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domenica 22 marzo 2026

Votare No, per convinzione, o per legittimo sospetto. Referendum costituzionale 22-23.3.2026

Non so come andrà, dipende da ciascuno di noi, quindi l'esito è imprevedibile. Ma nel tempo trascorso dall'approvazione parlamentare di una modifica truffaldina della costituzione c'è stata la possibilità di capire e di spiegare che non di separazione delle carriere si tratta, ma di attacco all'indipendenza e all'autonomia della magistratura. 


Una democrazia sana non teme la magistratura che quando è strumento di controllo e repressione in mano all'esecutivo. 


La pretesa del governo di sottrarsi al controllo di legalità è stato il refrain di questi tre anni di governo e la revisione Nordio-Meloni è uno degli strumenti di questo progetto che assomiglia ai propositi di Trump, Orban, Erdogan, Putin: va fermato, abbiamo lo strumento per farlo. 


No Kings!


Credo che ci pentiremmo di non averlo fatto, di aver lasciato passare una truffa inutile agli obiettivi degli onesti fissati con la separazione delle carriere e con il correntismo, utile alla peggior politica. Fermiamoli e da domani prendiamo sul serio la democrazia costituzionale, dalla rappresentatività delle istituzioni al principio d'uguaglianza.

sabato 28 febbraio 2026

Contro la revisione costituzionale della destra. Tre punti critici

di Paolo Solimeno 

28.2.2026

A. Sulla separazione delle carriere. Dopo la riforma Cartabia è sostanzialmente inutile, visto che a) sono già separate le funzioni (si può cambiare da G a PM solo 1 volta entro 9 anni dal concorso in magistratura e cambiando regione, infatti cambiano solo 40 magistrati su 9mila); b) la Corte costituzionale, con la sentenza n. 37 del 2000, presidente (guardacaso) Sebastiano Vassalli, ha detto che in costituzione non c'è alcun vincolo a tenere unite o separate le carriere, oltre alle funzioni*, quindi bastava una legge ordinaria; c) se si vuole rendere il PM meno influente nel processo penale basta cambiare il codice; d) la metà delle sentenze di I grado (dati 2024) finisce con assoluzioni, nonostante che il PM abbia chiesto la condanna, l'altra metà con condanne, dov'è l'accondiscendenza del Giudice verso il Pm? Quindi questa modifica è inutile, un falso obiettivo per mascherare i veri scopi di questo attacco alla democrazia costituzionale.


B. Sull'Alta Corte disciplinare. Oggi la Sezione Disciplinare del CSM è composta da 1 vicepresidente (politico), 1 membro politico e 4 membri togati eletti dai magistrati (art. 1 e 4 L. 195/1958). Questo è conforme all'attuale costituzione che impone che i membri, togati e non, siano eletti e che la proporzione sia un terzo di componenti non togati e due terzi togati.


Con la modifica l'Alta corte disciplinare (organo a sé che svolgerà solo quella funzione e sarà fra l'altro un giudice speciale vietato ) sarà composta da 6 politici e 9 togati estratti a sorte. E se va bene i collegi disciplinari saranno composti da 2 non togati e 3 togati (unica formula che consente di svolgere dentro la stessa corte I e II grado e mantenere la proporzione detta). Quindi sarà quasi scontato avere maggioranze governative dentro l'organo disciplinare. 


A ciò si aggiunge un radicale indebolimento anche dei due CSM creati per svolgere le altre cruciali funzioni "datoriali" (nomine e trasferimenti) che oggi sono svolte dall'unico CSM: anche in questi due nuovi organi i membri togati saranno estratti a sorte alla cieca fra tutti i magistrati e si confronteranno con membri non togati estratti a sorte fra soggetti eletti dal parlamento, quindi scelti dalla maggioranza politica. 


Questo realizza un potenziale controllo politico della funzione disciplinare e delle altre funzioni di governo del rapporto di servizio dei magistrati incompatibile con l'autonomia e indipendenza della magistratura pur predicata anche dal nuovo art. 104 cost. e indispensabile perché sia rispettato il principio di separazione dei poteri. 


C. Questa modifica radicale del Titolo IV, punto cardine del nostro stato di diritto, è stata compiuta d'imperio dall'esecutivo senza neppure ascoltare i tanti interventi di professori di diritto costituzionale nelle audizioni e dei membri dell'opposizione in commissione e in aula. La separazione dei poteri dipende proprio dalla tenuta del Titolo IV che deve essere idoneo a sottrarre i magistrati dal controllo politico. Qui e in parti della costituzione è poi disegnata la sottoposizione del potere politico al principio di legalità e gli atti, anche gli atti politici**, alla verifica di conformità a legge e costituzione. Purtroppo la modifica di oggi sarà affiancata presto dalla scrittura delle priorità nell'esercizio dell'azione penale (ddl 933 Senato) e dalla sottrazione al PM del controllo della polizia giudiziaria, anticamera dell'arbitrio poliziesco, come diceva Luigi Einaudi.


Nel complesso quindi la modifica costituzionale è da respingere perché inutile anche a perseguire i falsi obiettivi dichiarati e consapevolmente dannosa per lo stato costituzionale di diritto, per la democrazia e i diritti di tutti.


* sent. 37/2000: "La Costituzione, pur considerando la Magistratura come un unico "ordine", soggetto ai poteri dell'unico Consiglio Superiore (art. 104), non contiene alcun principio che imponga o al contrario precluda la configurazione di una carriera unica o di carriere separate fra i magistrati addetti rispettivamente alle funzioni giudicanti e a quelle requirenti, o che impedisca di limitare o di condizionare più o meno severamente il passaggio dello stesso magistrato, nel corso della sua carriera, dalle une alle altre funzioni."


** uno dei segnali di autoritarismo è la pretesa di sottrarre gli atti politici, in quanto tali, al controllo di legittimità del giudice ordinario, oltreché al potere di annullamento del giudice amministrativo. Cfr. art. 24 e 113 cost. Eppure questa è proprio la pretesa spesso agitata dalla presidente del consiglio. Enzo Cheli e Paolo Barile indicano in questa pretesa uno dei caratteri dello stato autoritario fascista, v. ad es. C. Cass. sez. un. 20.3.1925 che lo avallò.

domenica 8 febbraio 2026

La separazione di poteri, carriere e cervelli

 Sono sinceramente in imbarazzo per i colleghi avvocati che sostengono la modifica costituzionale perché si sono affezionati alla "separazione delle carriere" e non vogliono vedere cosa davvero apparecchia questa riforma per indebolire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. 


E mi chiedo, per esempio, sulla nuova Corte disciplinare e sul sorteggio:


- se il sistema disciplinare attuale è davvero corrotto come mai i procedimenti disciplinari contro i magistrati finiscono con sanzioni nella metà dei casi? 

-  come mai il ministro della giustizia che ha il potere avvia così raramente l'azione disciplinare e ancor più raramente fa ricorso contro assoluzioni? 

- e se l'estrazione a sorte alla cieca è un sistema che cancella le correnti, come mai non è applicato anche ai membri politici? 

- e se funziona e i magistrati estratti saranno senza macchia, perché sono ridotti rispetto ai politici nella nuova Corte disciplinare? 


Non si vorrà forse che il datore di lavoro controlli davvero, di nuovo, il dipendente pubblico che fa il magistrato? Se è così, Trump e Erdogan sono il nostro modello, la democrazia costituzionale è un'altra cosa. Quello che scrissero i costituenti voleva proprio liberare la magistratura dal controllo governativo che c'era sotto il fascismo.


