anche brevissimi contratti - decine e decine - fino a tre anni di tempo totale; anche oltre in alcuni settori, o se così prevede il contratto collettivo. La nuova normativa appare in contrasto frontale con la pur molto liberale direttiva UE 1999/70 in applicazione della quale l'Italia aveva approvato il D.Lgs. 368/2001 che ora Renzi e Poletti hanno sostanzialmente cancellato: rinvio al ricorso-denuncia alla Corte di Giustizia UE preparato dai Giuristi Democratici:
http://www.giuristidemocratici.it/post/20140401200444/post_html
Intanto si prepara una riforma degli ammortizzatori sociali e dei contratti di lavoro (ddl 1428 al Senato) che dà deleghe vaghe al governo, ma di sostanziale rinuncia a coprire le conseguenze della radicale precarizzazione del mercato del lavoro: siamo davvero nel solco del più radicale neoliberismo, ideologia che non ha mai capito perché i contratti di lavoro debbano avere una disciplina diversa dai contratti di compravendita. Sembra che Renzi gli stia dando delle risposte soddisfacenti, sia in patria che a Bruxelles, sostenendo Junker, ma stupisce che le reazioni a questo disegno siano così scarse. La CGIL che ne pensa? La sinistra del PD ha detto qualcosa?
In parlamento l'unica opposizione coerente sui temi detti è la sparuta pattuglia di Sinistra ecologia e libertà, lo dico con riconoscenza e partecipazione, ma rattrista pensare che non solo in parlamento, ma nel paese idee simili sembrano non avere seguito oltre piccole nicchie di intellettuali o movimenti.
L'informazione segue - con paura o convinzione - la main stream sempre più vuota e cialtrona del potere dilagante del rignanese che ha invaso di fedeli incompetenti le amministrazioni locali e nazionali. E senza informazione non si esce dall'inganno preparato a tavolino dal potere più sfacciato e cinico che si sia visto prevalere negli ultimi settant'anni in Italia.
sabato 5 luglio 2014
Se nato morto
In breve, senza distrarsi con questioni marginali, direi che la riforma preparata da Renzi e Berlusconi si riassume in questi elementi:
- legge elettorale che cancella le minoranze con sbarramenti alti e premio di maggioranza
- potere del governo di imporre disegni di legge a data fissa: da approvare alla Camera senza emendamenti entro 60 gg. (peggio del decreto legge che, in sede di conversione, può essere modificato; e senza alcun limite di necessità e urgenza, ma solo per arbitraria decisione del governo)
- senato non elettivo con esponenti locali (sindaci e presidenti di regione e eletti dai consigli regionali) e nominati dal presidente della repubblica,
- senato, soprattutto, senza poteri effettivi: anche nelle competenze (legate alle questioni locali) che dovrà condividere col Senato, la Camera potrà imporre il proprio testo approvandolo a maggioranza assoluta (quorum facile da raggiungere con l'Italicum)
- poteri di modifica della costituzione e di nomina di organismi costituzionali (corte costituzionale, presidente della repubblica, CSM) saranno quasi a portata della maggioranza governativa.
Il risultato sarà un rafforzamento del potere esecutivo che dominerà sia il legislativo sia le istituzioni di garanzia (l'effetto su queste non è automatico, ma è reso certo molto più debole ogni procedimento o maggioranza aggravata). L'elezione indiretta del presidente del consiglio sarà solo apparente, ma il meccanismo è più insidioso dell'elezione diretta (pur rara in democrazia) perché con un solo voto si determinano entrambi gli organi (governo e camera) vincolandoli in modo indissolubile e dissuadendo così la maggioranza governativa dallo sfiduciare il governo.
Fermateli.
- legge elettorale che cancella le minoranze con sbarramenti alti e premio di maggioranza
- potere del governo di imporre disegni di legge a data fissa: da approvare alla Camera senza emendamenti entro 60 gg. (peggio del decreto legge che, in sede di conversione, può essere modificato; e senza alcun limite di necessità e urgenza, ma solo per arbitraria decisione del governo)
- senato non elettivo con esponenti locali (sindaci e presidenti di regione e eletti dai consigli regionali) e nominati dal presidente della repubblica,
- senato, soprattutto, senza poteri effettivi: anche nelle competenze (legate alle questioni locali) che dovrà condividere col Senato, la Camera potrà imporre il proprio testo approvandolo a maggioranza assoluta (quorum facile da raggiungere con l'Italicum)
- poteri di modifica della costituzione e di nomina di organismi costituzionali (corte costituzionale, presidente della repubblica, CSM) saranno quasi a portata della maggioranza governativa.
Il risultato sarà un rafforzamento del potere esecutivo che dominerà sia il legislativo sia le istituzioni di garanzia (l'effetto su queste non è automatico, ma è reso certo molto più debole ogni procedimento o maggioranza aggravata). L'elezione indiretta del presidente del consiglio sarà solo apparente, ma il meccanismo è più insidioso dell'elezione diretta (pur rara in democrazia) perché con un solo voto si determinano entrambi gli organi (governo e camera) vincolandoli in modo indissolubile e dissuadendo così la maggioranza governativa dallo sfiduciare il governo.
Fermateli.
martedì 17 giugno 2014
la maggioranza della maggioranza
La cacciata dei senatori che dissentivano sul disegno di riforma costituzionale dalla Commissione affari costituzionali è chiaramente un segno di debolezza della maggioranza governativa che dimostra di non avere i consensi necessari a portare avanti il ddl sul senato. Se questo è il dissenso interno, bisogna però esser consapevoli quali conseguenze avrebbe una tolleranza interna: ovvero, se Renzi ascolta Mineo, perde l'appoggio di Berlusconi. Preferire Berlusconi a Chiti e a Mineo è un'idea politica non di poco conto.
Qui si entra così nel merito delle posizioni: il patto (segreto, cosa in sé poco simpatica) stretto tra il presidente Renzi e il delinquente Berlusconi alla sede del PD al Nazareno. Di fatto un superamento del bicameralismo perfetto: legislatore sarebbe solo la Camera e solo la Camera darebbe la fiducia al governo; si creerebbe un senato non elettivo composto da 148 persone fra presidenti di regione, sindaci, eletti dai consigli regionali; il senato avrebbe poche competenze.
Opporsi a questo progetto è legittimo, saggio e doveroso se si pensa agli effetti sulla rappresentatività delle istituzioni che deriverebbe dalla approvazione congiunta della legge elettorale iper-maggioritaria quale è l'Italicum e la scomparsa di una seconda camera elettiva. Che invece potrebbe essere, se privata della funzione di sostenere il governo - quindi privata dell'ossessione della "governabilità", finalmente eletta con un sistema proporzionale davvero rappresentativo delle istanze territoriali.
Opporsi a questo disegno ha apparentemente a che fare con la libertà di mandato, ma ormai l'istituto è percepito in modo distorto: esso opera ormai nei confronti del mandato elettore-eletto, molto meno nel rapporto capopartito-eletto. Anche i capi del M5S, quando invocano il vincolo di mandato, non pensano affatto di vincolare l'eletto agli elettori, ma alla dirigenza.
Matteo Renzi lo teorizza senza tanti giri di parole, anzi con spocchia: "Non lasciamo a nessuno il diritto di veto. Conta molto di più il voto degli italiani che il veto di qualche politico che vuole bloccare le riforme. E siccome conta di più il voto degli italiani, vi garantisco che andremo avanti a testa alta". Non solo: il diktat che Renzi detta dalla Cina arriva a far rimuovere anche Mario Mauro, Popolare ex ministro della difesa (http://www.lastampa.it/2014/06/10/italia/politica/commissione-senato-mauro-sostituito-questo-governo-un-soviet-da-soldi-8GyVp6Pl7saQVQeBN9ttFP/pagina.html )
E' un problema politico grave quello creato da comportamenti quali la cacciata (rimozione) di un membro della commissione perché intralcia le riforme. E non si può non evocare i diritti di libertà perché nella stretta verticistica impressa da Renzi in nome del progetto riformista - e in ogni altra occasione - si restringe proprio quanto una democrazia completa vorrebbe espandere al massimo: Mineo per Renzi e Boschi può certo parlare, esprimersi, ma il suo pensiero - che dovrebbe essere espressione non solo di una libertà, ma anche di una possibilità partecipativa, strumento d'indirizzo nei luoghi dell'art. 18 e dell'art. 49 e 67 - non può avere certi effetti; può far parte del PD, ma non può discutere una proposta dei dirigenti in parlamento; lasciaci lavorare.
Non si può trascurare però un nodo che sta alla base di ogni impasse simile a quella di questi giorni: la maggioranza parlamentare è guidata da un partito che ha a segretario il presidente del consiglio. Pertanto le sorti del governo e del partito di maggioranza relativa sono in mano alla stessa persona. In altri termini: un dissenso interno al partito diventa un motivo di dissenso verso il governo. E il partito non riesce ad essere un tramite di partecipazione, ma solo un pezzo di stato, di uno stato che non tollera dissenso in nome della governabilità. Il partito è un intralcio per la governabilità. La soluzione è nelle cose: la separazione tra cariche di partito e cariche istituzionali, specie se di governo. E la riduzione del verticismo e della personalizzazione della politica, estremismi cui Renzi ha aggiunto qualcosa, ma di cui buona parte della inconcludente politica italiana porta la responsabilità.