Purtroppo gli obiettivi sono chiari, limitare il ruolo autonomo della magistratura di applicare la legge in base alla costituzione, del resto Meloni e Mantovano lo dicono ogni giorno, perché inventarsi obiettivi sani che loro stessi negano? Possiamo immaginare con quali intenti scriverebbero le leggi di attuazione.

venerdì 9 gennaio 2026

La fine dell'autogoverno della magistratura?

di Paolo Solimeno

Chi governerà la magistratura? Nella modifica costituzionale approvata il 30 ottobre 2025 e in attesa del referendum la divisione del Csm attuale in tre distinti organi e l'estrazione a sorte dei componenti, soprattutto dei togati, segnano un attacco diretto e calcolato all'autogoverno della magistratura, presupposto della sua effettiva autonomia e quindi della separazione dei poteri dello Stato. Ci sono altri argomenti validi per contrastare la modifica costituzionale al Titolo IV, cioè per votare No al referendum, ma questo mi sembra il più pesante. 


In breve: i nuovi organi rischiano di essere di fatto subordinati alla maggioranza governativa perché i membri saranno nella parte pur minoritaria non-magistrati (avvocati e professori) estratti a sorte, ma da un elenco di sorteggiabili eletto dal parlamento (quindi di fatto dalla maggioranza che sostiene anche il governo), e in parte magistrati estratti davvero a sorte fra Tutti i magistrati (quindi a sorpresa fra 9.000 magistrati). 


Le temibili "correnti" della magistratura (quelle del caso Palamara*) forse così spariranno, ma certamente entrerà la politica** a controllare nomine, trasferimenti e procedimenti disciplinari dei magistrati (fra l'altro la modifica esclude la ricorribilità in Cassazione contro la decisione d'appello dell'Alta corte, in contrasto con l'art. 111 cost.). 


Un attacco alla separazione dei poteri: questo è l'obiettivo della riforma Nordio-Meloni: cancellare l'indipendenza e l'autonomia della magistratura, uno dei cardini della democrazia costituzionale italiana. L'intervento in dettaglio (cfr. Lorenzo Scarpelli su DGC) consiste  a) nella divisione dell'unico CSM attuale in due CSM, uno per i PM e uno per i Giudici, con competenze su nomine, incarichi e trasferimenti, e un'Alta corte disciplinare e b) nella modifica delle modalità di formazione dei nuovi organi costituzionali (la nuova versione degli art. 104 e 105 cost.). Oggi sono eletti, salvo alcuni membri di diritto, domani saranno diverse le modalità di nomina, i NON TOGATI saranno estratti a sorte da una platea eletta dal parlamento in seduta comune entro sei mesi dall'insediamento; invece i TOGATI saranno estratti a sorte fra tutti i magistrati, pm e giudici, che sono 9.000 circa. Il risultato sarà duplice: solo la componente non-togata (quindi politica) sarà "rappresentativa" di una volontà politica, mentre la togata sarà affidata al caso. Ma vediamo i numeri: 

- i due CSM (uno per PM, uno per Giudici) saranno composti da 1/3 di non togati, 2/3 di togati, vincono i togati? No, perché essendo i togati estratti a sorte saranno di qualsiasi orientamento, o di nessuno, quindi prevarrà la volontà politica organizzata dei membri eletti dalla politica (ed estratti sì, ma fra eletti): infatti il voto del parlamento sarà espresso a maggioranza semplice e prevarrà in ogni legislatura l'orientamento politico che sosterrà anche il governo 

- 1/3 di "politici" e 2/3 divisi fra vari orientamenti darebbero con alta probabilità ai "politici" la prevalenza nelle decisioni. Sarà la legge ordinaria di attuazione a precisare i dettagli sulla composizione, ma l'equilibrio è dettato in costituzione, quindi ipotizziamo un CSM composto da 30 membri, 10 politici, 20 magistrati suddivisi, per esempio, in 6 governativi, 6 dell'opposizione radicale, 8 dell'opposizione dialogante: già così l'orientamento politico "filogovernativo" prevarrà con 16 membri su 30; facciamo un'ipotesi più verosimile in cui i membri togati si suddividano a metà, 10 ostili alla maggioranza governativa, 10 tendenzialmente in linea con le posizioni della maggioranza governativa: le scelte dei membri politici avranno 10 voti politici e 10 voti togati a sostegno e prevarranno sempre (ovviamente in situazioni non conflittuali questo pericolo sarà ridotto e gli orientamenti saranno più liberi, ma le costituzioni sono scritte per far reggere i principi di democrazia in situazioni difficili) 

- per l'Alta Corte Disciplinare la composizione è di 6 membri non togati (tre nominati dal Presidente della Repubblica, 3 sorteggiati da un elenco votato dal parlamento) e 9 membri togati, quindi 15 membri che non potranno però giudicare in plenum, ma dovranno ridursi in collegi giudicanti di ciascun procedimento di 5 giudici per due vincoli: rispettare il rapporto 6-9, cioè due quinti non togati, tre quinti togati; consentire di fare appello davanti a un collegio diverso dal I grado. Il risultato sarà che i membri estratti da una platea di eletti avranno 2 rappresentati in ciascun collegio di 5 e basterà che 1 solo dei membri togati sia della stessa opinione dei non togati per avere la maggioranza "politica", 3 su 5, in ciascun procedimento disciplinare.


Organizzare l'attacco a magistrati scomodi sarà quindi agevole per la politica, almeno se il Presidente della repubblica avrà scelto soggetti vicini al governo. In tale situazione strutturale si può anche ipotizzare una stagione di scarsa conflittualità, essere ottimisti sulle qualità della politica e del PdR per le nomine di sua competenza (ma solo per l'Alta corte disciplinare) e sulle opportunità della magistratura di istruire i propri "rappresentanti" estratti a sorte, ma senz'altro sarà esclusa un'effettiva funzione rappresentativa della magistratura da parte degli organi costituzionali così formatisi e sarà quindi cancellata la loro effettiva funzione di fornire al potere giudiziario un organo di "autogoverno". 

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*fra l'altro lo scandalo Palamara fece emergere sì l'invadenza delle correnti nelle nomine dei magistrati, ma soprattutto svelò le pressioni della politica per determinare la nomina dei capi delle procure più importanti, anzitutto quella di Roma. 

** l'assetto attuale degli organi di autogoverno della magistratura (un terzo di membri eletti dal parlamento, due terzi di membri togati) diventerà con la riforma spostato verso un maggior controllo politico grazie all'estrazione a sorte che si spiega sopra, quindi non è sufficiente rispettare la "prevalenza" dei togati per garantire l'autonomia: ricordiamo che in Assemblea costituente  (https://www.csm.it/portale/web/csm-internet/l-assemblea-costituente con sintesi e tutti gli interventi in argomento all'Assemblea costituente) si arrivò all'equilibrio attuale dopo aver scartato l'ipotesi di maggior autonomia che prevedeva un CSM fatto di soli membri togati. Oggi la destra vuole introdurre una composizione degli organi a cui i costituenti non pensavano nemmeno, tanto è spostata verso la componente politica.


sabato 1 novembre 2025

Magistratura. Che intenzioni ha la destra?