Qui si entra così nel merito delle posizioni: il patto (segreto, cosa in sé poco simpatica) stretto tra il presidente Renzi e il delinquente Berlusconi alla sede del PD al Nazareno. Di fatto un superamento del bicameralismo perfetto: legislatore sarebbe solo la Camera e solo la Camera darebbe la fiducia al governo; si creerebbe un senato non elettivo composto da 148 persone fra presidenti di regione, sindaci, eletti dai consigli regionali; il senato avrebbe poche competenze.
Opporsi a questo progetto è legittimo, saggio e doveroso se si pensa agli effetti sulla rappresentatività delle istituzioni che deriverebbe dalla approvazione congiunta della legge elettorale iper-maggioritaria quale è l'Italicum e la scomparsa di una seconda camera elettiva. Che invece potrebbe essere, se privata della funzione di sostenere il governo - quindi privata dell'ossessione della "governabilità", finalmente eletta con un sistema proporzionale davvero rappresentativo delle istanze territoriali.
Opporsi a questo disegno ha apparentemente a che fare con la libertà di mandato, ma ormai l'istituto è percepito in modo distorto: esso opera ormai nei confronti del mandato elettore-eletto, molto meno nel rapporto capopartito-eletto. Anche i capi del M5S, quando invocano il vincolo di mandato, non pensano affatto di vincolare l'eletto agli elettori, ma alla dirigenza.
Matteo Renzi lo teorizza senza tanti giri di parole, anzi con spocchia: "Non lasciamo a nessuno il diritto di veto. Conta molto di più il voto degli italiani che il veto di qualche politico che vuole bloccare le riforme. E siccome conta di più il voto degli italiani, vi garantisco che andremo avanti a testa alta". Non solo: il diktat che Renzi detta dalla Cina arriva a far rimuovere anche Mario Mauro, Popolare ex ministro della difesa (http://www.lastampa.it/2014/06/10/italia/politica/commissione-senato-mauro-sostituito-questo-governo-un-soviet-da-soldi-8GyVp6Pl7saQVQeBN9ttFP/pagina.html )
E' un problema politico grave quello creato da comportamenti quali la cacciata (rimozione) di un membro della commissione perché intralcia le riforme. E non si può non evocare i diritti di libertà perché nella stretta verticistica impressa da Renzi in nome del progetto riformista - e in ogni altra occasione - si restringe proprio quanto una democrazia completa vorrebbe espandere al massimo: Mineo per Renzi e Boschi può certo parlare, esprimersi, ma il suo pensiero - che dovrebbe essere espressione non solo di una libertà, ma anche di una possibilità partecipativa, strumento d'indirizzo nei luoghi dell'art. 18 e dell'art. 49 e 67 - non può avere certi effetti; può far parte del PD, ma non può discutere una proposta dei dirigenti in parlamento; lasciaci lavorare.
Non si può trascurare però un nodo che sta alla base di ogni impasse simile a quella di questi giorni: la maggioranza parlamentare è guidata da un partito che ha a segretario il presidente del consiglio. Pertanto le sorti del governo e del partito di maggioranza relativa sono in mano alla stessa persona. In altri termini: un dissenso interno al partito diventa un motivo di dissenso verso il governo. E il partito non riesce ad essere un tramite di partecipazione, ma solo un pezzo di stato, di uno stato che non tollera dissenso in nome della governabilità. Il partito è un intralcio per la governabilità. La soluzione è nelle cose: la separazione tra cariche di partito e cariche istituzionali, specie se di governo. E la riduzione del verticismo e della personalizzazione della politica, estremismi cui Renzi ha aggiunto qualcosa, ma di cui buona parte della inconcludente politica italiana porta la responsabilità.
venerdì 13 giugno 2014
Magistratura e democrazia
#senatoaddio: emendamento della Lega e 34 franchi tiratori PD e la destra e l'astensione del M5S alla Camera approvano una aberrante responsabilità diretta dei magistrati.
Finora lo stato doveva garantire la vittima da eventuali errori di giudizio. Il magistrato deve essere perseguibile, anche disciplinarmente, per dolo (certo, è già un reato), non civilmente per danni in caso di colpa grave e errore di diritto! L'errore di diritto si corregge in appello o in cassazione.
E cosa vuol dire che "è dolo la violazione intenzionale del diritto"?
Si rischia che il magistrato sia intimorito, non riesca più a rendere giustizia.
Certo, il magistrato corrotto deve essere punito, rimosso, ecc.