 Separazione delle carriere. Che riforma vigliacca.

La modifica costituzionale è un pessimo segnale di regime, garanzia di stravolgimento formale, e non solo nella sostanza quotidiana che conosciamo, dell'assetto istituzionale con violazione della separazione dei poteri con metodi berlusconiani, anzi peggio: in stile Trump e Orban (e Erdogan, Putin, ecc.).

Azzariti sul manifesto del 31.10 censura proprio l'imposizione della modifica da parte del governo che ha ammutolito i parlamentari della maggioranza. Aggiungo, pro memoria, due indizi dell'attacco determinato alla separazione dei poteri (da parte di una riforma che si limita sulla carta a umiliare i magistrati affibbiandogli organismi di autogoverno estratti a sorte! aprendo però a future invasioni di campo):

1. - il rifiuto della maggioranza, durante l'approvazione del ddl costituzionale, di approvare due impegni proposti dall'opposizione (mantenere in futuro la polizia giudiziaria nella direzione delle procure e non sottoporre il Pm all'esecutivo); 

2. - la presentazione di un ddl per fissare anche il campo di esercizio dell'azione penale ("criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale", ddl 933 al Senato), cioè sancire che l'esercizio dell'azione penale dipende dalla maggioranza governativa (più trumpiano di così!).

Banalmente aggiungo il terzo indizio che è piuttosto una confessione, un'ammissione del crimine: 

3. - il fastidio sistematicamente espresso dalla Meloni verso la magistratura, ad esempio quando sono state travolte da giudici liberi le pretese insistite di deportare i migranti in Albania, o la reazione quando la Corte dei Conti ha sanzionato le irregolarità del progetto del ponte sullo Stretto... 

Dovremo presto fare iniziative informative in vista del referendum, contro la modifica costituzionale, ma in generale in difesa della democrazia costituzionale, non liberale, ricordiamolo ai professorini del main stream reazionario di turno (come Cangini a prima pagina Rai3 questa settimana di fine ottobre) che si accontentano, democrazia costituzionale.

martedì 14 ottobre 2025

Elezioni regionali: in Toscana vince il centrosinistra, bene! Ma avrebbe vinto anche col proporzionale, è lora di tornare alla democrazia..

 La legge elettorale toscana ha espresso il meglio di sé (dell'orrore che è) quanto al premio di maggioranza: è infatti assegnato stavolta a chi come la coalizione per Giani una maggioranza già l'ha conquistata nelle urne, rafforzandolo. E ciò avviene senza esagerare, cioè senza togliere troppi seggi alle opposizioni. Si tratta di dare il 60% e quindi 24 seggi a chi ha raggiunto almeno il 45% dei voti, dice la legge, ma Giani ha raggiunto il 54% (21,6 seggi) e gli tocca il 60% (24 seggi più il suo), pensate che se avesse preso il 40% (16 seggi) il premio gli avrebbe dato ben 7 seggi.

Non voglio sminuire la distorsione, solo sottolineare che con un risultato netto i seggi sottratti all'opposizione si contengono (2,4, forse 3) e il "premio" è a una maggioranza, non a una minoranza.

Restano fuori due liste minori della coalizione di destra.

L'unica lista fuori dal bipolarismo, T.Rossa, prende il 4,5%, un bel risultato che però è sotto lo sbarramento al 5%, francamente non credo che possa passare la candidata presidente Antonella Bundu perché il seggio è assegnato al candidato presidente solo se alla sua lista di sostegno spetterebbe un seggio.

Qui si vede bene come togliere seggi alle opposizioni in nome della governabilità sia una distorsione antidemocratica, contro la rappresentatività del consiglio: la maggioranza col premio in vigore conta su 25 seggi, gliene basterebbero 20 più il presidente, un premio tollerabile sarebbe il 55% (22 seggi, 23 col presidente). 

Comunque la forma di governo presidenziale si aggiunge a questo sistema elettorale e fa delle regioni, della Toscana in particolare, un modello verticistico e oligarchico in cui i consigli non contano quasi nulla, con tutto il rispetto per i consiglieri eletti oggi e nei vent'anni passati, e del presidente un capo intoccabile, se si ha caro il posto.

L'elezione diretta del presidente della giunta e il vincolo di permanenza col consiglio regionale (per cui se il presidente decade si scioglie il consiglio: simul stabunt, simul cadent) hanno dimostrato, in vent'anni, oltre a un drammatico calo dell'affluenza al voto, la marginalizzazione del consiglio e il predominio assoluto del capo della giunta; ciò è aggravato dalla legge elettorale a doppio turno che assegna il 57,5% dei seggi in consiglio a chi arrivi primo con almeno il 40% dei voti (togliendo seggi alle opposizioni) rendendo il ballottaggio solo eventuale e assegnando la maggioranza assoluta a una minoranza! 

A Costituzione invariata, come ha statuito più volte la Corte costituzionale, sarebbe però consentito modificare lo statuto regionale per introdurre l'elezione del presidente della giunta da parte del consiglio regionale, da eleggere con una nuova legge elettorale proporzionale in modo da rappresentare meglio minoranze e territori e restituendo centralità e libertà all'assemblea regionale.




giovedì 25 settembre 2025

Repressione colonialista a Gaza: il risultato di conquista dopo sterminio e deportazione potrà mai essere accettato?

Detto sinceramente: se Israele avesse avuto la forza di NON REAGIRE al feroce attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 adesso i morti sarebbero gli stessi, giovani e comunque civili innocenti, e la sua reputazione sarebbe alle stelle. Non dico che si potesse pretendere questa inerzia, ma sarebbe stata saggia e non solo un porgere l'altra guancia. 

Quello del 7 ottobre 2023 non era un atto di guerra, ma piuttosto di terrorismo, non era un'invasione di Israele da parte di Hamas, avrebbe richiesto operazioni di polizia che Israele è in grado di condurre meglio di qualunque altro stato, reazioni mirate, arresti, non so cos'altro, una reazione anche violenta e cruenta, ma contenuta e senza "troppe" vittime civili. Se Israele avesse evitato la reazione militare feroce e senza fine che tuttora infligge a Gaza, adesso meriterebbe il sostegno esplicito del mondo intero e sotto processo sarebbe Hamas, non Israele. Invece questo massacro senza fine e unidirezionale che ha la sola residua giustificazione dei pochi ostaggi ancora vivi e trattenuti merita, purtroppo, l'esecrazione di chiunque abbia un minimo di equilibrio e di umanità. Certo, senza arrivare a giustificare fenomeni di razzismo, di antisemitismo, o di negazione del diritto di Israele a esistere, dopo quasi ottant'anni di contrastata (ma anche invadente) esistenza (questi eccessi, che anziché gli israeliani pro-Netanyahu, o il governo, attaccano gli ebrei, sono limitati ma esistono, ma l'accusa di compierli è l'unica estrema difesa morale dei difensori dell'aggressione a Gaza). Ma è inevitabile esprimere tutto il disprezzo per questo governo di assassini e corrotti che ha messo un'ipoteca sanguinosa sul futuro, sta impedendo un futuro di pace con gli arabi. 

Quando guardo un documentario sulle vittime dell'Olocausto ho la stessa apprensione che avevo prima, certo, ma mi sento in colpa per non conoscere almeno qualcuno dei volti, dei nomi delle 60.000 vittime palestinesi di questi  giorni di nuovo, terribile, massacro, così come m'ero abituato a conoscere i volti, i nomi, i sogni interrotti, le storie che ci ha meritoriamente consegnato l'incessante lavoro sulla memoria meticolosamente svolto dai sopravvissuti all'Olocausto.