Quello sfaticato deve essere sanzionato o licenziato.
Ma proprio ora che la politica si rivela corrotta come prima, come mai dal voto segreto della Camera emerge una norma così estremista e dannosa per la tutela dei diritti, oltre che inutilmente punitiva verso i magistrati?
Il Senato la correggerà, dice Renzi.
Applausi. (e "faccia di bronzo" e "a'nfame" dal loggione).
Poi calerà il sipario sull'aula di Palazzo Madama e sulla democrazia.
Finora lo stato doveva garantire la vittima da eventuali errori di giudizio. Il magistrato deve essere perseguibile, anche disciplinarmente, per dolo (certo, è già un reato), non civilmente per danni in caso di colpa grave e errore di diritto! L'errore di diritto si corregge in appello o in cassazione.
E cosa vuol dire che "è dolo la violazione intenzionale del diritto"?
Si rischia che il magistrato sia intimorito, non riesca più a rendere giustizia.
Certo, il magistrato corrotto deve essere punito, rimosso, ecc.
Quello sfaticato deve essere sanzionato o licenziato.
Ma proprio ora che la politica si rivela corrotta come prima, come mai dal voto segreto della Camera emerge una norma così estremista e dannosa per la tutela dei diritti, oltre che inutilmente punitiva verso i magistrati?
Il Senato la correggerà, dice Renzi.
Applausi. (e "faccia di bronzo" e "a'nfame" dal loggione).
Poi calerà il sipario sull'aula di Palazzo Madama e sulla democrazia.
giovedì 12 giugno 2014
Chiamala pure se vuoi compattezza, Ministra Boschi, ma è autoritarismo.
#autoritarismo
Solidarietà a Corradino Mineo e Vannino Chiti che il gruppo del PD caccia dalla Commissione Affari Costituzionali per agevolare l'approvazione di una modifica alla Costituzione che, rendendo il Senato un organo inutile, non eletto e senza poteri, ridurrebbe la rappresentatività delle istituzioni, le possibilità di controllo delle opposizioni sul governo e concentrerebbe sull'esecutivo un potere spropositato.
Il disegno è infatti - oltre che portato avanti con prepotenza e disprezzo di ogni opinione contraria a quella del capo del partito e del governo - di approvare anche l'Italicum, ovvero una legge elettorale ipermaggioritaria che riduce i diritti politici dei cittadini e rende la Camera una succursale del governo: possiamo dire che siamo alla svolta autoritaria.
ma non è che Corradino Mineo l'avevan preso come #richiamovivo ?
La reazione alla rimozione di Mineo e Chiti, di cui il mandante sembra essere la ministra Boschi che nei giorni precedenti invocava "compattezza" e rapidità nell'approvare il ddl n. 1429 di riforma costituzionale, è giunta rapidamente: 14 senatori in segno di solidarietà e per esprimere il dissenso verso la rimozione si sono autosospesi dal gruppo del PD.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/12/riforme-sostituzione-mineo-e-rivolta-nel-pd-14-senatori-si-autosospendono/1024374/#.U5l4-AXYxl4.facebook
http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/mineo-rimosso-renzi-non-posso-lasciare-a-lui-il-futuro-del-paese-20140612_171355.shtml
Solidarietà a Corradino Mineo e Vannino Chiti che il gruppo del PD caccia dalla Commissione Affari Costituzionali per agevolare l'approvazione di una modifica alla Costituzione che, rendendo il Senato un organo inutile, non eletto e senza poteri, ridurrebbe la rappresentatività delle istituzioni, le possibilità di controllo delle opposizioni sul governo e concentrerebbe sull'esecutivo un potere spropositato.
Il disegno è infatti - oltre che portato avanti con prepotenza e disprezzo di ogni opinione contraria a quella del capo del partito e del governo - di approvare anche l'Italicum, ovvero una legge elettorale ipermaggioritaria che riduce i diritti politici dei cittadini e rende la Camera una succursale del governo: possiamo dire che siamo alla svolta autoritaria.
ma non è che Corradino Mineo l'avevan preso come #richiamovivo ?
La reazione alla rimozione di Mineo e Chiti, di cui il mandante sembra essere la ministra Boschi che nei giorni precedenti invocava "compattezza" e rapidità nell'approvare il ddl n. 1429 di riforma costituzionale, è giunta rapidamente: 14 senatori in segno di solidarietà e per esprimere il dissenso verso la rimozione si sono autosospesi dal gruppo del PD.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/12/riforme-sostituzione-mineo-e-rivolta-nel-pd-14-senatori-si-autosospendono/1024374/#.U5l4-AXYxl4.facebook
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