Annoto che i primi di novembre 2023 la vendetta si era già compiuta, si erano già superati i 1200 morti palestinesi a fronte dei 1200 morti denunciati il 7 ottobre 2023. Ma già a fine novembre 2023, pochi giorni dopo, i morti palestinesi erano già 10 volte tanto gli ebrei israeliani uccisi il 7 ottobre, 10 volte tanto. L'eccidio delle fosse Ardeatine (una vendetta in tempo di guerra di mosse da 33 vittime naziste e fece 335 vittime italiane, non solo resistenti, ma civili, militari, ebrei, detenuti comuni. Ora, a fine settembre 2025, a quasi due anni dall'inizio del genocidio, del massacro con intenzioni e tecnica genocidaria, siamo a oltre 50 volte i morti da una parte rispetto al lato degli aggressori. 

Le condizioni di sostanziale occupazione territoriale di ogni spazio, ben oltre il territorio assegnato nel 1948 e ormai anche oltre l'occupazione realizzata con la guerra dei Sei giorni nel 1967 con la sostanziale cancellazione della Cisgiordania e la trasformazione di Gaza in un territorio sotto assedio privato di ogni rifornimento e bombardato e con una sostanziale deportazione forzata verso il Sud, rendono impossibile qualsiasi confronto con altre guerre di aggressione e rimandano piuttosto ai peggiori episodi di repressione delle resistenze alla colonizzazione.

sabato 13 settembre 2025

Colonialismo israeliano e diritti umani: le nostre complicità, la nostra memoria

 C'è qualcosa di molto più vicino a noi e imbarazzante che assomiglia all'assedio, alla vendetta e al disprezzo per esseri umani considerati non solo responsabili, ma inferiori, sacrificabili, trasferibili, affamabili, sterminabili per progetti di dominio e governo di una colonia, di un territorio di proprietà come Israele considera la terra su cui ha iniziato a espandersi. C'è qualcosa che non è il ripetersi del "male assoluto" del nazismo che produsse l'Olocausto. Ed è il colonialismo. Il colonialismo italiano. Liberale e poi fascista. Che ha occupato, combattuto, depredato popolazioni intere in Africa, prima Eritrea e Somalia, poi Libia ed Etiopia. 


Netanyahu non assomiglia affatto a Hitler: lui vuole una democrazia di ebrei che espelle i non ebrei, non vuole una dittatura qualunque, ha costruito uno stato confessionale e vuol zittire la magistratura. Sta distruggendo un regime che già era di sostanziale apartheid, la legge fondamentale del 2018 e la riforma della giustizia sono una fuga dalla democrazia, ma non mira al totalitarismo, solo che per mantenersi al potere oggi fa guerre e forzature golpiste, per mantenere la minoranza ebraica al potere domani sta sterminando gli arabi e stravolge il regime semidemocratico che c'era. 


Netanyahu assomiglia piuttosto a Italo Balbo, assomiglia soprattutto a Rodolfo Graziani, fascista della prima ora e poi ministro della RSI, uno degli eroi dell'ambiente culturale di Giorgia Meloni, assieme a Giorgio Almirante. Ma Bibi assomiglia anche un po' al campione dell'industria prima liberale e poi fascista Giuseppe Volpi conte di Misurata, ideatore della Mostra di Venezia cui è dedicata la Coppa, già governatore della Tripolitania che fu il primo a chiedere al campione di liberalismo Amendola più poteri per sedare la resistenza in Libia e trasferire terre agli italiani. E ancora al nostro silenzio, o ai tardivi risvegli del vigliacco Occidente, assomiglia la doppia morale che ha dominato durante tutta l'Età dell'Imperialismo. Quella per cui difendevamo vite e proprietà in patria e si approvavano confische, deportazioni e impiccagioni per chi quelle vite e quelle terre difendeva nelle colonie. Il genocidio di Gaza non è nazismo, è l'Italia di qualche anno fa che Giorgia Meloni difende, nelle riunioni private, l'Italia a cui La Russa e Lollobrigida si ispirano. 


Tutti comportamenti messi fuori legge durante e dopo la decolonizzazione, considerati crimini contro l'umanità, crimini di aggressione e perseguiti dalle Corti dell'Aja e per cui l'ONU dovrebbe mobilitarsi. Ora si è svegliato anche Adriano Sofri, gli sembra che sia passato troppo tempo e la vendetta verso il 7 ottobre non sia più giustificabile. Noi, con il nostro male non assoluto dovremmo fare i conti in modo un po' più tempestivo, non dopo due anni: sono ottant'anni che quelle condotte sono fuorilegge e siamo ancora qui a baloccarci su quanto siano esecrabili, se "eccessi di difesa" o "crimini", se "massacro" o "genocidio". 

E intanto il nostro governo non smentisce la sua natura ed è complice silenzioso, rispetta l'alleato Netanyahu perché ci vede ancora, in un fuori tempo incomprensibile e infantile, il suprematismo, il razzismo, l'opportunismo, il bellicismo senza freni che ispirarono quella feccia ignobile che è stato il fascismo e i suoi silenziosi complici.


Qui non sono "gli ebrei" che bombardano stati nemici, Libano, Siria, Iran, Qatar, Yemen, affamano e massacrano una provincia assediata come Gaza uccidendo direttamente più di 60mila persone, centinaia di migliaia moriranno di stenti e malattie..., sparano su navi con aiuti umanitari come la Sumud Flotilla e occupano militarmente ed espropriano territori in Cisgiordania, no, è un governo golpista, terrorista e colonialista. Gli ebrei e gli israeliani meritano tutta l'attenzione e tutela che riconosciamo a ogni cultura e confessione e a ogni nazione. Ma non possiamo collaborare con un governo colonialista e criminale. Anche i crimini di genocidio e aggressione prevedono responsabilità per i complici. 

lunedì 23 settembre 2024

Israele si vendica senza misura e cade nella trappola suicida di Hamas

L'attacco di Israele a Beirut è terrorismo, o crimine di guerra, fate voi. 39 morti e 3.000 feriti il primo giorno, poi centinaia. Il primo inedito attacco con i "cercapersone" provoca 400 colpiti agli occhi, 300 dei quali hanno perso la vista. La gran parte del resto dei feriti, colpita all’addome, ai genitali e alle mani, si trovava in contesti civili e non militari e questo ascriverebbe gli attacchi al rango di crimini di guerra, d’accordo con la convenzione di Ginevra del 1949. L'attacco prosegue a sud: giovedì notte 70 missili in 20 minuti lanciati dall’esercito israeliano. 

Il Libano è un'esperienza, certo non granché riuscita, di convivenza fra culture, etnie e religioni diverse. Per brevi periodi il governo condiviso ha funzionato (in uno stato confessionale, ma nel particolarissimo modo in cui solo il Libano è organizzato, con il riparto del potere fra le varie confessioni), poi è stato turbato, ad esempio dal prevalere di musulmani nella popolazione con pretese di diversi equilibri di potere, dalla nascita di gruppi terroristi legati all'Iran, ecc. Ma il "modello" israeliano non è certo migliore, un'occupazione di tipo coloniale che nasce con modalità non più bizzarre di altre determinazioni coloniali e sulla grande e urgente spinta della necessità di trovare una terra e un pur inadeguato risarcimento ai sopravvissuti dell'Olocausto, è divenuto intollerabile già dal 1967, genera giustificazioni ad azioni di gruppi terroristici, ma ormai è uno stato segregazionista e integralista, seppure con importanti resistenze al suo interno che si potrebbero affermare in futuro, ma con quale disponibilità al dialogo da parte palestinese? 

Il massacro interminabile a Gaza, 40.000 persone uccise equivalgono a più di un milione di morti su scala italiana, procede assieme alla repressione in Cisgiordania. Se si tratta di una vendetta, la sua ferocia e sproporzione rispetto al pur enorme attacco di Hamas del 7 ottobre scorso trasforma Israele da stato democratico, seppur bellicoso, poi stato coloniale e da ultimo confessionale, in stato terrorista.

Hai voglia a dire che non si possono confondere le responsabilità di un governo con quelle di un popolo: il timore più serio e attuale, oltre al rammarico per le vittime, dovrebbe essere che ciascun popolo - israeliano e palestinese - finisca per perdere per contrappasso, agli occhi dell'opinione pubblica schierata, il diritto ad avere un territorio e all'autodeterminazione. Altro che due popoli e due stati, nessun popolo e nessun diritto in una guerra permanente. 

L'inerzia occidentale è insopportabile, è criminale trattare Netanyahu come se non fosse un terrorista o un criminale di guerra.

Trent'anni di normativa sull'immigrazione (e di ingratitudine)

L'immigrazione nella normativa italiana degli ultimi trent'anni: un mio pezzo scritto per il Grandevetro, uscito poi sul sito dei Giuristi Democratici in versione un po' ampliata, con qualche nota. 
Buona lettura:

 https://giuristidemocratici.it/Immigrazione_Asilo/post/20240905202633




giovedì 29 febbraio 2024

Deus ex machina. (Ovvero: ci vuole uno che cali dall'alto e detti la soluzione della questione israeliana)

 La lettera del 28 febbraio di Enrico Fink al comune di Firenze e alle sue rappresentanze istituzionali dopo il convegno di sabato 24 contiene molte importanti riflessioni che ad una prima lettura mi creano perplessità, quasi fastidio, ma poi la stima che ho della persona, ma anche il rispetto per la comunità che rappresenta mi inducono a riflettere. Ho ascoltato in varie forme e diverse occasioni parole di insofferenza verso lo stato d'Israele che arrivano fino al desiderio di ridurne, delimitarne la presenza e l'autorità per lasciar spazio ai palestinesi. Ci sono delle intollerabili ingiustizie, illegittimità che dal 1948, o almeno dal 1967 non sono state sanate e su cui si aggiungono soprusi, sottrazioni, radicalizzazioni del conflitto estreme e non risarcibili. 

Il drammatico rincorrersi della condizione di vittime e carnefici nell'arco di quasi un secolo non è estraneo alle affermazioni sotto accusa e alla reazione infastidita, o almeno allarmata, che creano. Da osservatore fortunato, per nulla coinvolto né nel dramma palestinese, fatto di sangue e rinnovata incertezza per la propria sorte, né in quello ebreo, fatto di dolorosa costrizione a interrogarsi di nuovo sulla propria condizione di esuli indesiderati e accusati, mi chiedo se ci sia possibilità di dialogo. Forse non posso chiedere a chi è invece coinvolto, ingiustamente accusato da una parte o dall'altra, di comprendere l'avversario, o l'accusatore, le ferite recenti e vive come quelle remote e rinnovate da terribili accuse fatte senza distinguere stato da popolo e fede da guerra premono troppo e impediscono di dialogare, troppe sono le premesse e le ammissioni chieste all'interlocutore e avversario. Ma come posso pretendere che oggi un palestinese che ha visto uccidere bambini, donne e compagni abbia parole misurate, di pace e comprensione? E come posso pensare che sia pacato e comprensivo un ebreo che vede mettere in discussione non gli atti del governo Netanyahu, ma l'esistenza di quella terra che ha dato rifugio a un popolo scacciato dalla follia nazista che è stata di larga parte d'Europa? Bisogna farsi guidare da altri sentimenti, riconoscere qualche autorità superiore, estranea al conflitto, che possa mediare. Dobbiamo sì ascoltare le parti in conflitto, chiedere l'interruzione immediata dell'aggressione militare che è indubbiamente unidirezionale, ma l'urgenza non è nel dar ragione ai palestinesi o agli israeliani, l'urgenza è uscire dalla logica della vendetta immediata espressa dalle vittime di un conflitto che dura da oltre cinquant'anni e delegare a un'autorità superiore l'individuazione di soluzioni che consentano di disegnare un futuro sostenibile, ipotizzabile, per quei popoli e quelle terre. Se qualche giorno di tregua sarà assicurato dal piano di rilascio dei prigionieri in mano ad Hamas bisognerebbe che fosse utilizzato per questo, per delegare, spostare in altre mani il potere di risolvere il conflitto. La reputazione di Israele - e ovviamente quella spero più solida degli ebrei - secondo me dipende da questa capacità di delega, di arretramento, così come da questo dipende la sopravvivenza come nazione, e non come sparse vittime di un massacro, dei palestinesi. Spero che ci si provi.

mercoledì 24 gennaio 2024

Secessione e Costituzione

 L'#autonomiadifferenziata approvata al senato è un attacco frontale a funzioni essenziali, istruzione e salute anzitutto, al principio di uguaglianza, all'equità fiscale.


Non guardiamo solo il ddl #Calderoli, ci sono già le "intese" con Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna che scavalcano il parlamento (saranno modificabili solo su iniziativa delle regioni, lo stato non potrà toccarle). Gentiloni le ha approvate nel 2018, sì, e il nuovo Titolo V è del centrosinistra del 2001, ma guardiamo alla sostanza: lo sfascio.

Approvare i LEP non è una garanzia di equità, anzi: vuol dire solo consentire le disuguaglianze, prestazioni più basse dove ci sono redditi più bassi. Come si potranno garantire poi col vincolo dell'equilibrio di bilancio dell'art. 81? Come regge la repubblica se, come previsto dalle prime intese e denunciato dalla ragioneria dello stato, Svimez ecc., 80 o 90% dei tributi resterà dove è raccolto?

Le intese ex art. 116 3° comma cost. rompono il principio di solidarietà, art. 2, 3 e 53, che vuole le imposte più alte a chi ha capacità contributiva maggiore per garantire servizi a chi ha meno. Creare "gabbie" fiscali entro le quali si trattiene la quasi totalità del gettito della regione è ingiusto, ma anche insostenibile per le finanze nazionali.

Poi se tutte le competenze legislative diventano regionali, salvo esercito e giustizia per intendersi) siamo non solo al fallimento, ma alla secessione a costituzione invariata, quindi la conflittualità sociale e istituzionale sarà drammatica. Non si può stare a guardare.

Qui la registrazione di un incontro del 18.1 a Palazzo Vecchio con Marina Boscaino e Domenico Gallo:

https://www.facebook.com/hashtag/autonomiadifferenziata?__eep__=6&__cft__


giovedì 21 dicembre 2023

Mes chini!

Patto di stabilità che costerà 5 miliardi l'anno fino al 2027 di tagli per ridurre il deficit e tagli ulteriori per ridurre il debito. Certo se poi i soldi si usano per cuneo fiscale e riduzione dell'IRPEF per i redditi più alti, meglio non averli. Da criticare anche che non siano conteggiati nell'indebitamento gli investimenti per ambiente e armamenti, cioè i due mantra del nostro tempo: il primo una copertura verde acritica di spese che vanno ad arricchire i ricchi, il secondo un suicidio dell'Europa che con il massacro ucraino scava la fossa della propria sudditanza economica dagli Usa.

MES: non ratificare le modifiche mi pare una scelta di propaganda a costo zero, visto che la vera partita era il patto di stabilità. Il Mes, con le novità da ratificare delle misure precauzionali e della tutela per le crisi bancarie, era semmai migliorato. Quel che andava criticato e smontato (impossibile perché insito nei trattati) era il rapporto tra uso del fondo e vincoli di ristrutturazione radicale del paese sotto la vigilanza dell'UE. 

Il trattato del 2021 non ratificato dell'Italia introduce un giudizio di sostenibilità del prestito che però ci toccherebbe solo in caso di attivazione; e sui versamenti aggiuntivi che Borghi e altri paventano si consideri che già oggi dovremmo versare 125 miliardi e invece ne abbiamo versati solo 14, quindi non c'è alcun onere aggiuntivo reale.

Il no imposto dalla maggioranza governativa esprime quindi una propaganda preelettorale. E da "sinistra" non si fa che balbettare che il Mes andava ratificato e che il duo franco-tedesco ha tenuto al margine l'Italia. Ma quale UE si ha in testa? Su cosa mai si farà campagna elettorale?

giovedì 2 novembre 2023

Potere senza consenso: è il premierato che vuole l'estrema destra al governo

Un primo commento al Ddl costituzionale Meloni - Marini secondo il testo noto al 2.11.2023

Paolo Solimeno


Il nucleo della modifica che circola sono i nuovi articoli 92 e 94 modificati radicalmente dagli articoli 3 e 4 della riforma. Vediamo.


Art. 1: abroga l'art. 59 cost. che dava al PdR il potere di nomina dei senatori a vita


Art. 2: modifica l'art. 88 abrogando il potere del Pdr i sciogliere anche una sola camera.


Art. 3: introduce l'elezione diretta del presidente del consiglio dei ministri da parte degli elettori prevedendo in costituzione dei caratteri stringenti del meccanismo elettorale che non potranno essere modificati con legge ordinaria. Si prevederebbe nel nuovo art. 92:

  • il voto per parlamentari e presidente del consiglio va espresso in una sola scheda

  • la legge elettorale deve rispettare i principi di "rappresentatività e governabilità": mentre la rappresentatività è un principio costituzionale, la "governabilità" non era in costituzione ed è stato anzi espressamente escluso dalla giurisprudenza della corte costituzionale che, specie nella sentenza n. 1/2014 che dichiarò incostituzionale il "Porcellum", l'ha considerato obiettivo legittimo, ma subordinato alla rappresentatività

  • il premio di maggioranza che la legge elettorale deve prevedere assegna il 55 % dei seggi in ciascuna camera alle liste collegate al Presidente del consiglio eletto: quindi il voto unico determina sicuramente una elezione del governo e una maggioranza parlamentare, qualunque sia il risultato. Questa distorsione della volontà espressa dagli elettori è già stata ritenuta contraria alla costituzione, in particolare al principio di uguaglianza del voto, alla rappresentatività dell'istituzione parlamentare e al pluralismo

  • il potere del Presidente della repubblica di nominare il PdC è ridotto a pura formalità perché è indicato che l'incarico va necessariamente al PdC "eletto"


Art. 4: il nuovo art. 94 prevederebbe che il PdR sciolga le camere se il PdC non ottiene la fiducia per la seconda volta. Inoltre in caso di cessazione dalla carica del PdC il PdR può dare l'incarico ad un parlamentare a lui collegato.


La mancanza di altre modifiche alla costituzione non deve tranquillizzare in quanto lo stravolgimento dell'assetto istituzionale è più grave proprio perché non si vogliono introdurre correttivi, contropoteri conseguenti al radicale rafforzamento del Presidente del Consiglio. Questo diventa l'unico potere effettivo dello stato dotato di legittimazione popolare in quanto:

  • egli può determinare lo scioglimento delle camere attraverso le sue dimissioni

  • l'elezione di un nuovo presidente del consiglio può essere solo di lista a lui collegata alle elezioni e per attuare il suo programma

  • ogni disegno di legge governativo ha la garanzia di una maggioranza ampia e docile in entrambe le camere

  • la maggioranza governativa ha a disposizione anche la maggioranza per eleggere il PdR, a partire dalla terza votazione (art. 83, invariato)

  • analogo effetto si potrà avere anche sull'elezione di un terzo dei membri della corte costituzionale


L'effetto innovativo più rilevante della modifica proposta è pertanto sul ruolo del parlamento che diventa semplice luogo di esecuzione dell'indirizzo governativo visto che una maggioranza certa discende non tanto da un voto proporzionale, anche se di maggioranza relativa, ma dalla stessa scelta effettuata sulla stessa scheda per la votazione del PdC. Si produce una forte personalizzazione delle votazioni. La formazione delle liste collegate al PdC dipenderanno dalle scelte di questi e dei capi delle liste che lo appoggiano. 


La distorsione del voto ad opera del premio può essere minima, o estrema, in mancanza di soglia: non menzionarla in costituzione può dare l'effetto di rendere conforme a costituzione una legge elettorale che non la preveda. Con una pluralità di candidati il meccanismo potrà dare il 55% dei parlamentari e la guida del governo a liste che rappresentano una minoranza anche esigua di elettori. L'effetto non è solo premiale: l'aumento di parlamentari al primo arrivato li toglie ai perdenti. Questo effetto si aggiunge alla soglia naturale dovuta alla recente riduzione del numero dei parlamentari. Un effetto non trascurabile sarà sulla figura del PdC che potrà essere il capo di una forza politica ampiamente minoritaria.


La legge elettorale dovrà garantire rappresentatività e governabilità: l'equilibrio fra i due principi contrapposti non è deciso da questo nuovo articolo 92, ma l'indicazione a favore della "governabilità" è chiara in quanto è indicato il risultato premiale e non è indicata la soglia di accesso sotto la quale il premio non scatta; anzi di più: siccome l'effetto è necessariamente quello di produrre una maggioranza in parlamento a sostegno del governo, l'introduzione di una soglia è implicitamente esclusa dalla nuova costituzione perché il suo mancato raggiungimento impedirebbe la formazione certa di una maggioranza governativa e imporrebbe lo scioglimento delle camere dopo due soli voti negativi della fiducia.


La separazione dei poteri legislativo ed esecutivo è sostanzialmente annullata con il potere di determinazione dovuto al sicuro sostegno alle iniziative governative da parte di una maggioranza parlamentare solida e con il potere di ricatto dato al presidente del consiglio che dimettendosi può determinare un quasi certo scioglimento delle camere. Questo meccanismo del "simul stabunt simul cadent" è già noto alle regioni, dominate da sistemi presidenziali in cui i consigli regionali sono privi di poteri effettivi ed approvano senza alcun potere interdittivo o contrattuale ogni proposta delle giunte guidate da presidenti eletti direttamente. Il potere delle minoranze parlamentari sarà davvero irrisorio: già ridotte dal taglio dei parlamentari, saranno ancor più ridotte per il travaso di seggi in favore delle liste collegate col presidente del consiglio; inoltre la maggioranza governativa sarà compatta e rispettosa del governo. L'approvazione dei ddl governativi e la conversione dei decreti legge sarà ancor più rapida e sicura di adesso.


A proposito di separazione dei poteri non dimentichiamo come ha reagito il governo dinanzi alla diffusa disapplicazione di un decreto ministeriale da parte di diversi giudici di varie sedi (Catania, Milano, Firenze, ecc.) per ritenuto contrasto con norme costituzionali e internazionali: si profila una riduzione dell'autonomia e indipendenza anche del potere giudiziario, specie del suo ruolo di interprete della legge nel rispetto della gerarchia delle fonti.


Insomma, con la modifica, sostanzialmente, di soli due articoli della costitituzione, il 92 e il 94, avremo un sistema oligarchico e personalizzato tutto incentrato sul "capo" del governo, con una drastica riduzione sia del ruolo di mediazione, persuasione e garanzia costituzionale del presidente della repubblica, sia del ruolo di rappresentanza, discussione trasparente e mediazione del conflitto culturale e sociale del parlamento. 


L'utilità di questo disegno si spiega facilmente con gli elementi critici esposti: l'estrema destra al governo (come già Renzi e Berlusconi, certo) vuole molto potere senza dover avere il consenso. E vuole potere di una (probabile) minoranza contro la maggioranza (altrimenti chiederebbe una soglia del 50% per accedere al premio). E lo vuole anche contro la propria stessa maggioranza parlamentare, altrimenti darebbe libertà al parlamento rispetto al governo. Per questo il professor Marini gli ha disegnato un sistema che garantisce loro di governare contro l'interesse del popolo. La "governabilità" che si vuol introdurre in costituzione è infatti un attributo del governato, non del governante.

venerdì 27 ottobre 2023

La cancellazione di Gaza e il terrore prossimo

 Un massacro dopo l'altro. Terre contese e perse. I bombardamenti di queste ore e l'incursione sembrano preparare l'invasione di terra. Sarà mai possibile una pace giusta dopo queste migliaia di morti? (sono morti più minori palestinesi in queste tre settimane che minori ucraini in un anno e mezzo).  

E quanti giovani palestinesi in questi giorni stanno facendo la "scelta" del terrorismo, come i (pochi) giovani del 1943 in Italia fecero la scelta della resistenza? Io se fossi a Gaza stanotte invocherei pace o vendetta? Ovviamente invoco il cessate il fuoco, trattative... ma sono sul divano a Firenze, non sotto i bombardamenti a Gaza.

E che immagine ci stiamo formando dello stato d'Israele che va avanti unito con un gabinetto di guerra? Hamas non gioca sulla reputazione propria, ma cinicamente sulla vergogna in cui la provocazione enorme getta l'avversario. E quanti israeliani stanno giustificando la reazione armata accettandola come fatale, e non perché la desiderino, e cercando di gestire il peso storico di questo gesto?

mercoledì 25 ottobre 2023

Se all'ONU non si discute, a che serve l'ONU?

Guterres (segr. gen. Onu) il 24 ottobre ha detto che, così come le rivendicazioni dei palestinesi “non possono giustificare gli spaventosi attacchi di Hamas”, “così questi spaventosi attacchi non possono giustificare la punizione collettiva” della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza. Il segretario Onu ha altresì reiterato l'”appello per un cessate il fuoco umanitario” sottolineando che “nessuna parte in un conflitto armato è al di sopra del diritto internazionale“.

Sembra una dichiarazione equilibrata, ma indigna Israele che non accetta accuse. Durante un massacro è difficile scegliere le parole adatte, ma esprimere pieno sostegno a Israele non raffredderebbe il conflitto.

Forse Guterres avrebbe potuto usare parole ancora più caute, ma aveva di fronte la pretesa del ministro israeliano di sentire una dichiarazione di semplice solidarietà e sostegno alla reazione israeliana in atto.

Quale che sia. Questo cancella due elementi enormi: il fatto che siamo davanti a un conflitto, non ad un atto terroristico terribile, ma isolato; il fatto che una reazione armata è comprensibile, anche legittima secondo il diritto internazionale, ma entro certi limiti.

All'ONU siede anche lo Stato della Palestina. L'ONU non ha il mandato o gli strumenti per intervenire, lo sappiamo, e quando approva risoluzioni in CDS o in Assemblea restano di solito ineseguite, ma se non può essere nemmeno il luogo di un dibattito, di un confronto, come trovare la soluzione al conflitto?



lunedì 31 ottobre 2022

Populismo penale contro i rave party

Rave party. Roba da giovani. Che non dovrei nemmeno commentare. Ma difenderli da cialtronate fascistelle sì.

Con i decreti sicurezza del 2018 (Salvini, governo Conte) sono state inasprite le pene, fra l'altro, per l'occupazione abusiva di terreni ed edifici. 

Ora Piantedosi, ministro dell'Interno in quota Salvini e suo ex collaboratore ministeriale come nel 2012 lo fu di Maroni, chiede di introdurre il "reato di rave party", ovvero di "raduni pericolosi per l'ordine pubblico". 

Leggo molti ok, qualcosa bisogna fare, giusto stabilire dei limiti, ecc. Questi non sono limiti: questa è tutela penale, chi organizza un rave party rischierebbe con questo nuovo 434 bis c.p. da 3 a 6 anni di carcere, qualcosa meno chi solo partecipa.

Presupposti? Aver messo a rischio l'ordine pubblico o l'incolumità delle persone. Si chiama stato di polizia, dalle mie parti. Rileggersi gli art. 13, 16 e 17 della costituzione prima di dire che va bene così.

Anticipare la soglia della punibilità di una condotta a prima ancora che esponga concretamente un bene degno di tutela a rischi concreti di danno è una tipica tendenza illiberale, repressiva, e per questo va criticato.

Inoltre è chiaro che - sia intenzionale o meno - queste disposizioni potranno essere utilizzate non già contro i non definiti "rave party", ma contro qualsiasi riunione e manifestazione in luoghi pubblici (soprattutto) e privati in perfetto contrasto con la libertà d'espressione del pensiero (art. 21) e di riunione (art. 17).

sabato 22 ottobre 2022

Assetto di pace

 La manifestazione del 5 novembre a Roma è per la pace (preceduta dai 3 gg. di mobilitazione "Europe for peace" che a Firenze saranno venerdì 21 ottobre alle 18 in S. Ambrogio), quindi non è contro l'Ucraina, né contro la Russia, non è un tribunale, nella piattaforma non prevede giudizi di responsabilità, ma progetti di pace, è per i negoziati che pongano fine al conflitto. 

Calenda fa finta di non capire e promuove una manifestazione "per l'Ucraina" a Milano sempre il 5.11, per contrapporsi ad una manifestazione che egli etichetta, da maccartista vero, "per la Russia".

Berlusconi pure fa finta di non aver capito chi è Putin (i suoi scambi dolcissimi con la mafia, i post fascisti e la P2 si possono riprodurre in superficie col despota russo), ma chi lo critica non capisce e non accetta che "parli col nemico", quindi che faccia una cosa pacifista: rompe il muro, dialoga col nemico, mica gli vende armi. E come criticarlo se non ci sta a vedere Zelensky (che oltre ad aver sparato sui concittadini russofoni e tradito gli accordi di Minsk, non vuole che la guerra finisca) come un eroe? 

Meloni cinicamente ritratta i suoi precedenti e dice l'ovvio, non volendo né potendo certo (proprio durante le agognate consultazioni con Vittorio Emanuele III), rompere l'alleanza con la Nato e la partecipazione all'UE, ma sostiene proprio questa Nato qui che impone all'UE un assetto mondiale suicida fatto di muri, guerra di confine, rotture di delicate e proficue sinergie con l'oriente, rischio di guerra nucleare? L'ha spiegato durante la campagna elettorale? 

La condizione perché sia "fit" il governo dei sovranisti neri italiani è che sposino la Nato che sostiene guerre e questa UE che fa accordi con Libia e Turchia e non critica certo la Finlandia che vuol erigere un muro per impedire l'ingresso dei profughi dalla Russia? (profughi che sarebbero vittime della guerra, o disertori da accogliere a braccia aperte). L'Italia si rassegni: l'UE non osteggerà i fascisti rivelatisi buoni e civili, non fanno rutti e rispettano la linea atlantista e all'economia mettono San Giorgetti che piace al Draghi, quindi vanno bene.

martedì 19 aprile 2022

L'aggressione di Putin deve essere fermata con la guerra?

 L'art. 11 della nostra Costituzione mette fuori legge, ripudia la guerra "come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Quindi, se valesse qualcosa nell'ordinamento ucraino, non impedirebbe certo la reazione armata all'aggressione russa, illegittima e da condannare in ogni sede. Ma la nostra Costituzione promuove la pace e la cooperazione fra i popoli, anche attraverso la partecipazione alle organizzazioni internazionali - come l'ONU - che hanno questo scopo e consente la cessione di sovranità in loro favore. La Nato, a voler leggere con spirito libero il suo statuto e la sua storia, è estranea a questa definizione.

Se l'Italia avesse dovuto intervenire inviando armi a chi è aggredito militarmente avrebbe partecipato inviando armi a Saddam Hussein e Muhammar Gheddafi, invece si è schierata con l'aggressore e ha partecipato più o meno direttamente a delle carneficine che hanno arricchito i Masters of war e destabilizzato il mondo intero.

Se tutti gli stati facessero sempre come stan facendo i paesi della Nato saremmo in conflitto permanente e, fatalmente, esteso. E sarebbe negato, azzerato, il principio pacifista inscritto nella carta dell'ONU e nella nostra Costituzione. Questo è sempre stato chiaro ai migliori giuristi, ricordo nel 1991 quanto scrivevano il nostro Umberto Allegretti e, negli Usa, Richard Falk. 

Purtroppo gli ucraini sono vittime di due nazionalismi armati e di un occidente che fomenta il conflitto da anni, invece di impegnarsi a trovare una soluzione pacifica che è possibile da febbraio. Non mi pare che ci sia mai stata sui governi dei paesi Nato una responsabilità così pesante dal 1990 e non vedo personalità in grado di gestirla adeguatamente.


Gli ucraini antirussi (quindi una parte seppur maggioritaria della popolazione) sono armati e finanziati dai paesi Nato dal 2014, non da oggi. Questo non assolve Putin, ma fa capire come siamo entrati in questa guerra e come se ne possa forse uscire. La Nato dice con insistenza (v. ad esempio l'Economist di questa settimana) che ciò non vuol dire essere in guerra con la Russia. Gli italiani sentono dire dal governo che così stiamo aiutando la "resistenza ucraina": non dubito della convinzione di tanti che ciò rispetti i valori resistenziali, ma quella è una guerra, non una resistenza contro un regime ostile. I partigiani resistevano al nazifascismo dopo l'8 settembre '43, cioè dopo il crollo del regime fascista e quando si insediava la RSI al Nord e un tentativo di regno d'Italia al Sud, con gli Alleati che avanzavano. Se Badoglio e i Savoia fossero stati saldamente al governo e avessero comandato un esercito unito contro i nazisti non avremmo mai chiamato i partigiani resistenti, ma civili armati al fuanco dell'esercito contro i tedeschi. Così gli ucraini. Ciò non toglie nulla al loro diritto di combattere contro i russi, ma è una guerra e il comandante è Zelenski, non Fanciullacci o Longo. Quella partigiana fu una guerra civile alternativa a quella che opponeva nazifascisti e Alleati. Essendo quella ucraina una guerra fra stati possiamo certamente riconoscere nella Russia l'invasore, ma se aiutiamo il governo ucraino aiutiamo uno dei contendenti contro uno dotato di armi atomiche. Non mi pare la strada giusta.

venerdì 4 marzo 2022

Chi vuole la pace non menta sulla guerra

 Putin non è affidabile, ma finché c'è si gioca con lui. Egli pone delle condizioni al ritiro dell'esercito russo dell'Ucraina, da ultimo nel suo colloquio con Scholz: "Lo status neutrale e non nucleare dell’Ucraina con la sua smilitarizzazione e "de-nazificazione", il riconoscimento della Crimea come dominio della Russia e della sovranità della DPR e della LPR entro i confini amministrativi delle regioni di Donetsk e Luhansk". Sono condizioni accettabili? Mi pare di sì, le si leggono ovunque, ma non mi pare che si valutino seriamente. Si tratta in pratica degli accordi di Minsk del 2014, l'unico aspetto un po' oscuro è nel termine de-nazificazione, una fissazione di Putin, ma lo si può tradurre nella condizione che a Minsk era indicata come "rimozione di gruppi illegali armati, attrezzature militari, combattenti e mercenari dal territorio dell'Ucraina sotto la supervisione dell'OSCE. Disarmo di tutti i gruppi illegali". Il problema forse sta nell'individuare dei garanti del rispetto degli esiti della trattativa, UE e Cina


La portata dell'aggressione russa. È una guerra di aggressione, illegittima e va fermata, muoiono civili a centinaia. Ma quanti? Leggo i dati ONU e i civili uccisi dal 24.2 al 4.3 sarebbero 331, oltre a 675 feriti. Kiev parla di 2.000 morti. Non va sminuita l'aggressione, ma è evidente che i russi stiano cercando di limitare i morti civili, se non altro per evitare reazioni del popolo ucraino e russo. Non vorrei sembrare cinico, ma sono numeri che non giustificano il rischio di un conflitto Russia- Nato.


La centrale nucleare di Zaporizhzhia: Zelenski parla di folle bombardamento della centrale, "lo stato terrorista ha fatto ricorso al terrore nucleare". E a distanza di 24 ore si continua a parlare di rischio atomico sfiorato. In realtà basta leggere qualsiasi cronaca per vedere che i russi hanno preso il controllo della centrale attaccando con armi leggere edifici estranei ai reattori (che fra l'altro è in grado di resistere ad attacchiarmati), si è sviluppato un incendio a 500 m. di distanza che è stato spento dai pompieri ucraini che i militari russi hanno lasciato accedere. Gridare all'incubo atomico 10 volte Chernobyl è almeno irresponsabile. 


Queste nebbie si vedono sempre durante i conflitti, di solito servono a giustificare massacri "pacificatori" ben più gravi. Non pare che gli Usa li stiano progettando, ma credo sia utile restare con i piedi per terra e continuare a puntare sulla soluzione pacifica del conflitto.